Storia ed origine del Taiwan Dog
Dai cacciatori delle montagne di Formosa ai 46 cani rimasti
La storia di questo cane è fatta di quattro secoli di gente che arriva sull’isola e di cani che finiscono incrociati, e di una ricerca degli anni Settanta che ha trovato quello che restava.
In questa pagina: da dove viene, cosa gli è successo con olandesi, giapponesi e nazionalisti, la ricerca che ha salvato la razza, il riconoscimento FCI e la febbre degli anni Novanta.
Sommario
Il cane dei cacciatori di Formosa

Lo standard FCI comincia da qui: i cani di Taiwan sono cani autoctoni, discendenti dei cani da caccia del sud-est asiatico con cui gli antichi abitanti convivevano nelle regioni montuose centrali. Erano, dice sempre lo standard, i compagni fedeli del cacciatore antico nella foresta selvaggia.
Non è retorica da depliant. La fotografia qui accanto è del 1871 e l’ha scattata il fotografo scozzese John Thomson a Baksa, nel sud di Formosa: due cacciatori indigeni con i loro cani. Quei cani hanno già le orecchie erette, il corpo asciutto e la coda a falce dei Taiwan Dog di oggi.
I popoli indigeni di Taiwan li usavano sul cinghiale e sul cervo sika. Il modo di cacciare spiega anche il carattere: non un cane che blocca e tiene la presa, ma un gruppo di cani leggeri che si alternano, colpiscono e si sfilano. Da lì vengono la leggerezza, lo scatto e quel dietrofront di 180 gradi che lo standard ha voluto scrivere.
Il Kennel Club of Taiwan distingue tre popolazioni storiche: i cani delle montagne del nord, presso Atayal, Bunun e Saisiat; quelli delle montagne del sud, presso Amis, Rukai, Paiwan, Tsou e Puyuma; e quelli delle pianure occidentali, dove il meticciamento è cominciato prima e ha finito per cancellare tutto.
Quattro secoli di incroci

Ogni volta che qualcuno è sbarcato su quest’isola ha portato i suoi cani. E ogni volta il cane locale ci ha rimesso qualcosa.
Nel 1624 la Compagnia olandese delle Indie orientali fonda la sua base a Tayoan e porta con sé cani da caccia europei, che le fonti dell’epoca chiamano flying dogs e che erano probabilmente levrieri o cani da ferma. Agli indigeni viene proibito di tenere cani.
Nel 1895, con il trattato di Shimonoseki, Taiwan passa al Giappone. I villaggi di montagna vengono spostati a valle, le spedizioni giapponesi risalgono la costa orientale e i cani locali si incrociano intensamente con quelli giapponesi.
Durante la Seconda guerra mondiale l’esercito giapponese apre le grandi strade trasversali dell’isola usando pastori tedeschi militari. Altri incroci, e questa volta nel cuore delle montagne, cioè proprio dove il cane locale era rimasto più puro.
Dopo il 1945, con l’arrivo dei nazionalisti, si aggiungono la diffusione delle razze straniere e il consumo di carne di cane. Sono le due cause che il professor Sung indicherà come decisive per il crollo della popolazione.
La ricerca del 1978-1980, e i 46 cani rimasti

Alla fine degli anni Settanta qualcuno decide di andare a vedere quanto è rimasto. La risposta sarà molto peggiore del previsto.
La ricerca la conduce il professor Sung Yung-yi, del dipartimento di zootecnia della National Taiwan University, insieme al professor Ohta Katsuaki dell’Università di Nagoya e alla Gifu University. È la stessa collaborazione che lo standard FCI cita nel suo cenno storico.
Nelle pianure occidentali non trovano più niente di riconoscibile: troppi incroci, troppo a lungo. Si spostano allora sulla Catena Centrale, prendendo come base venti villaggi indigeni. Lo standard FCI, che riassume l’intera campagna, parla di ventinove tribù visitate.
Il risultato: 160 cani con i caratteri giusti, di cui soltanto 46 classificati di purezza di primo grado. Venticinque maschi e ventuno femmine. Sotto la soglia con cui la FAO definisce una popolazione in pericolo, che sono duecentocinquanta riproduttori adulti.
I criteri: prima i caratteri visibili, cioè lunghezza e forma del corpo, chiazze della lingua e speroni; poi il laboratorio, con la tipizzazione delle proteine del siero confrontata con una dozzina di razze. Il confronto conferma la parentela con i cani da caccia del sud-est asiatico, e anche una vicinanza con cani del Giappone meridionale.
Nel 1983 Sung porta pubblicamente la questione all’attenzione del governo, chiedendo misure di tutela. Non arriva niente di serio. La razza moderna, quella che oggi ha un pedigree, discende in sostanza da quel pugno di cani.
La febbre del cane locale degli anni Novanta
C’è un capitolo che a Taiwan si racconta ancora oggi con imbarazzo, e da conoscere perché spiega molte cose sui cani che si trovano in giro adesso.
Quando la ricerca dei giapponesi rende famoso il cane locale, negli anni Novanta scoppia quella che i taiwanesi chiamano la febbre del tu gou. Un soggetto puro arriva a essere quotato centinaia di migliaia di dollari taiwanesi, i cuccioli fra i trenta e i cinquantamila.
Il momento aiuta: la borsa è appena crollata, i rendimenti sono bassi, e per un po’ il cane diventa un investimento come un altro. Che è già tutto quello che c’è da sapere su come vanno a finire queste cose.
Finisce che alcuni commercianti incrociano i cani locali con gli alani per farli venire più grossi e li vendono come cane di montagna di Taiwan. Quando la truffa viene a galla il mercato si sgonfia di colpo, e restano gli abbandoni: migliaia di cani comprati per speculazione e mollati quando non valgono più niente.
È anche per questo che oggi a Taiwan si incontrano moltissimi cani che sembrano Taiwan Dog. Sono cani di tipo, spesso bellissimi, e quasi mai soggetti con pedigree.
Il 2004, il 2015 e i numeri di oggi
Il riconoscimento internazionale è arrivato in due tempi, con dieci anni di osservazione in mezzo.
Il 22 dicembre 2004 la FCI approva lo standard numero 348 in via provvisoria. Siccome Taiwan non è membro della federazione, la razza viene presentata sotto patronato giapponese: lo si legge ancora nella versione italiana pubblicata dall’ENCI, che è la traduzione di quel testo del 2004.
Dieci anni dopo, nel giugno 2015, l’assemblea generale della FCI riunita a Milano approva il riconoscimento definitivo. Lo standard oggi in vigore è datato 18 agosto 2015 ed è valido dal 9 giugno 2015.
Al 22 luglio 2015 il Kennel Club of Taiwan aveva rilasciato 6.909 pedigree di Taiwan Dog in dieci anni, con circa 4.277 cani passati per le esposizioni.
Fuori da Taiwan i numeri restano piccolissimi. Una stima del 2018 parlava di circa tremila cani considerati puri nel mondo, di cui forse un decimo utilizzabile in riproduzione. È una razza che esiste, ma che si conta.
Il Taiwan Dog in Italia
In Italia questa razza non è mai arrivata. Nei registri dell’ENCI non risulta nessuna nascita e nessun affisso.
Non è un caso di razza in calo o di razza di nicchia: è una razza che in Italia non c’è mai stata. Chi ne incontra uno, quasi sempre lo incontra perché qualcuno lo ha adottato a Taiwan e portato qui.
Il che, su questa razza, è anche la via più sensata. Ne parliamo nella pagina sull’allevamento.

