Storia ed origine del Segugio Tricolore Serbo
Da varietà di colore a razza a sé, nel 1946
La storia di questa razza si può riassumere in una frase: per anni è stato considerato un Segugio Serbo di un altro colore, e nel 1946 qualcuno ha deciso che non era vero.
In questa pagina: le origini, la separazione del 1946, Belgrado 1950 e i numeri italiani.
Sommario
Le stesse origini degli altri segugi balcanici

Lo standard apre con una riga che non prova a inventarsi niente: il segugio tricolore ha le stesse origini degli altri segugi dei Balcani.
È una frase onesta, e chi ha letto la nostra pagina sul Segugio Serbo sa già cosa c’è dietro: una grande popolazione di segugi diffusi in tutta la penisola balcanica, con un contributo dei segugi dell’Asia Minore, descritta per la prima volta nel 1905 dall’ufficiale austriaco Franz Laska.
Da quella popolazione sono uscite, nei decenni, diverse razze nazionali: il Segugio Serbo, il tricolore, il segugio di montagna, il Barak bosniaco. Sono tutti parenti, e si vede.
Quello che distingue il tricolore, all’inizio, era soltanto il colore: il bianco che nel Segugio Serbo è ridotto a una macchia di due centimetri sul petto, qui diventa una stella, una lista sul muso e un collare intorno al collo.
Per anni la cinofilia jugoslava lo ha considerato per quello che sembrava: una varietà di colore.
Il 1946, Belgrado 1950 e la FCI
Poi arriva la data che cambia tutto, e lo standard la racconta con una parola da notare.
Il testo dice: nel 1946 la teoria secondo cui questa razza era una semplice varietà del segugio serbo è stata confutata; le è stato concesso lo status di razza ed è stato redatto un primo standard.
Confutata. Non abbandonata, non superata: confutata, come si fa con una tesi. Vuol dire che qualcuno ha portato argomenti e ha convinto qualcun altro, in un ambiente in cui queste decisioni si prendono discutendo.
Va detto che nel 1946 la Jugoslavia usciva dalla guerra da pochi mesi. Che in un paese in quelle condizioni si trovasse il tempo per rimettere in ordine la classificazione dei segugi dice qualcosa di quanto la cinofilia contasse da quelle parti.
Il passo successivo è pubblico: questa razza è stata presentata ai circoli cinologici all’esposizione internazionale di Belgrado il 7 e l’8 giugno 1950. Una presentazione ufficiale, con data e luogo, come si fa con una scoperta.
Il riconoscimento internazionale arriva undici anni dopo: la FCI ha riconosciuto la razza e ha pubblicato lo standard il 25 luglio 1961. Il nome, allora, era segugio tricolore jugoslavo: la Serbia sarebbe arrivata nel titolo molto più tardi, come per il Segugio Serbo, che fino al 1996 si chiamava segugio dei Balcani.
Lo standard oggi in vigore porta la data del 26 novembre 2002, ed è stato scritto insieme a quello del Segugio Serbo: stessa traduttrice, stessa struttura, stesse misure. Due documenti gemelli per due cani gemelli.
Il Segugio Tricolore Serbo in Italia
Qui c’è il dato che sorprende, ed è un piccolo ribaltamento rispetto a quello che ci si aspetterebbe.
In dieci anni, in Italia, sono nati 258 cuccioli di Segugio Tricolore Serbo. Sono più del doppio del Segugio Serbo, che nello stesso periodo si ferma a 111.
E c’è un’altra differenza: mentre il Segugio Serbo è in calo, il tricolore è cresciuto. Si parte da 7 cuccioli nel 2015 e da 8 nel 2016, poi il salto: 31 nel 2017, 37 nel 2018, fino al picco di 39 nel 2020. Negli ultimi anni si è assestato attorno ai trenta all’anno.
Gli affissi registrati sono tre: uno in provincia di Arezzo, uno a Nuoro e uno a Frosinone.
Una curiosità che dice a chi piace questo cane: l’affisso aretino alleva anche il Segugio Maremmano. Il tricolore serbo, in Italia, è finito nelle mani dei cinghialai, che è esattamente il pubblico giusto per un segugio balcanico.
Per chi cerca un cucciolo, la buona notizia è che non serve andare in Serbia: la razza, da noi, c’è.

