Storia ed origine dello Spinone Italiano
Da un dipinto di Mantegna a un libro francese del 1683
Lo Spinone è uno dei cani da caccia più antichi d’Europa e uno dei pochi la cui storia si legge nei dipinti. In questa pagina trovi le due testimonianze che lo standard cita per prime, il significato del suo nome e i numeri di oggi in Italia.
Sommario
Il cane dipinto da Mantegna

La parte storica dello standard è breve ma cita due fonti precise, e la prima è un dipinto: nel Medio Evo questo cane è stato spesso rappresentato da famosi pittori; il dipinto più conosciuto è opera di Andrea Mantegna, risale al XV secolo ed è conservato nel Palazzo Ducale di Mantova.
È un dato che colpisce: un cane da caccia dei signori di Mantova, dipinto quando l’Italia era fatta di corti e di paludi, che oggi cammina uguale nei campi.
La seconda fonte è un libro francese: Selicourt, nel suo libro del 1683 Le parfait chasseur, accenna a un griffone che viene dall’Italia e dal Piemonte.
Griffone è la parola chiave, e non è un caso che la FCI classifichi ancora oggi lo Spinone fra i cani da ferma continentali di tipo griffone: cani dal pelo duro, adatti a lavorare in condizioni difficili.
Il nome, secondo la spiegazione più diffusa, viene proprio dal terreno in cui lavorava: lo spino, il rovo. Il cane capace di infilarsi nella macchia spinosa senza farsi male, protetto da quel pelo duro. Lo standard lo conferma indirettamente quando scrive che entra con disinvoltura nei rovi.
Dalla quasi sparizione alla ricostruzione

Come quasi tutti i cani da caccia italiani, nel Novecento lo Spinone ha rischiato grosso: l’arrivo dei cani da ferma inglesi e tedeschi, più veloci e più di moda, lo aveva quasi messo da parte.
A salvarlo è stato un gruppo di appassionati italiani che ha lavorato per recuperare i soggetti tipici rimasti nelle campagne, con lo stesso spirito con cui in quegli anni si salvavano il Bracco Italiano e altre razze nazionali.
Nella foto qui accanto, del 1915, si vede come veniva presentato allora fuori d’Italia: lo chiamavano Italian Griffon, il griffone italiano. È lo stesso cane che oggi si vede sui ring, con la stessa costruzione solida e la stessa faccia barbuta.
Oggi lo Spinone è una delle razze italiane più conosciute all’estero, con una comunità di appassionati particolarmente forte in Gran Bretagna, dove peraltro è nato il programma ufficiale di test per l’atassia cerebellare.
Va detto anche che è rimasto un cane da lavoro vero: lo standard FCI lo classifica con prova di lavoro, il che significa che per diventare campione di bellezza un soggetto deve dimostrare anche di saper cacciare.
Lo Spinone oggi, in Italia
I numeri raccontano una razza solida ma in lenta discesa. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 4.928 cuccioli di Spinone Italiano, con il picco di 625 nel 2021 e il minimo di 395 nel 2024.
Sono numeri buoni per una razza da caccia in un paese dove i cacciatori diminuiscono ogni anno, ed è anche il motivo principale del calo: lo Spinone è nato per un lavoro che meno persone fanno.
Gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono 42: dodici in Lombardia, sette in Emilia Romagna, cinque in Toscana, cinque in Piemonte, quattro nel Lazio, due in Veneto, due in Campania e uno in Umbria.
La distribuzione racconta la geografia storica della razza: la pianura del nord, dove si cacciava nelle zone umide, resta il suo territorio.
Un aspetto positivo, per chi cerca un cucciolo: essendo una razza da lavoro, molti allevamenti portano i loro cani in prova, e questo di solito significa allevatori che conoscono bene i propri riproduttori. Nella pagina sull’allevamento trovi cosa chiedere.

