Storia ed origine dello Spino degli Iblei
Secoli sui Monti Iblei, e un riconoscimento arrivato nel 2015
Lo Spino degli Iblei è una razza italiana riconosciuta da poco: l’ENCI le ha dato un numero nel 2015. Ma il cane, sui Monti Iblei, c’era da molto prima.
In questa pagina: le origini, i dipinti dell’Ottocento, il riconoscimento e la situazione di oggi.
Sommario
Da secoli sui Monti Iblei

I cenni storici dello standard sono corti e non promettono più di quello che possono dimostrare: il cane Spino degli Iblei è allevato da secoli nella Sicilia sud-orientale, precisamente sull’altopiano dei Monti Iblei e nell’area circostante fino alla marina.
I Monti Iblei sono l’altopiano calcareo che sta fra le province di Ragusa, Siracusa e Catania: muretti a secco, pascoli poveri, carrubi, e greggi di pecore e capre. È un paesaggio che spiega il cane meglio di qualsiasi ricostruzione genetica.
La frase successiva dello standard è quella che conta: il criterio primario della sua selezione è sempre stato ed è tuttora l’utilizzo di questo cane per la protezione e la difesa di pecore e capre, cosicché i cani di oggi hanno conservato intatta la loro attitudine.
Detto in altro modo: nessuno, in secoli, ha mai selezionato questi cani per l’aspetto. Sono stati scelti per una cosa sola, e quella cosa la sanno ancora fare.
Le fonti di razza aggiungono una ricostruzione più ampia, che riportiamo per quello che è: lo Spino sarebbe il risultato di innesti successivi di cani da gregge del bacino mediterraneo sul ceppo dei cani pecorai dei Siculi e dei Sicani, i popoli della Sicilia pre-ellenica. È una genealogia affascinante e per forza di cose indimostrabile.
Quello che invece esiste, e da guardare, sono due dipinti dell’Ottocento. Il primo è un olio su tela del 1884 di Pasquale Libertini Gravina intitolato In Sicilia, in cui si riconoscerebbe uno spino nero che scorta una mandria al pascolo. Il secondo è un dipinto del 1889 di Francesco Lojacono, La benedizione del bestiame, conservato al Museo Condé.
Sono letture, non prove. Ma dicono almeno una cosa: un cane da gregge peloso e bianco, in Sicilia, nell’Ottocento c’era e si vedeva.
Il riconoscimento, e cosa vuol dire il numero 906

Qui serve una precisazione tecnica, perché su questa razza si legge spesso una cosa imprecisa.
Lo Spino degli Iblei è stato riconosciuto dall’ENCI, l’ente italiano, il 19 novembre 2015, con l’ammissione al Registro Supplementare Riconosciuti e l’assegnazione del numero di razza 906.
Il 26 giugno 2020 l’ENCI ha fatto il passo successivo, inserendolo nel Gruppo 1, quello dei cani da pastore, e assegnandogli il numero di standard 906.
Il punto delicato è questo: 906 non è un numero della FCI. È un numero della numerazione nazionale italiana, la stessa serie in cui stanno il 900 del Segugio Maremmano e il 901 del Segugio dell’Appennino. Il documento ufficiale è scritto nel formato degli standard FCI e in testa porta perfino la dicitura FCI Standard n. 906, ma la razza, a oggi, non è riconosciuta dalla FCI.
È una distinzione che conta se vuoi portare il cane in esposizione fuori dall’Italia, e non conta quasi niente se lo vuoi per quello che è.
L’associazione che tutela la razza è il Club del Pastore Siciliano, riconosciuto dall’ENCI. Il percorso è lo stesso che hanno fatto il Segugio Maremmano e il Segugio dell’Appennino: riconoscimento nazionale, poi, se il lavoro continua, la strada verso la FCI.
Quanti sono, e dove

I numeri di questa razza raccontano bene cosa succede quando un cane da lavoro entra in un registro.
In dieci anni in Italia sono nati 694 cuccioli di Spino degli Iblei. Ma la curva è tutt’altro che piatta: si parte da 25 nel 2015, si sale a 82 nel 2017, si arriva a un picco di 150 nel 2020, e poi si scende: 81, 51, 51 e 46 nel 2024.
Il picco del 2020 coincide con l’anno dell’inserimento nel Gruppo 1: è l’effetto tipico di un riconoscimento, con molti soggetti che vengono registrati tutti insieme.
Gli affissi registrati sono sette, e la loro distribuzione dice molto: quattro sono in Sicilia, fra Ragusa e Siracusa, e gli altri tre sono a Bologna, Perugia e in provincia di Alessandria.
Tradotto: il cuore della razza è dove è sempre stato, cioè fra i Monti Iblei e la costa ragusana, ma lo Spino ha cominciato a uscire dall’isola.
È esattamente quello che lo standard dice di lui: dimostra spiccata capacità di adattamento a qualsiasi nuovo ambiente.

