Storia ed origine dello Spaniel Tedesco
Un capostipite, due colori e un uomo che nel Novecento aveva capito la genetica
I cenni storici di questo standard non raccontano leggende: raccontano nomi di cani, date e una strategia di allevamento che, letta oggi, è sorprendentemente moderna.
In questa pagina: il capostipite, i due colori, l’intuizione di Rudolf Friess e il club del 1903.
Sommario
Il cane da quaglie

Il nome dice il mestiere: Wachtel, in tedesco, vuol dire quaglia, e Wachtelhund è il cane da quaglie.
Nell’immagine: un dipinto di Johannes Deiker, pittore tedesco di soggetti venatori dell’Ottocento, con spaniel da caccia tedeschi.
Lo standard apre così: dalla letteratura venatoria si può dimostrare che cani da caccia somiglianti all’attuale Wachtelhund esistono da secoli e sono stati usati per stanare la selvaggina. Anche il termine Wachtelhund ha origini storiche.
È una formulazione prudente e onesta: non dice che il Wachtelhund di oggi è quel cane, dice che cani che gli somigliavano ci sono sempre stati.
Il mestiere, invece, non è mai cambiato. Il cane da cerca tedesco, lo Stöberhund, è quello che entra nel folto dove il cacciatore non può andare, trova la selvaggina e la caccia fuori. Nei boschi fitti della Germania era, ed è, indispensabile.
Lord Augusta, Baby auf der Schanze e i due colori

Qui i cenni storici diventano precisi come un registro, e per una volta possiamo fare i nomi dei cani.
Nella foto: un Wachtelhund roano in una fotografia del 1915.
Lo standard scrive che l’allevamento con libro genealogico comincia a cavallo del secolo, e che il capostipite della razza fu un cane di nome Lord Augusta, che veniva da Staufenberg, in Alta Baviera. L’allevamento in purezza cominciò con poche femmine adatte. Poche: la parola è nel testo.
All’inizio si allevavano solo cani marroni, a volte con macchie bianche, e cani bianco-marroni, questi ultimi ogni tanto con piccole focature rosse su testa e arti, le famose Brand.
Il roano entra nella razza attraverso una femmina, e anche lei ha un nome: Baby auf der Schanze. Da lei viene il mantello che oggi è metà della razza.
Due cani, due nomi, e sopra ci sta un secolo di selezione. È il tipo di dettaglio che rende i cenni storici di questo standard diversi da tanti altri.
L’intuizione di Rudolf Friess
Adesso arriva la parte che ci ha colpito di più, e da leggere anche se non hai nessuna intenzione di prendere questa razza.
Lo standard racconta che Rudolf Friess, un uomo che ha influenzato l’allevamento dello Spaniel Tedesco per decenni, introdusse la selezione separata per colore: da una parte i marroni, dall’altra i roani.
E poi spiega il perché, con una frase che sembra scritta da un genetista: con accoppiamenti attentamente pianificati all’interno di entrambe le linee di colore, riuscì a stabilire la condizione fondamentale, nonostante il pool genetico ridotto, per tenersi lontano dai danni della consanguineità.
Tradotto: la razza era partita da pochissimi cani, e il rischio era il solito, cioè che nel giro di qualche generazione fossero tutti parenti. Friess ha risolto il problema tenendo due popolazioni separate e incrociandole solo quando serviva. Due serbatoi invece di uno.
C’era anche una ragione di lavoro, e lo standard la riporta: i marroni come cacciatori a corta distanza, più facili da far spingere la selvaggina verso i fucili; il roano come cacciatore a lunga distanza, particolarmente incline a seguire una traccia.
Onestamente, il testo aggiunge subito dopo che quella differenza di indole oggi non può più essere considerata una distinzione valida, perché nel frattempo i due ceppi sono stati incrociati parecchie volte. Ma conclude: in generale, però, la separazione vale ancora oggi come conservazione di un serbatoio di sangue non imparentato all’interno della razza.
Cioè: la ragione originaria è caduta, la strategia genetica no. Cento anni dopo, quelle due linee di colore sono ancora l’assicurazione sulla vita della razza.
Il club del 1903, e i numeri di oggi

Lo standard chiude i cenni storici con una frase che è anche una dichiarazione di intenti: lo Spaniel Tedesco è stato ed è tuttora allevato esclusivamente da cacciatori per cacciatori.
Non è retorica. Il Verein für Deutsche Wachtelhunde è stato fondato il 3 novembre 1903, giorno di sant’Uberto, a Monaco di Baviera, da diciotto appassionati, ed esiste ancora oggi con lo stesso nome.
Quel club ha una particolarità che quasi nessuna razza ha: è l’unico ente al mondo che registra i Wachtelhund e autorizza gli accoppiamenti, ovunque nascano. E fin dall’inizio pretende una cosa: i riproduttori devono aver superato le prove di caccia.
Dal 1996 esiste anche un’associazione internazionale che mette insieme i club di Austria, Svizzera, Slovenia, Repubblica Ceca e Svezia.
Quanti sono. In Germania, nel 2017, sono nati 604 cuccioli registrati dal club.
In Italia la razza c’è ma è di nicchia: in dieci anni l’ENCI ha registrato 419 cuccioli, con annate molto diverse fra loro, da un picco di 90 nel 2017 a un minimo di 16 nel 2024. Gli affissi registrati sono uno solo, in provincia di Siena.

