Allevamento dello Sloughi
Ventisei cuccioli in dieci anni: come si prende un Levriero Arabo
Lo Sloughi è una delle razze più rare che si possano cercare in Italia: 26 cuccioli iscritti all’ENCI fra il 2015 e il 2024, due anni con zero nascite e un solo affisso attivo.
In questa pagina: cosa significa in pratica, dove si guarda in Europa, cosa chiedere quando non esistono test genetici e come si porta a casa un cucciolo dall’estero.
Sommario
Quanto costa e dove si trova uno Sloughi
Con un solo allevamento italiano, un prezzo di mercato nazionale semplicemente non esiste: la cifra la fa l’allevatore, caso per caso.
Chi non trova posto guarda all’Europa, dove i nuclei più solidi sono in Francia, Germania e Paesi Bassi. Anche lì, però, parliamo di poche cucciolate all’anno e di liste d’attesa.
Al prezzo dell’allevatore vanno sommati il viaggio e la trascrizione del pedigree all’ENCI.
Il mantenimento è quello di un cane fra i venti e i ventisette chili, 70-100 euro al mese. Sulla toelettatura non si spende nulla: pelo cortissimo, un guanto di gomma ogni tanto.
Due spese, invece, vanno messe in conto: un recinto alto, perché è un levriero che insegue a vista, e un cappottino invernale, perché con quella pelle e quel pelo il freddo è un problema vero.
E il pedigree va chiesto sempre: i levrieri africani e orientali si somigliano molto fra loro, e senza documento non c’è modo di sapere se state prendendo uno Sloughi, un Azawakh o un incrocio.
Cosa chiedere all’allevatore
Per questa razza non esistono test del DNA obbligatori indicati dai club di riferimento. Le domande giuste, quindi, riguardano le linee, il carattere e la vita che i cani fanno.
La prima: da che linee vengono i genitori e quanto sono imparentati? Fuori dal Nord Africa la popolazione è minuscola, e la diversità genetica è il tema più concreto che ci sia.
La seconda riguarda il carattere: lo standard vuole un cane nobile e altero ma molto attaccato al suo padrone. Una femmina che si irrigidisce, ringhia o scappa non è tipica, e il temperamento si eredita.
La terza: dove sono cresciuti i cuccioli? Con un levriero riservato le prime otto settimane in mezzo alle persone valgono per tutta la vita.
La quarta è pratica: i tuoi cani vivono in casa? Uno Sloughi tenuto in box, con quella pelle e quel pelo, è gestito male, e il suo stesso standard dice che apprezza le comodità della casa.
E una domanda che serve a te: chiedi di vederlo correre. Un allevatore che ti porta in un campo recintato a far galoppare i suoi cani è un allevatore che ha capito che razza alleva.
Come si porta in Italia un cucciolo dall’estero
Da un paese dell’Unione Europea la pratica è quella standard: microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica in regola, con i tempi di attesa previsti dopo il richiamo.
Dal Marocco o da altri paesi nordafricani le condizioni sono diverse e vanno verificate con il servizio veterinario della propria ASL prima di prendere qualsiasi impegno: è la parte che cambia più spesso, e non conviene fidarsi di quello che si legge nei gruppi.
Il cucciolo non viaggia prima delle otto settimane, e con un viaggio lungo conviene aspettare ancora un po’. Andare a prenderlo di persona, quando è possibile, resta la scelta migliore.
Una volta arrivato, il pedigree straniero si fa trascrivere presentando all’ENCI il documento originale rilasciato dal kennel club del paese di nascita.
Un’ultima raccomandazione che riguarda il primo inverno: se prendi un cane nato in Nord Africa o in un paese caldo e vivi al nord, metti in conto che il freddo sarà uno shock. Cappottino, casa riscaldata e uscite più brevi nei giorni gelidi.
E una considerazione finale. Con 26 cuccioli in dieci anni, ogni Sloughi che nasce o arriva in Italia conta: è una razza antichissima e bellissima che qui esiste appena. Se il cane vi piace e puoi dargli quello che chiede, prenderne uno è anche un piccolo atto di conservazione.

