Addestramento ed educazione dello Sloughi
Un levriero che caccia d istinto: recinto, richiamo e divano
Lo Sloughi è un cane nobile e altero ma molto attaccato al suo padrone: si educa con il rapporto, non con l’imposizione. E c’è una riga del suo standard che vale come avvertimento: cacciatore d’istinto.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il richiamo e la predatorietà, il recinto, quanto movimento serve e come si gestiscono freddo e superfici.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

Si comincia dalla socializzazione. Lo standard descrive un cane nobile e altero: quella riservatezza è tipica, ma senza esperienze da cucciolo può diventare diffidenza vera.
Il metodo giusto è quello gentile: far vedere il mondo senza forzare, lasciando che sia il cane a decidere quando avvicinarsi. Con un levriero orientale, spingere produce l’effetto opposto.
La seconda priorità è la fiducia: questo cane collabora per rapporto, non per obbedienza. Un anno passato a costruire un legame vale più di dieci corsi.
La terza è il guinzaglio: venti chili di levriero che scattano sono difficili da fermare, e si insegna a camminare quando pesa dieci chili.
La quarta è la manipolazione e l’abitudine al veterinario, che con la pelle sottile e le corse in campagna vedrà spesso.
Sul metodo: rinforzo positivo, voce bassa, sessioni brevi. È un cane sensibile e dignitoso: le maniere forti ottengono un cane che si allontana, e riprendersi quella fiducia è lento.
Il richiamo, la predatorietà e il recinto
È il capitolo che decide se la convivenza funziona, e va letto prima di prendere il cane.
Lo standard lo definisce cacciatore d’istinto. Tradotto: davanti a qualcosa che scappa, uno Sloughi parte. È un levriero, quindi caccia a vista, e in campo aperto raggiunge velocità che rendono il richiamo inutile.
Questo non vuol dire che il richiamo non si insegni: si insegna, si paga sempre e si usa in spazi chiusi. Ma fuori, in campagna o in zone con selvaggina, il guinzaglio o la lunghina restano la scelta obbligata per tutta la vita del cane.
Il recinto deve essere alto e senza appigli: questi cani saltano meglio di quanto sembri, e un levriero che vede un gatto oltre la rete valuta seriamente la scalata.
Nei campi di sgambatura recintati, invece, lasciatelo correre: vedere uno Sloughi al galoppo, con quell’andatura che ricopre molto terreno, è uno degli spettacoli più belli della cinofilia. E per lui è un bisogno, non un lusso.
Con gatti e piccoli animali la convivenza è possibile solo se il cane cresce con loro, e va comunque gestita: con conigli e roditori, no.
Un’ultima cosa, che riguarda la sicurezza in strada: uno Sloughi che parte non sente niente. Il guinzaglio va tenuto con la stessa attenzione che si userebbe per un cane molto più grande.
Quanto movimento serve e cosa gli piace fare

Serve corsa vera, non solo chilometri al guinzaglio. Almeno un’ora e mezza al giorno di uscita, con dentro, quando è possibile, del galoppo libero in sicurezza.
Le discipline giuste sono quelle pensate per i levrieri: il lure coursing, cioè la corsa dietro allo zimbello meccanico su un campo chiuso, e il racing su pista. Sono il modo sicuro di dargli quello che chiede.
Va bene anche il dog trekking nelle mezze stagioni: è resistente e cammina volentieri, ma senza esagerare con il caldo.
Le attività di naso, che con i segugi funzionano benissimo, con un levriero servono meno, ma un po’ di attivazione mentale in casa è comunque utile nelle giornate in cui non si esce.
Sulle superfici: un levriero che scatta su un pavimento liscio scivola. In casa, qualche tappeto nei corridoi previene infortuni banali e dolorosi.
E sul caldo: viene dal Nord Africa, ma l’asfalto rovente delle città italiane d’estate è un’altra cosa. Uscite presto la mattina, tardi la sera, e sempre con l’acqua.
Il freddo, la pelle e la manutenzione

Sulla toelettatura non c’è niente da dire, ed è una buona notizia: pelo molto corto, fitto, fine, un guanto di gomma ogni tanto e finisce lì.
Il tema vero è il freddo. Questo cane ha il pelo cortissimo, nessun sottopelo, una pelle descritta come molto fine e quasi zero grasso corporeo. In inverno il cappottino non è vezzo: è attrezzatura.
E soprattutto: lo Sloughi non vive fuori. Non in giardino, non in box, in nessuna stagione. Il suo standard dice che apprezza le comodità della casa, ed è anche una necessità fisica.
La pelle sottile va controllata dopo le uscite in campagna: rovi, sassi e sterpaglie lasciano tagli con facilità, soprattutto sulle zampe e sui fianchi.
Il peso, come per tutti i levrieri, va tenuto basso: le ultime costole devono essere appena visibili. È la forma normale di questo cane, non una magrezza da correggere.
Un’ultima cosa che vale per il veterinario: prima di qualsiasi anestesia, ricordate che è un levriero. Con pochissimo grasso corporeo i protocolli vanno adattati, e non tutti i veterinari lo sanno d’istinto se non ne hanno mai visto uno.
Gli errori tipici con uno Sloughi
Lasciarlo libero in campo aperto. È un cacciatore d’istinto: quando parte, è partito.
Sottovalutare il recinto. Salta e insegue: la rete bassa non basta.
Forzarlo con gli estranei. È nobile e altero: lo si rispetta, non lo si spinge.
Usare metodi duri. Con un levriero orientale si ottiene solo un cane che si chiude.
Tenerlo fuori. Pelle sottile, niente sottopelo e niente grasso: il freddo è un problema serio.
Lasciarlo correre su pavimenti lisci. Scivola e si fa male.
Non dire al veterinario che è un levriero. Per l’anestesia fa la differenza.

