Storia ed origine dello Shikoku

Il cane da cinghiale di Kochi, le tre linee e il monumento naturale del 1937

Lo Shikoku prende il nome dall’isola da cui viene, ma la sua storia vera si svolge tutta in una prefettura: Kochi, e in particolare nelle sue valli di montagna più difficili da raggiungere.

In questa pagina: le origini, il cambio di nome, le tre linee e il riconoscimento come monumento naturale.

Sommario

Le origini: il cane da cinghiale di Kochi

Shikoku sesamo con la coda arrotolata sul dorso

Lo standard apre con una frase che vale per tutte le razze giapponesi: questa razza risale a cani di taglia media che esistevano in Giappone in epoca antica.

Poi diventa preciso: lo Shikoku è stato allevato come cane da caccia, principalmente per la caccia al cinghiale nei distretti montuosi della prefettura di Kochi.

Kochi sta sulla costa meridionale dell’isola di Shikoku, la più piccola delle quattro isole principali del Giappone, ed è una delle zone più montuose e meno abitate del paese. È esattamente il tipo di posto in cui una popolazione di cani resta com’è per secoli.

Lo standard aggiunge che a volte è chiamato Kochi-ken, dove ken vuol dire cane.

C’è però un nome ancora più vecchio, e la storia che ci sta dietro è divertente: questi cani si chiamavano Tosa Ken, perché Tosa è il nome antico della provincia di Kochi. Il nome fu cambiato per non confonderli con l’altro cane di quella terra, il Tosa da combattimento, che è un molosso da cinquanta chili e non ha niente a che vedere con questo.

La descrizione fisica che lo standard dà del loro lavoro è breve e perfetta: questi cani sono duri e sufficientemente agili da correre attraverso una regione montuosa.

Le tre linee: Awa, Hongawa e Hata

Shikoku dal mantello sesamo scuro su un ring blu

Questa è la parte più interessante della storia dello Shikoku, e sta scritta nello standard in poche righe.

C’erano tre varietà di questa razza, Awa, Hongawa e Hata, tutte chiamate col nome della zona in cui erano allevate. Fra queste, la Hongawa mantenne il più alto grado di purezza, perché la zona di allevamento non era facilmente accessibile.

Fermiamoci su quella frase. La purezza di una linea di cani, in Giappone, dipendeva da quanto era difficile arrivarci. Non da un club, non da un registro: dalla geografia. In una valle chiusa i cani restano quelli che sono, perché non ne arrivano altri.

Gli allevatori giapponesi citano ancora oggi i due capostipiti. Per la linea Hongawa è Choushun-gou, nato nel 1934 e Best in Show nel 1935, ricordato per il movimento leggero e la struttura elegante. Per la linea Hata è Goma-gou, anche lui nato nel 1934 e Best in Show nel 1940, più pesante e con il pelo più folto.

La linea Awa non c’è più. È scomparsa durante la seconda guerra mondiale, fra le difficoltà del periodo e gli incroci che ne avevano già compromesso la purezza. Lo Shikoku di oggi discende quindi da due linee su tre.

Chi conosce la razza dice che quelle differenze si vedono ancora: soggetti più leggeri e asciutti da una parte, soggetti più robusti e pelosi dall’altra. Un secolo dopo.

Monumento naturale vivente dal 1937

Shikoku dal sesamo chiaro presentato a una esposizione

Il Giappone ha fatto per i suoi cani una cosa che nessun altro paese ha fatto: li ha dichiarati monumenti naturali, come si fa con un albero secolare o con una specie protetta.

Nel 1928 nasce il NIPPO, il Nihon Ken Hozonkai, cioè la Società per la conservazione del cane giapponese, con l’obiettivo di tutelare le sei razze autoctone del paese. Nel 1934 il NIPPO pubblica lo standard del cane giapponese, quello che vale per tutte e sei.

Nel giugno 1937 il governo giapponese dichiara lo Shikoku monumento naturale vivente. Lo standard FCI lo riporta in una riga: la razza prese il nome della regione e fu designata come monumento naturale nel 1937.

L’anno dopo, nel 1938, il NIPPO standardizza formalmente la razza.

Le sei razze giapponesi sono lo Shiba Inu, l’Akita Inu, il Kishu, l’Hokkaido, il Kai e lo Shikoku. Le abbiamo raccontate tutte, e se ti interessa il confronto ha senso leggerle una accanto all’altra: si somigliano molto meno di quanto sembri.

Oggi lo Shikoku è la più rara di tutte e sei. In Giappone se ne registrano fra i 200 e i 300 cuccioli all’anno, e la popolazione totale è stimata fra i 4.000 e i 6.000 cani. Per una razza dichiarata monumento nazionale novant’anni fa, non sono tanti.

QuandoCosa succede
OriginiCani di taglia media presenti in Giappone in epoca antica
DoveI distretti montuosi della prefettura di Kochi, sull’isola di Shikoku
Il vecchio nomeSi chiamava Tosa Ken, dal nome antico della provincia
Perché è cambiatoPer non confonderlo con il Tosa da combattimento
Le tre lineeAwa, Hongawa e Hata, dal nome delle zone in cui erano allevate
La più puraLa Hongawa, perché la sua zona era difficile da raggiungere
1928Nasce il NIPPO per tutelare le sei razze giapponesi
1934Il NIPPO pubblica lo standard del cane giapponese
Giugno 1937Il governo giapponese dichiara lo Shikoku monumento naturale vivente
1938Il NIPPO standardizza la razza
La guerraLa linea Awa scompare
OggiLo Shikoku moderno discende soprattutto dalle linee Hongawa e Hata

Le altre razze giapponesi

Se lo Shikoku vi interessa, molto probabilmente vi interessa anche il resto della famiglia. Sono sei, tutte spitz, tutte con orecchie erette e coda arrotolata, e tutte molto diverse fra loro per taglia e mestiere.

Lo Shiba Inu è il più piccolo e il più conosciuto, l’Akita Inu il più grande, il Kishu è l’altro cane da cinghiale ed è quasi sempre bianco, l’Hokkaido viene dal nord e cacciava l’orso, il Kai ha il mantello tigrato e nessun’altra razza ce l’ha così.

Lo Shikoku sta nel mezzo per taglia, e per molti appassionati è quello che ha conservato di più l’aspetto originario.