Storia ed origine dello Schipperke
I calzolai di Bruxelles, i collari di ottone e un nome che non vuol dire quello che sembra
Lo Schipperke è una delle razze più antiche del Belgio, ed è anche quella con la storia urbana più bella: nasce fra gli operai e i calzolai di un quartiere di Bruxelles, che nel Seicento organizzavano gare per mostrare i collari dei loro cani.
In questa pagina: cosa vuol dire il suo nome, il quartiere di Saint-Gery, la regina che lo mise di moda e il club di razza più antico del Belgio.
Sommario
Che cosa vuol dire Schipperke

Su questo nome circola una storia molto diffusa, e lo standard FCI ne racconta un’altra. Conviene mettere le due versioni una accanto all’altra.
Nella foto: un dipinto della pittrice olandese Lucie van Dam van Isselt, di pubblico dominio, con due Schipperke in una cesta.
La versione popolare, quella che si legge quasi ovunque, dice che schipperke significa piccolo battelliere, da schipper, barcaiolo: sarebbe il cane delle chiatte che risalivano i canali fra Bruxelles e Anversa, tenuto a bordo per fare la guardia e per tenere lontani i topi.
Lo standard FCI, però, apre il paragrafo storico con una frase diversa: nel dialetto fiammingo, Schipperke significa piccolo pastore.
E la versione dello standard ha dalla sua tutto il resto del documento: la razza è classificata nel gruppo 1, cioè fra i cani da pastore, il tipo è lupoide, e l’antenato comune con i pastori belgi sarebbe, dice il testo, un cane da pastore chiamato Leuvenaar, una razza antica, di solito piuttosto piccola e nera.
Noi riportiamo entrambe le versioni, perché la storia del battelliere è troppo diffusa per essere ignorata, ma quella che sta scritta nel documento ufficiale della razza è la prima.
I calzolai di Saint-Gery e i collari di ottone

Le origini della razza, dice lo standard, risalgono al XVII secolo. E poi arriva un paragrafo che sembra uscito da un romanzo.
Nella foto: uno Schipperke fotografato nel 1890, di nome Cople Sophia.
Intorno al 1690, lo Schipperke era il cane preferito degli operai e dei calzolai del quartiere di Saint-Gery, a Bruxelles, che organizzavano gare per mostrare i collari di ottone finemente lavorati con cui adornavano i loro cani.
Sono due righe che raccontano un mondo intero: una razza nata in città, in un quartiere popolare, come cane di gente che lavorava con le mani. E delle gare che non erano esposizioni di bellezza canina, ma esibizioni di artigianato: si mostrava il collare, non il cane.
Il mestiere vero, intanto, era un altro: lo standard dice che era rinomato come cacciatore di topi, ratti, talpe e altri animali nocivi. In una bottega e in un magazzino del Seicento, un cane così valeva il suo peso in oro.
E c’è la nota sulla coda: la sua coda era completamente amputata, una moda che sembra esistere dal XV secolo. Per secoli, quindi, lo Schipperke che tutti conoscevano era un cane senza coda.
La regina, le esposizioni e il club più antico del Belgio

La storia moderna della razza comincia in una città termale e passa per la corte del Belgio.
Nella foto: una tavola del 1903 che mostra due soggetti definiti tipici.
Lo Schipperke viene esposto per la prima volta nel 1882, nella città di Spa. Pochi anni dopo diventa una moda, e lo standard indica anche la ragione: la regina Maria Enrichetta del Belgio.
Quando una razza popolare entra a corte, succede sempre la stessa cosa: nel 1887 lo Schipperke arriva in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Nel 1888 nasce il club di razza, che scrive il primo standard e che lo standard FCI definisce con orgoglio il più antico club di razza del Belgio.
Il lavoro dei decenni successivi, però, non fu semplice. Il testo lo ammette: negli anni sono stati necessari grandi sforzi per unificare il tipo, perché all’epoca si discuteva delle diverse varietà provenienti da Anversa, Lovanio e Bruxelles.
È la storia di tante razze nazionali: un tipo popolare diffuso in più città, e un club che deve decidere quale versione diventa lo standard.
Lo Schipperke nelle immagini d’epoca

Una cosa che colpisce, guardando le immagini di questa razza dell’Ottocento, è quanto poco sia cambiata.
Nella foto: un dipinto della pittrice britannica Frances C. Fairman, specialista di ritratti di cani, con una femmina di Schipperke e i suoi cuccioli.
Le fotografie del 1890 e del 1897, le tavole del 1903 e i dipinti di fine Ottocento mostrano cani che oggi passerebbero tranquillamente in un ring: stessa sagoma, stesso collare di pelo, stesse orecchie piccole e dritte.
L’unica differenza vera è la coda, che nelle immagini antiche non c’è quasi mai, perché veniva amputata.
È il segno di una razza che è nata già finita: un tipo popolare stabile da secoli, che il club del 1888 ha dovuto solo mettere per iscritto.
Lo Schipperke oggi, e in Italia
Fuori dal Belgio lo Schipperke ha avuto più fortuna negli Stati Uniti, dove è arrivato nel 1887 e dove ha una comunità di appassionati molto attiva, che è anche quella che ha spinto sulla ricerca genetica di cui parliamo nella pagina sul carattere.
In Italia è una razza piccola ma in salute: 251 cuccioli in dieci anni, con una crescita evidente negli ultimi anni e un picco di 42 nel 2021.
Gli affissi registrati sono otto, distribuiti fra Piemonte ed Emilia Romagna, con due ciascuno, e poi Toscana, Sicilia, Umbria e Marche.
Per una razza belga di taglia piccola, in un paese che di cani piccoli ne ha già molti, sono numeri che dicono che chi lo prende lo fa per scelta, non per moda.

