Storia ed origine dello Schillerstovare

Due cani a un’esposizione del 1886, e una razza che oggi lotta per non sparire

Lo Schillerstovare ha un atto di nascita preciso: la prima esposizione canina svedese, nel 1886, e due cani di un contadino che si chiamava Per Schiller.

In questa pagina: come nasce la razza, con quali sangui è stata costruita, e il progetto che oggi cerca di salvarla dall’estinzione.

Sommario

Il 1886, Per Schiller e due fratelli

Schillerstovare presentato in stand, di profilo

Il paragrafo storico dello standard è una piccola cronaca, e conviene leggerlo così com’è: alla prima esposizione canina in Svezia, nel 1886, erano esposti circa 189 segugi. Fra loro c’erano una sorella e un fratello, di nome Tamburini e Ralla 1, di proprietà di un contadino, Per Schiller.

Da quei due cani, e dal nome del loro proprietario, viene tutto il resto: Schillerstovare vuol dire, alla lettera, segugio di Schiller.

Lo standard prosegue con la loro ascendenza: discendevano da famosi segugi tenuti nella tenuta di Kaflas, e quei cani discendevano probabilmente dalla Germania meridionale. Erano piuttosto piccoli, fulvi con la mantellina nera e con poche marcature bianche: il tipo, insomma, c’era già.

Conviene fermarsi un attimo su un dettaglio: 189 segugi a una singola esposizione nel 1886. Dice quanto la caccia con il segugio fosse diffusa nella Svezia dell’Ottocento, e spiega perché da quel materiale si potesse tirare fuori una razza.

Segugi svizzeri e Harrier inglesi

Schillerstovare fulvo e nero in piedi di profilo

La razza non nasce solo dai cani di Schiller. Lo standard elenca gli altri sangui, e sono due: segugi svizzeri e una considerevole infusione di segugi britannici, soprattutto Harrier.

È una combinazione che si capisce guardando il cane finito. Dai segugi svizzeri, cioè dai vari Laufhund, arrivano il tipo continentale e probabilmente la testa. Dagli Harrier inglesi arrivano la struttura da corsa e quel movimento che lo standard definisce molto coprente.

Il testo aggiunge una nota interessante sul risultato: la razza divenne rapidamente omogenea, con il tipo continentale dominante. Cioè il sangue inglese diede velocità e struttura, ma il cane rimase europeo continentale nell’aspetto.

Il riconoscimento ufficiale arriva presto: nel 1907 il kennel club svedese registra la razza.

Da allora lo Schillerstovare è uno dei quattro stovare svedesi, insieme allo Hamiltonstovare, che è il più diffuso, allo Smalandsstovare e al Gotlandsstovare, e tutti fanno lo stesso mestiere: inseguire la lepre dando voce, da soli.

Perché in Svezia il segugio caccia da solo

Schillerstovare con il muso alzato, visto di profilo

C’è una riga, nell’utilizzazione, che a un cacciatore italiano suona strana: non è un cane da muta, non si caccia in coppia e non si usa per la caccia al cervo.

In gran parte d’Europa i segugi lavorano in gruppo: mute di dieci, venti cani che spingono la selvaggina verso le poste. In Scandinavia la tradizione è opposta, e la caccia alla lepre si fa con un cane solo.

Il meccanismo è affascinante. Il cane trova la traccia, mette la lepre in movimento e la insegue dando voce. La lepre, che è un animale territoriale, non scappa in linea retta ma gira in un ampio cerchio e prima o poi torna vicino al punto di partenza, dove il cacciatore aspetta.

Tutto il lavoro, per ore, lo fa il cane. Il cacciatore non lo vede: lo ascolta, e dalla voce capisce dove sta andando la caccia. È il motivo per cui in queste razze la voce è un carattere selezionato con la stessa cura del naso.

Ed è anche il motivo per cui lo standard specifica che non si usa sul cervo: un cane che si mette su un ungulato si allontana troppo e la caccia finisce.

La razza oggi, e il progetto per salvarla

Questa è la parte che va raccontata senza addolcirla, perché è la ragione per cui una razza nazionale svedese, riconosciuta dal 1907, oggi è in difficoltà seria.

I numeri delle registrazioni svedesi sono questi: 335 cuccioli nel 1990, circa 250 all’anno fino al 1996, poi la discesa a 162, una lunga stabilizzazione intorno ai 150, e infine 59 cuccioli nel 2024.

Con numeri così, il problema non è solo la rarità: è la base genetica, che si restringe di generazione in generazione.

Per questo, dal 2023 e fino al 2027, è in corso un progetto sostenuto dal kennel club svedese, che lo finanzia con 50.000 corone dal proprio fondo di sviluppo.

Il piano prevede l’incrocio con una razza imparentata, il srbski gonic, cioè il segugio serbo, che un tempo si chiamava balkanski gonic. Nel 2023 sono stati importati dalla Serbia due cani, il maschio Marinko e la femmina Atala: la femmina è morta prima di riprodursi, il maschio è disponibile.

L’obiettivo dichiarato è tornare ad almeno 130 cuccioli l’anno con una base più larga e meno consanguineità. Non è il primo tentativo: in progetti precedenti erano stati usati anche il segugio finlandese e il Luzerner Laufhund.

È una storia da conoscere, perché mostra come si prova a salvare una razza: non con la nostalgia, ma aprendo il libro genealogico e portando sangue nuovo dall’estero.

QuandoCosa succede
1886Alla prima esposizione canina svedese ci sono 189 segugi
Fra loroDue fratelli, Tamburini e Ralla 1, del contadino Per Schiller
Da dove venivanoDa segugi famosi della tenuta di Kaflas
E prima ancoraProbabilmente da cani della Germania meridionale
Come eranoPiuttosto piccoli, fulvi con la mantellina nera e poco bianco
PoiSi aggiungono segugi svizzeri e molti segugi britannici, soprattutto Harrier
Il risultatoLa razza diventa in fretta omogenea, con il tipo continentale dominante
1907Il kennel club svedese riconosce la razza
1990In Svezia nascono 335 cuccioli
2024Ne nascono 59
Dal 2023 al 2027È in corso un progetto di salvataggio con incrocio