Addestramento ed educazione del Samoiedo
Un nordico che ti adora e non ti obbedisce: richiamo, solitudine e traino
Il Samoiedo è dolcissimo e per niente docile, e sono due cose diverse. Qui trovi come si imposta l’educazione, perché il richiamo è il capitolo più difficile e quali attività lo rendono un cane felice.
Sommario
Come si educa un Samoiedo

Partiamo dall’equivoco più comune. Il Samoiedo è affettuosissimo, e per questo molti si aspettano un cane che obbedisce per far piacere. Non funziona così: è un nordico, e i nordici collaborano quando la cosa ha senso per loro.
Non è testardaggine, è il tipo di intelligenza che serviva a un cane che lavorava a distanza dal conduttore, spesso prendendo decisioni da solo sul ghiaccio. Chiedergli un’obbedienza meccanica è chiedergli una cosa che non è mai stato.
Serve quindi rinforzo positivo, sessioni corte e varie, perché si annoia in fretta della ripetizione, e premi che valgano la pena. I metodi coercitivi producono un cane che si chiude e smette di collaborare del tutto.
Le priorità pratiche sono tre. La condotta al guinzaglio, perché è un cane da traino e tirare è letteralmente il suo mestiere: va insegnato presto che con la pettorina da lavoro si tira e col guinzaglio no. La gestione dell’abbaio, perché questa razza parla molto e in condominio diventa un tema. E il richiamo, che merita il suo capitolo.
Il richiamo e la solitudine, i due capitoli difficili
Sul richiamo va detta la verità che gli allevatori seri dicono sempre: il Samoiedo non è un cane da lasciare libero in un posto non recintato. Non perché insegua le prede, visto che l’istinto per la caccia, dice lo standard, è molto scarso, ma perché si allontana, esplora, e i chilometri per lui non sono un problema.
Il richiamo si lavora comunque, dal primo giorno, con premi altissimi e in ambienti sempre più difficili, e in gran parte funziona. Ma la regola pratica resta: spazi chiusi, oppure guinzaglio lungo. Chi promette il contrario non conosce la razza.
L’altro capitolo è la solitudine, e viene direttamente dalla storia di un cane che dormiva nelle tende con le persone. Un Samoiedo lasciato solo otto ore abbaia, ulula, scava e distrugge, e non lo fa per dispetto: non ha nessuno strumento per gestire quella situazione.
Il lavoro si imposta dal primo giorno con assenze brevissime che si allungano poco alla volta, rientri senza feste e qualcosa da masticare mentre non ci sei. Ma la domanda va fatta prima di prendere il cucciolo: quante ore resterà solo? Se la risposta è otto o dieci, questa non è la razza.
Terza avvertenza, meno drammatica ma concretissima: scava. È un cane artico e il buco fresco nel terreno fa parte del suo repertorio. Meglio dargli una zona dove è permesso che passare l’estate a litigare col prato.
Le attività giuste: il traino prima di tutto
Il Samoiedo è un cane da slitta, e questo non è un dettaglio storico: è il modo in cui va tenuto oggi. Serve attività fisica vera tutti i giorni, e le passeggiate al guinzaglio attorno all’isolato non bastano.

Le attività che lo appagano di più sono quelle di traino: lo sleddog dove è possibile, ma anche il dog scooter, il bikejoring e il canicross, che si praticano tranquillamente anche senza neve. Con la giusta pettorina, tirare non è un problema: è il suo lavoro.
Il dog trekking è l’attività di famiglia perfetta con questa razza, e in montagna dà il meglio di sé. Funziona bene anche la nose work, perché stanca la testa senza scaldare il corpo, e questo in estate è esattamente quello che serve.
Sull’agility va bene con le cautele di sempre sulle articolazioni nel primo anno, tenendo presente che la precisione millimetrica non è il suo forte: si diverte, ma decide lui.
La regola stagionale è la più importante di tutte: d’estate l’attività si sposta all’alba e alla sera. Un cane con un doppio mantello polare che corre a mezzogiorno in luglio è un colpo di calore che aspetta di succedere.

