Storia ed origine del Rastreador Brasileiro

Dichiarato estinto nel 1973 e ricostruito da meno di quaranta cani

Il Rastreador Brasileiro ha la storia più drammatica di tutte le razze di questo elenco: riconosciuta dalla FCI nel 1967, estinta nel 1973 per una doppia catastrofe, e poi riportata in vita quarant’anni dopo.

In questa pagina: chi l’ha creata e perché, cosa è successo nel 1973, come ha fatto a sopravvivere e chi l’ha ricostruita.

Sommario

Chi ha creato il Rastreador Brasileiro

Foxhound americano tricolore in piedi di profilo a una esposizione

Lo standard FCI è insolitamente esplicito sull’origine, e comincia con un chiarimento: questa razza, al contrario di altre nate da incroci fra razze, è stata sviluppata per mezzo di selezione genetica basata sul Foxhound americano.

Nella foto: un Foxhound americano, la razza da cui tutto è partito.

L’obiettivo era pratico: adattare le sue caratteristiche funzionali e adattarlo al clima brasiliano. Un Foxhound americano funziona benissimo nelle campagne della Virginia, molto meno nel caldo e nella boscaglia del Brasile centrale.

L’uomo che ci ha lavorato è l’allevatore Oswaldo Aranha Filho, che alla razza dà il nome di Rastreador, cioè tracciatore, per le sue qualità di caccia.

Lo standard aggiunge un secondo antenato, ed è quello che rende brasiliana questa razza: il Rastreador è l’evoluzione del vecchio URRADOR BRASILEIRO, l’urlatore brasiliano, il cane da seguita delle campagne, con le caratteristiche fisiche adatte alla vita nell’entroterra.

Il nome del progenitore dice tutto del mestiere: un segugio si giudica anche dalla voce, perché è con quella che dice al cacciatore dov’è la preda.

Il 1973, e la razza dichiarata estinta

Zecca del cane, Rhipicephalus sanguineus, ingrossata dal sangue

La FCI riconosce il Rastreador Brasileiro il 1 settembre 1967. Sei anni dopo la razza non esiste più.

Nella foto: una zecca del cane, il vettore della malattia che ha fatto metà del danno.

Nel 1973 l’unico allevatore rimasto era ancora lui, Oswaldo Aranha Filho, con 39 cani. E in quell’anno succedono due cose insieme.

La prima è un focolaio di babesiosi, una malattia del sangue trasmessa dalle zecche, che colpisce il canile.

La seconda è quella che nessuno si aspetta: nel tentativo di fermare le zecche, un dipendente applica una dose eccessiva di insetticida, e i cani vengono avvelenati.

Fra la malattia e il veleno, l’intero allevamento viene spazzato via. La razza viene dichiarata estinta, e la FCI la cancella dalla nomenclatura. Nello standard di oggi tutto questo è riassunto in un eufemismo notevole: ha subito una battuta d’arresto importante dagli anni Settanta fino al 2000.

È il modo peggiore in cui una razza può sparire: non per disinteresse, non per una guerra, ma per un incidente in un unico allevamento. Ed è anche la lezione più chiara che si possa dare a chi si occupa di razze rare: una razza che vive in un posto solo non è una razza, è un rischio.

Come ha fatto a sopravvivere

Paesaggio rurale brasiliano con una strada di terra rossa e colline sullo sfondo

Il Rastreador Brasileiro si è salvato per una ragione che ha poco a che fare con la cinofilia e molto con il modo di fare le cose in campagna: Aranha Filho regalava i cani.

Durante gli anni della selezione aveva ceduto più di trenta maschi a cacciatori e fattori delle campagne brasiliane. Cani da lavoro, dati a gente che ci andava a caccia.

Quei maschi, nelle mani dei cacciatori, si erano riprodotti con le femmine che c’erano, spesso Foxhound o cani da seguita locali. Non era allevamento di razza: era la normale economia canina di campagna.

Ed è esattamente per questo che qualcosa è rimasto. Mentre il canile ufficiale spariva, nelle fattorie continuavano a nascere cani che di quel sangue ne avevano.

Per quasi trent’anni nessuno se n’è occupato in modo organizzato. Poi qualcuno è andato a cercarli, uno per uno.

Il recupero: GARRB, meno di quaranta cani e il ritorno della razza

Nel 2007 nasce il GARRB, il gruppo di supporto al recupero del Rastreador Brasileiro, fondato dall’allevatore Victor Jones, dello stato di Bahia.

Il lavoro del gruppo è quello classico dei recuperi ben fatti: girare le campagne, trovare i cani che corrispondono al tipo, verificarli, registrarli e organizzare gli accoppiamenti. Il punto di partenza furono meno di quaranta soggetti considerati tipici. Nel 2008 nasce anche la SONARB, l’associazione nazionale della razza.

Nel 2013 il CBKC, il kennel club brasiliano, ri-riconosce ufficialmente la razza. È il momento in cui il Rastreador torna a esistere sulla carta.

Il ritorno internazionale arriva con il nuovo standard FCI, pubblicato il 4 settembre 2019 e aggiornato il 27 novembre 2020. Oggi la scheda ufficiale della FCI elenca il Rastreador Brasileiro come razza riconosciuta in via definitiva, con la data di accettazione originale del 1967: come se quei quarant’anni non fossero mai passati.

Conviene fermarsi un secondo su questa storia, perché è rara. Le razze che spariscono, di solito, spariscono per sempre. Questa è tornata perché qualcuno aveva regalato dei cani a dei cacciatori cinquant’anni prima, e perché quarant’anni dopo qualcun altro si è messo a cercarli.

QuandoCosa succede
Metà NovecentoOswaldo Aranha Filho comincia a selezionare la razza
Da dove parteDal Foxhound americano e dal vecchio Urrador Brasileiro
Per fare cosaUn segugio adatto al clima e ai terreni del Brasile
1 settembre 1967La FCI riconosce il Rastreador Brasileiro
1973La razza viene dichiarata estinta
Cosa era successoUn focolaio di babesiosi da zecche e un eccesso di insetticida
Quanti caniI 39 soggetti dell’unico allevatore rimasto
Perché non è finita lìAranha Filho aveva regalato oltre 30 maschi a cacciatori e fattori
2007Nasce il GARRB, il gruppo di recupero fondato da Victor Jones
Quanti ne restavanoMeno di quaranta soggetti riconosciuti come tipici
2013Il Brazilian Kennel Club ri-riconosce la razza
4 settembre 2019Viene pubblicato il nuovo standard FCI
OggiLa FCI la elenca come riconosciuta in via definitiva