Storia ed origine del Pinscher Austriaco a Pelo Corto
Da un solo riproduttore a ottocento cani: la razza che è tornata indietro dal baratro
La storia di questa razza è una delle più drammatiche della cinofilia europea, e non per guerre o per leggende: per numeri. Negli anni Settanta il Pinscher Austriaco è arrivato ad avere un solo riproduttore registrato.
In questa pagina: da dove viene, chi lo ha fatto riconoscere, come è stato salvato e perché in Italia si chiama ancora a pelo corto.
Sommario
Il cane delle fattorie austriache

Lo standard è asciutto e onesto sull’origine: il Pinscher Austriaco discende dagli antichi pinscher di campagna austriaci, che erano ancora diffusi nella seconda metà dell’Ottocento come cani da fattoria modesti e versatili.
Nella foto: Hund am Fenster, un dipinto dell’austriaco Alexander Pock del 1892, di pubblico dominio. Il cane raffigurato è un cane di campagna austriaco dell’epoca, non un soggetto della razza moderna, che allora non esisteva ancora come razza.
Quelle due parole dello standard, modesti e versatili, dicono tutto. Non era un cane da caccia della nobiltà, non era un cane da pastore specializzato: era il cane del cortile. Sorvegliava l’aia, teneva d’occhio le bestie, dava l’allarme e prendeva i topi.
In tutta l’Europa centrale esistevano cani così, e in gran parte sono spariti quando le fattorie hanno cambiato mestiere. Il Pinscher Austriaco è uno dei pochi che qualcuno ha deciso di salvare per iscritto.
Il primo a crederci è Emil Hauck, che conosce questo tipo di cane nei suoi viaggi a inizio Novecento e si batte perché venga riconosciuto dall’OKV, il club cinofilo austriaco, e dalla FCI.
Nel 1921 comincia l’allevamento in purezza pianificato. Il riconoscimento arriva il 16 ottobre 1928, con il nome di Osterreichischer kurzhaariger Pinscher: Pinscher Austriaco a pelo corto.
Diokles von Angern, il cane da cui riparte tutto

Poi arriva il Novecento vero, e per questa razza è un disastro lento. Dopo la seconda guerra mondiale restano dieci allevamenti in tutto.
I numeri dei registri raccontano meglio di qualunque commento. Fra il 1948 e il 1954 vengono iscritti 55 cuccioli. Nei diciotto anni successivi ne nascono 43. Sono meno di tre cuccioli all’anno per una razza intera.
Negli anni Settanta si tocca il fondo: resta un solo riproduttore registrato, un maschio che si chiamava Diokles von Angern. Un solo cane, e una razza che a quel punto tecnicamente non esisteva più.
La scelta che l’ha salvata è pragmatica e per certi ambienti cinofili sarebbe stata eretica: si è ricorso ai Landpinscher, i pinscher di campagna senza pedigree che ancora esistevano nelle fattorie austriache e che corrispondevano al fenotipo della razza.
Non era una scorciatoia. Era il modo di riaprire un pool genetico chiuso, e la cosa notevole è che si fa ancora oggi: i Landpinscher continuano a entrare in allevamento, e la voce tedesca della razza li descrive come cani relativamente stabili dal punto di vista del fenotipo, pur non essendo allevati come cani di razza moderni.
Il primo segno di ripresa arriva fra il 1979 e il 1983: quattro cucciolate, 29 cuccioli. Da lì la razza ricomincia a camminare.
Perché in Italia si chiama ancora a pelo corto

Nel 2000 l’Austria semplifica il nome: la razza smette di chiamarsi Pinscher Austriaco a pelo corto e diventa semplicemente Osterreichischer Pinscher, Pinscher Austriaco.
Il motivo è semplice: non esiste una varietà a pelo lungo. L’aggettivo serviva a distinguerla da un cane che nel frattempo non c’era più, e a un certo punto ha smesso di avere senso.
In Italia, però, la razza è ancora registrata dall’ENCI con il nome vecchio, Pinscher Austriaco a Pelo Corto, ed è per questo che la trovate così anche sulle nostre pagine. Non è un errore: è il nome ufficiale con cui la razza è censita da noi.
Quanto alla situazione italiana, è la più semplice da riassumere di tutto il sito: le API dell’ENCI, sul codice 64, registrano zero nascite e zero affissi. In Italia questo cane non c’è.
Nel mondo si stimano circa 800 soggetti, metà dei quali in Austria. È una popolazione da razza protetta, e in Austria è trattata come tale: nel 2024 il Pinscher Austriaco è stato eletto animale da reddito dell’anno, insieme a una razza di pecora della Carinzia.
Il che, per un cane che lo standard definisce modesto, è una piccola rivincita.

