Storia ed origine del Piccolo Segugio della Svizzera
Una razza nata da un regolamento di caccia
Quasi tutte le razze nascono da un bisogno di caccia, da una moda o da un caso. Questa nasce da una decisione amministrativa: i cantoni svizzeri introducono le riserve recintate, i segugi che c’erano risultano troppo veloci, e si decide di farne di più piccoli.
In questa pagina: come nasce il Niederlaufhund, il rapporto con il Segugio Svizzero, il nome curioso del club di razza e cosa dicono i documenti d’epoca.
Sommario
Perché è stato creato un segugio a zampe corte

Lo standard racconta la storia in un paragrafo, e conviene leggerla come la scrive: a cavallo del secolo, il sistema delle riserve di caccia venne introdotto in diversi cantoni svizzeri. Poiché si riteneva che i Segugi Svizzeri di taglia media, molto diffusi, fossero troppo veloci per le riserve recintate, si decise di sostituirli con segugi più piccoli e a zampe corte.
Nella foto non c’è un Piccolo Segugio: è uno Schweizer Laufhund nella varietà di Svitto, cioè il cugino di taglia media da cui questa razza deriva.
La logica è semplice e molto svizzera. In una riserva recintata un segugio veloce porta la selvaggina contro la rete in pochi minuti, e la caccia finisce prima di cominciare. Un segugio più lento tiene la caccia in movimento per ore, che è quello che serve.
La razza nuova, dice il testo, è stata ottenuta con selezione programmata dei soggetti e incroci mirati, e ha preso il nome di Niederlaufhund, cioè segugio a zampe basse.
Le qualità che si volevano ottenere sono elencate una per una: taglia bassa al garrese, colori uguali a quelli dei Segugi Svizzeri di taglia media, una voce melodiosa nella cerca e nella caccia, e una determinazione appassionata a trovare la selvaggina e a lavorare sulla traccia.
È una lista che spiega tutto quello che il cane è oggi: piccolo, colorato come il fratello grande, rumoroso e ostinato.
Una cosa che merita di essere detta: la razza non è stata rimpicciolita come si fa con i cani da compagnia. È stata riprogettata per essere più lenta, non più fragile: lo standard la definisce ancora instancabile.
Il club dei bracchi da tasso

C’è un dettaglio nello standard che dice più di molte pagine: il club di razza, fondato il 1 giugno 1905, all’inizio non si chiamava così. Si chiamava Schweizerischer Dachsbracken Club, cioè club svizzero dei bracchi da tasso.
Nella foto non c’è un Piccolo Segugio della Svizzera: è un Dachsbracke Alpino, il segugio a zampe corte austriaco, che appartiene alla stessa famiglia di idee.
Dachsbracke è una parola tecnica dell’Europa centrale: indica il segugio a zampe corte, quello che entra nella tana e che lavora lento nel fitto. In area tedesca e austriaca esistono da secoli, e il nome del club svizzero dice a quale tradizione i fondatori sentivano di appartenere.
È la stessa idea che sta dietro al Dachsbracke Alpino austriaco e al Drever svedese: prendere un segugio, abbassarlo e ottenere un cane che segue la traccia con calma invece di correre.
Il cambio di nome del club, avvenuto poi in Schweizer Niederlaufhund Club, segna il momento in cui i quattro colori svizzeri diventano una razza autonoma e non una variante locale di un tipo centroeuropeo.
Oggi lo standard che li governa tutti è quello del 13 ottobre 2015, con le quattro varietà di colore e i tre tipi di pelo.
I segugi svizzeri nei documenti d’epoca

I Segugi Svizzeri da cui il Piccolo Segugio deriva sono documentati molto prima del Novecento, e uno dei ritratti più noti della cinofilia svizzera è proprio un quadro del Settecento.
Nella foto: il ritratto di Franz Rudolf Frisching dipinto da Jean Preudhomme nel 1785, con accanto il suo segugio bernese. Il quadro è di pubblico dominio, e il cane raffigurato è un Segugio Svizzero di taglia media, non un Piccolo Segugio, che allora non esisteva ancora.
Frisching, patrizio bernese, si fa ritrarre in uniforme con il cane al fianco: è il modo in cui nel Settecento si diceva che quel cane contava. Il tricolore bianco e nero con le focature è riconoscibilissimo, ed è lo stesso di oggi.
Un secolo dopo i segugi svizzeri entrano nei libri di cinofilia. Nell’Illustrirtes Muster Hunde-Buch, pubblicato attorno al 1890 con i disegni di Jean Bungartz, c’è una tavola dedicata proprio al Berner Laufhund.
Sono documenti che raccontano una cosa precisa: quando a inizio Novecento i cantoni decidono di abbassare la taglia dei loro segugi, non stanno inventando una razza dal nulla. Stanno adattando un cane che in Svizzera c’era da secoli a una regola nuova.
E in Italia? L’ENCI, sul codice 60, registra la razza per varietà, e i numeri sono minimi: due cuccioli in cinque anni – uno della varietà svizzera nel 2018 e uno del lucernese nel 2022 – e nessun affisso.
Il cugino di taglia media

Nella foto: la testa di uno Schweizer Laufhund bernese, il Segugio Svizzero di taglia media. È la stessa testa del Piccolo Segugio, su un cane più grande.
Il Segugio Svizzero è una razza a sé, con il suo numero di standard, e ha le stesse quattro varietà di colore: bernese, del Giura, di Lucerna e di Svitto.
La differenza è tutta nella taglia e in quello che la taglia comporta: il Segugio Svizzero è un cane da 49-59 cm, il Piccolo Segugio sta fra i 33 e i 43.
Il modo più semplice di dirlo: sono lo stesso cane pensato per due modi diversi di cacciare. Il grande per i terreni aperti, il piccolo per le riserve recintate e per il fitto.
Le teste, le orecchie lunghissime, i colori e il carattere restano quelli. Chi conosce uno dei due riconosce l’altro al primo sguardo.

