Storia ed origine del Petit Basset Griffon Vendeen
Abel Dezamy, il fratello maggiore e la vittoria al Crufts 2013
Il Petit Basset Griffon Vendéen ha una storia insolita: per anni non è esistito come razza, ma solo come la versione piccola di un altro cane. E il risultato, dice il suo stesso standard, non era brillante.
In questa pagina: da dove viene, chi lo ha reso una razza vera, la frase che lo definisce meglio di qualsiasi descrizione e il giorno in cui un PBGV ha vinto la più grande esposizione del mondo.
Sommario
Il problema del fratello maggiore

Il cenno storico dello standard è raro per onestà: il Petit Basset Griffon Vendéen ebbe per lungo tempo lo stesso standard del Grand Basset, con la sola differenza della taglia.
Cioè: c’era un solo documento, e la distinzione fra i due cani era una riga sulle misure. Chi stava fra i 34 e i 38 centimetri era un Petit, gli altri erano Grand.
E qui arriva la parte interessante, perché lo standard ammette il fallimento senza giri di parole: il risultato, nel lavoro, non era brillante, perché avevano gli anteriori semi-torti e pesanti come i Grand Basset.
Tradotto: prendere un cane grande, farlo più piccolo e lasciargli le stesse gambe storte e la stessa struttura pesante produceva un cane che si stancava e faticava a lavorare nella macchia. Un cane bello sulla carta e mediocre sul campo.
La Vandea, la regione francese sull’Atlantico da cui vengono tutti i griffon vendéen, è un territorio di rovi, macchia bassa e terreni difficili. Lì un cane che non regge non serve a niente.
Serviva qualcuno che si mettesse a scrivere uno standard nuovo, pensato per il cane piccolo e non copiato da quello grande.
Abel Dezamy e la riduzione armoniosa

Quel qualcuno fu Abel Dezamy. Lo standard lo dice in una riga: fu allora che M. Abel Dezamy creò per loro uno standard.
Da lì in poi il Petit ha smesso di essere una taglia e ha cominciato a essere una razza: anteriori diritti (tanto che oggi gli anteriori torti o semitorti sono un difetto eliminatorio), muso molto più corto che nel Grand Basset, struttura più leggera e agile.
Per spiegare il concetto lo standard cita testualmente un altro cinofilo francese, Paul Daubigné, e la frase merita di essere letta per intero: non è più un petit vendéen per semplice riduzione della taglia, ma un petit basset ridotto armoniosamente nelle sue proporzioni e nel suo volume, e naturalmente provvisto di tutte le qualità morali che presuppone la passione per la caccia.
È una lezione di cinofilia in due righe: rimpicciolire un cane non vuol dire fare la fotocopia ridotta, vuol dire ridisegnarlo perché funzioni a quella taglia.
La prova che l’operazione era riuscita arriva dal campo, e anche questa sta nello standard: una muta di Petit Basset ha vinto la prima edizione della Coppa di Francia su coniglio.
Il mestiere, del resto, è dichiarato: ausiliare perfetto per il cacciatore col fucile nei territori di media vastità, è specialista del coniglio ma nessun altro selvatico gli può sfuggire.
Il 2013, il giorno in cui un PBGV ha vinto il Crufts

Il momento più famoso della storia recente della razza non è avvenuto in un campo di caccia ma a Birmingham, nel 2013, davanti a migliaia di persone.
Quell’anno il Best in Show del Crufts, la più grande esposizione canina del mondo, è andato a una femmina di Petit Basset Griffon Vendéen: Ch. Soletrader Peek A Boo, per tutti Jilly, condotta da Gavin Robertson.
Aveva quattro anni, era nata il 29 ottobre 2009, e per arrivare al titolo ha battuto oltre ventimila cani, vincendo prima il gruppo dei segugi e poi il Best in Show.
I proprietari decisero di ritirarla dalle esposizioni subito dopo quella vittoria. Jilly è morta nel febbraio 2021, a undici anni.
Per una razza con numeri piccoli in tutto il mondo, quella vittoria ha significato una visibilità che non aveva mai avuto: per qualche settimana il cane più fotografato d’Inghilterra è stato un bassetto vandeano con i baffi.
Ha senso notare una cosa, guardando le foto: Jilly era presentata come vuole il suo standard, cioè rustica. Il Kennel Club è esplicito su questo punto: il PBGV deve restare rustico nell’aspetto e libero da toelettatura eccessiva.
Il Petit Basset Griffon Vendeen oggi in Italia
In Italia questa razza c’è, ma sta perdendo terreno in modo netto. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 354 cuccioli, ma il dato aggregato nasconde la tendenza.
La prima metà del decennio conta 228 cuccioli, la seconda solo 126. E gli ultimi due anni sono i più bassi in assoluto: 14 nel 2023 e 13 nel 2024, contro i 58 del 2015.
Gli affissi attivi sono sei, distribuiti in cinque regioni: due in Veneto (Treviso e Venezia), poi Liguria (Genova), Piemonte (Novara), Lombardia (Pavia) e Sicilia (Agrigento).
Non è una razza in via di sparizione, ma è una razza che va cercata: con una dozzina di cuccioli l’anno, chi ne vuole uno deve mettersi in lista e aspettare.
È un peccato, perché il PBGV è uno di quei cani che chi lo conosce non cambierebbe con nessun altro: solido, allegro, longevo e con pochissimi problemi sanitari documentati.

