Storia ed origine del Norwegian Buhund

Il cane delle fattorie norvegesi, dalle tombe vichinghe al Norsk Buhundklubb

Lo standard FCI del Buhund non ha un cenno storico: comincia dall’aspetto e finisce ai difetti. La storia di questa razza va quindi cercata altrove, nei club norvegesi, britannici e americani, ed è una storia che parte da uno scavo archeologico.

In questa pagina: cosa vuol dire bu, cosa c’era nella nave di Gokstad, chi ha messo insieme la razza moderna e perché in Italia non è mai arrivata.

Sommario

Da dove viene il Norwegian Buhund

Norsk Buhund visto dall'alto in mezzo alle foglie gialle

Il nome dice il mestiere. Bu, in norvegese, è la fattoria: il casale, la stalla, il ricovero d’alpeggio dove si portavano gli animali. Il buhund è, alla lettera, il cane della fattoria.

Non è una razza costruita da un allevatore: è un tipo di cane che in Norvegia è sempre esistito, e che faceva tutto quello che serviva in una fattoria isolata. Radunava le pecore, teneva lontane le volpi, avvisava quando arrivava qualcuno, e in inverno stava al caldo con la famiglia.

Lo standard, che di storia non parla, lo riassume in una riga sola nella casella dell’utilizzazione: cane da guardia, da fattoria e pastore di uso polivalente. È la definizione del cane contadino nordico.

La classificazione FCI lo mette nel gruppo 5, quello dei cani di tipo spitz e di tipo primitivo, sezione 3: cani nordici da guardia e da pastore. Sono i cani delle fattorie scandinave, parenti stretti fra loro nell’aspetto ma specializzati ognuno sul proprio territorio.

Quello che colpisce, guardandolo oggi, è quanto poco sia cambiato: orecchie erette, coda arrotolata, doppio pelo, taglia media. È la forma che i cani del nord hanno da secoli, perché funziona.

I cani della nave di Gokstad

Norsk Buhund color grano fotografato sulla neve

Nel 1880, sotto una collina della fattoria di Gokstad, vicino a Oslo, gli archeologi hanno riportato alla luce una nave funeraria vichinga lunga quasi ventiquattro metri, con dentro tutto quello che serviva al defunto per il viaggio nell’aldilà. Fra le altre cose, gli scheletri di sei cani.

Il club americano della razza data quella sepoltura intorno all’anno 900 d.C., e il Kennel Club britannico, nella scheda ufficiale della razza, scrive che in tombe vichinghe norvegesi sono stati trovati scheletri di cani simili al Buhund.

Va detto con onestà: nessuno può dimostrare che quei cani fossero questa razza, che come razza registrata nasce nel Novecento. Quello che si può dire è che in Norvegia, mille anni fa, c’erano cani di tipo spitz di questa taglia, e che erano considerati abbastanza importanti da essere sepolti con il loro uomo.

È comunque una bella storia da raccontare, ed è quella che il Buhund si porta dietro ovunque: negli Stati Uniti lo presentano come il cane dei vichinghi.

La parte verificabile e documentata della storia, però, comincia molto più tardi, e comincia con un signore che decide di organizzare una mostra di cani.

Il 1920, il 1939 e un cane di nome Flink

La razza moderna nasce nella regione dello Jaeren, la pianura agricola nel sud ovest della Norvegia. Qui, nel 1920, si tiene la prima esposizione dedicata ai Buhund, per iniziativa di un appassionato di nome John Saeland.

È il momento in cui un cane da fattoria diventa una razza: si guardano i soggetti, si scelgono quelli tipici, si comincia a ragionare su cosa deve essere un Buhund e cosa no.

Nel 1939 arriva il passo successivo: nasce il Norsk Buhundklubb, il club di razza norvegese, con Toralf Raanaas come primo presidente. Saeland e Raanaas lavorano insieme selezionando i soggetti migliori per tipo e per attitudine al lavoro.

Il primo Buhund iscritto si chiamava Flink, che in norvegese vuol dire bravo, capace. Un nome che è tutto un programma per un cane da fattoria.

Da lì la razza esce dalla Norvegia con calma. Nel Regno Unito il Norwegian Buhund Club nasce nel 1967, e ancora oggi il club scrive che in Inghilterra i Buhund in esposizione sono pochi.

Negli Stati Uniti i primi arrivano negli anni Settanta, e la razza entra ufficialmente nel gruppo dei cani da pastore dell’AKC nel 2009. Lo standard FCI vigente porta la data del 9 agosto 1999.

QuandoCosa succede
Circa 900 d.C.Cani di questo tipo nelle sepolture vichinghe norvegesi
1880Lo scavo della nave di Gokstad restituisce gli scheletri di sei cani
1920Prima esposizione della razza a Jaeren, per iniziativa di John Saeland
1939Nasce il Norsk Buhundklubb, primo presidente Toralf Raanaas
Il primo iscrittoUn Buhund di nome Flink
1967Nel Regno Unito nasce il Norwegian Buhund Club
Anni SettantaI primi Buhund arrivano negli Stati Uniti
2009La razza entra nel gruppo dei cani da pastore dell’AKC

Il Norwegian Buhund oggi in Italia

Norsk Buhund color grano dietro una rete metallica

Qui il capitolo è breve, e i numeri sono quelli che sono: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI non ha iscritto nessun cucciolo di Norwegian Buhund. Non pochi: zero.

Anche l’elenco degli affissi è vuoto: in Italia non esiste nessun allevamento di questa razza, in nessuna regione.

Non è una sorpresa. Il Buhund è un cane da fattoria nordica, arrivato tardi anche nei paesi anglosassoni, e in Italia non ha mai avuto un gruppo di appassionati che lo portasse avanti.

Questo non vuol dire che non se ne possa avere uno: vuol dire che va importato, quasi sempre dalla Norvegia o dalla Svezia, con tempi lunghi e qualche pratica da sbrigare.

Nella pagina dedicata all’allevamento trovate come funziona: dove cercare, cosa chiedere, come si trascrive un pedigree straniero e perché in questo caso non ha senso parlare di un prezzo italiano.