Allevamento del Norwegian Buhund

Perché in Italia non si trova, come si importa e cosa chiedere all’allevatore

Questa pagina comincia con un dato che va detto subito: in Italia il Norwegian Buhund non si alleva. Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI non ha iscritto nessun cucciolo di questa razza, e non esiste nessun affisso attivo.

Quindi non troverai qui un prezzo in euro né una lista di allevamenti italiani: non ci sono, e inventarli non serve a nessuno. Trova invece come funziona prendere un Buhund dall’estero e che domande fare.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Norwegian Buhund

La risposta onesta è che un prezzo italiano non esiste. Il prezzo lo fa l’allevatore estero, in corone norvegesi, corone svedesi o sterline, e cambia da paese a paese e da cucciolata a cucciolata.

A quel prezzo vanno sommate le voci del trasferimento: il viaggio (il tuo, se andate a prenderlo, oppure quello del cucciolo con un accompagnatore), le pratiche sanitarie e la trascrizione del pedigree in Italia.

Chi vi propone un cucciolo di Buhund in pronta consegna in Italia a un prezzo tondo, senza pedigree o con documenti vaghi, sta vendendo qualcos’altro. Con zero cuccioli iscritti in dieci anni, un Buhund nato in Italia semplicemente non c’è.

L’unica spesa che puoi stimare da subito è il mantenimento: un cane di quindici chili in salute, con un pelo che non richiede toelettatura professionale, sta sulle cifre di qualsiasi cane di taglia media.

PassoCosa comportaNota
Dove si trovaNorvegia, Svezia, Regno Unito, Stati UnitiIn Italia non esistono allevamenti
Il pedigreeRilasciato dal kennel club del paese di nascitaSi trascrive poi in ENCI
TrascrizioneVa chiesta all’ENCI con il pedigree di origineServe il documento originale
Il viaggioPassaporto europeo, microchip, antirabbicaDai paesi UE le regole sono semplici
Quando parteMai prima delle otto settimaneMeglio dopo, se il viaggio e lungo
I testDNA per l’atassia, anche, occhiChiedere i referti prima di prenotare
La linguaI referti arrivano in inglese o in norvegeseFarseli spiegare dal proprio veterinario
Il prezzoLo fa l’allevatore estero, più il viaggioNon esiste un prezzo italiano di questa razza

Dove si trova un Norwegian Buhund

Norsk Buhund color grano in stand sul tappeto rosso di una esposizione

Il primo posto dove guardare è la Norvegia, dove la razza è a casa sua e dove il Norsk Buhundklubb esiste dal 1939. Il club è il punto di partenza giusto: tiene l’elenco degli allevatori e delle cucciolate.

Il secondo è la Svezia, dove la razza è presente e dove la logistica verso l’Italia è la stessa. Il terzo è il Regno Unito: il Norwegian Buhund Club britannico esiste dal 1967, anche se il club stesso ammette che i cani in esposizione sono pochi.

In tutti e tre i casi si passa dal club di razza, non dagli annunci. È il modo più semplice per finire in mano a qualcuno che alleva sul serio e che fa i test.

Sulla lingua: nei paesi nordici e nel Regno Unito si parla inglese senza problemi, e i referti sanitari arrivano in inglese. Fatevi mandare i PDF, non gli screenshot.

Metti in conto i tempi: sono razze con poche cucciolate all’anno, e la lista d’attesa è la norma. Chi ti dice che ha un cucciolo pronto domani, in una razza così, è un motivo in più per fare domande.

Le domande da fare all’allevatore

Norsk Buhund color grano in piedi che guarda in alto verso il suo umano

La prima, prima di tutte le altre: i due genitori sono stati testati per l’atassia cerebellare ereditaria? È la malattia che porta il nome di questa razza, e il test del DNA esiste.

La forma è autosomica recessiva: un cucciolo si ammala solo se eredita due copie del gene. Questo vuol dire che un portatore sano accoppiato con un soggetto esente non dà mai cuccioli malati. Il test non serve a scartare i cani, serve a incrociarli con la testa: chiedi lo stato di tutti e due i genitori, non di uno solo.

La seconda domanda riguarda le anche: la valutazione ufficiale è la prima delle tre prove chieste dal programma sanitario del club americano, e il Kennel Club britannico indica lo stesso schema.

La terza è la visita oculistica da uno specialista, con un referto recente: gli occhi si controllano periodicamente, non una volta nella vita.

La quarta è meno ovvia ma pesa: la diversità genetica della cucciolata. Il Kennel Club la mette esplicitamente fra le buone pratiche di questa razza, e in una popolazione piccola come questa è un tema concreto. Chiedi da che linee vengono i genitori.

Un’ultima domanda che vale sempre: dove sono cresciuti i cuccioli? Un Buhund nasce per vivere in mezzo alla gente e agli animali di una fattoria: le prime otto settimane in mezzo ai rumori di casa valgono più di qualsiasi corso.

Come si porta in Italia un cucciolo dall’estero

Dai paesi dell’Unione Europea, e la Svezia lo è, la pratica è semplice: microchip, passaporto europeo e vaccinazione antirabbica in regola, con i tempi di attesa previsti dopo il richiamo.

La Norvegia non fa parte dell’Unione Europea ma segue regole allineate a quelle europee per il movimento degli animali da compagnia: le condizioni esatte vanno verificate con il servizio veterinario della propria ASL prima di partire, perché sono la cosa che cambia più spesso.

Il cucciolo non viaggia mai prima delle otto settimane, e con un viaggio lungo è meglio aspettare ancora un po’. Se puoi, andate a prenderlo di persona: risparmiate al cane un trasporto e vi fate un’idea dell’allevamento con i tuoi occhi.

Una volta arrivato, il pedigree straniero si fa trascrivere in Italia presentando all’ENCI il documento originale rilasciato dal kennel club del paese di nascita. È la procedura standard per tutti i cani importati.

Ultima cosa, che non è burocrazia: il clima. Questo è un cane con un doppio mantello fatto per la Norvegia. In gran parte d’Italia l’estate è la stagione difficile, e va gestita con uscite all’alba e alla sera, ombra e acqua. Non con le forbici.