Carattere e descrizione del Norwegian Buhund
Aspetto, i due colori ammessi e il temperamento dello spitz da fattoria norvegese
Il Norwegian Buhund, che a casa sua si chiama Norsk Buhund, è uno spitz tipico costruito nel quadrato, con le orecchie erette e la coda arrotolata sul dorso. Il suo standard liquida il carattere in tre parole: coraggioso, energico e amichevole.
In questa pagina: quanto è grande, com’è fatto, i due soli colori ammessi, che tipo è da vivere e la malattia ereditaria che porta il suo nome.
Sommario
Il Norwegian Buhund in breve
Il Norwegian Buhund è uno spitz norvegese di taglia media piccola: 43-47 cm nei maschi e 41-45 cm nelle femmine, per 12-18 chili. Manto doppio, con pelo esterno duro e sottopelo denso, in due colori soltanto: grano e nero. Nasce come cane da guardia, da fattoria e pastore di uso polivalente, e il carattere che lo standard gli riconosce è tutto in tre aggettivi: coraggioso, energico e amichevole.
Quanto è grande un Norwegian Buhund

Lo standard lo colloca un po’ al di sotto della taglia media: i maschi misurano 43-47 centimetri al garrese e pesano 14-18 chili, le femmine 41-45 centimetri per 12-16 chili.
La parola che conta è costruito nel quadrato: lungo quanto alto, senza un centimetro di troppo. È un cane compatto, non un cane grande in scala ridotta.
Sulle misure lo standard è insolitamente severo. Fra i difetti eliminatori c’è una riga che non si vede spesso: i cani che stanno più di 1 cm al di sotto o 2 cm al di sopra dell’altezza indicata sono fuori. Non è una penalizzazione, è un’esclusione.
L’aspetto generale è quello dello spitz tipico, con espressione sveglia e franca, le orecchie erette e a punta e la coda portata fermamente arrotolata sul dorso.
Il movimento ha una descrizione che dice molto sul mestiere: senza sforzo, parallelo con buona spinta. La linea dorsale resta ferma. Un cane che deve camminare tutto il giorno dietro alle bestie non può ondeggiare.
La testa, le orecchie e la coda

La testa è a forma di cuneo, proporzionata al corpo e non troppo pesante, con il cranio quasi piatto e parallelo alla canna nasale.
Il muso è circa della stessa lunghezza del cranio: né corto né affusolato, con la canna nasale diritta e lo stop ben definito ma non troppo pronunciato.
Gli occhi sono ovali, del colore il più scuro possibile, con i bordi palpebrali neri. Gli occhi chiari o sporgenti sono difetti: è quello sguardo scuro che dà l’espressione sveglia e franca di cui parla la prima riga.
Le orecchie sono di media misura, appuntite, portate fermamente erette. Fermamente: un orecchio che non sta su è un difetto eliminatorio, alla pari dell’aggressività.
La coda è la firma della razza: inserita alta, fermamente arrotolata, portata sul centro del dorso, non troppo a lato. Una coda poco arrotolata o che pende è fra i difetti elencati.
I colori del Norwegian Buhund

Qui lo standard è di una brevità rara: i colori ammessi sono due. Il grano, che chiama anche biscotto, e il nero. Basta.
Il grano va dal rosso piuttosto chiaro al rosso giallastro, con o senza carbonature, che però non devono influenzare il colore principale. La maschera scura sul muso è permessa, e in generale si preferisce il colore pulito e brillante.
Il nero è preferibilmente monocolore, senza troppi riflessi color bronzo. È il colore più raro dei due, e conviene dirlo perché chi cerca foto di Buhund trova quasi solo cani color grano.
Su tutti e due vale la stessa formula per il bianco: deve essere il meno possibile. Non è vietato, ma non si incoraggia.
E poi c’è la riga secca fra i difetti eliminatori: qualsiasi colore che non sia di quelli sopra citati. Se qualcuno vi propone un Buhund grigio, merle o pezzato, non è un Buhund.
Il pelo è quello di un cane nato per il freddo: mantello esterno spesso, ricco e duro, ma piuttosto liscio, corto su testa e davanti delle gambe, più lungo su collo, petto, dietro cosce e coda, con un soffice e denso sottopelo. Pelo ondulato o troppo lungo è un difetto.
Il carattere del Norwegian Buhund
Lo standard dedica al temperamento una riga sola, e sono tre aggettivi: coraggioso, energico e amichevole. Il resto va letto nella riga sopra, quella dell’utilizzazione: cane da guardia, da fattoria e pastore di uso polivalente.
Polivalente è la parola chiave di questa razza. Non è un cane da pastore specialista come il Border Collie, non è un cane da guardia specialista come i molossoidi: è il cane che nelle fattorie norvegesi radunava le pecore, teneva d’occhio il cortile, avvisava se arrivava qualcuno e la sera stava dentro con la famiglia.
Amichevole è la parte che sorprende chi si aspetta uno spitz diffidente. Il Buhund è socievole, con la famiglia e con gli estranei: non è un cane che si chiude. Coraggioso qui non vuol dire aggressivo, vuol dire che non si spaventa.
Energico è invece la parte che va presa alla lettera. È un cane da lavoro di campagna, abituato a stare fuori tutto il giorno con qualsiasi tempo. Due giri dell’isolato non gli bastano.
C’è poi una caratteristica che nessuno standard scrive ma che chiunque abbia vissuto con uno spitz da fattoria conosce: parla. Avvisa, commenta, e se si annoia lo fa più spesso. È il mestiere per cui è nato, e in un condominio diventa il problema numero uno.
Con i bambini ci sta bene, ed è un cane che si affeziona alla famiglia intera più che a una persona sola. Con gli altri cani, se socializzato, non fa storie.
Un dettaglio che vale come cartina di tornasole: fra i difetti lo standard elenca il cane nervoso. Un Buhund che si agita davanti al giudice non è tipico: la razza è vivace, non elettrica.
Quanto vive un Norwegian Buhund e di cosa si ammala
I club di razza indicano una stima di 12-15 anni, che per un cane di quindici chili è una buona longevità. Non esistono studi veterinari sulla mortalità della razza: i numeri sono troppo piccoli, e chi vi dà percentuali precise se le sta inventando.
Il tema sanitario che porta il nome della razza è l’atassia cerebellare ereditaria, tanto che nei laboratori la forma si chiama proprio tipo Norwegian Buhund. È una malattia neurologica: il cervelletto, che governa l’equilibrio e la coordinazione, non funziona come dovrebbe.
I segni compaiono nei cuccioli giovani: perdita di equilibrio, andatura anomala, tremori della testa. La malattia è progressiva e porta a una compromissione grave del movimento.
La buona notizia è che oggi si evita del tutto. La forma è stata descritta nel 2018 in uno studio su quattro Buhund imparentati, e nel 2020 è stato identificato il gene responsabile, KCNIP4, sequenziando il genoma di due cani malati. Da lì è nato il test del DNA.
La trasmissione è autosomica recessiva: servono due copie del gene perché il cane si ammali. Un portatore sano accoppiato con un soggetto esente non dà cuccioli malati. Per questo il test non serve a scartare cani, serve a incrociarli con la testa.
Le altre due prove che il club americano chiede per il numero CHIC sono la valutazione delle anche e una visita oculistica da specialista. Il Kennel Club britannico indica esattamente le stesse tre cose come buona pratica, e aggiunge la diversità genetica, che in una razza con pochi soggetti è un tema serio.
Un dato che fa piacere: nel Breed Watch britannico, la lista dei punti su cui i giudici devono vigilare razza per razza, il Buhund è in categoria 1, cioè nessun punto di attenzione specifico identificato. Non è un cane rovinato dalle esposizioni.
A chi è adatto il Norwegian Buhund

È adatto a chi vive fuori più che dentro: chi cammina tutti i giorni, chi ha uno spazio suo, chi non si spaventa davanti alla pioggia. Il sottopelo denso è fatto per il clima norvegese, non per il divano.
È adatto alle famiglie: è amichevole, sta bene con i bambini e si lega a tutti, non a uno solo. Ed è adatto a chi vuole un cane sveglio, che impara in fretta e che collabora volentieri.
Non è adatto a chi vive in un appartamento in centro e sta fuori tutto il giorno: un cane da guardia di fattoria lasciato solo diventa un cane che abbaia, e i vicini se ne accorgono prima di te.
Non è adatto a chi odia il pelo: il sottopelo denso si butta due volte l’anno, e in quelle settimane la casa è tutta un batuffolo.
E non è adatto a chi ha fretta: in Italia questa razza non c’è. L’ENCI non ha iscritto nessun cucciolo di Buhund negli ultimi dieci anni e non esiste nessun affisso. Chi lo vuole lo importa, e ci vuole tempo.

