Storia ed origine del Norsk Elghund Nero
Perché i cacciatori norvegesi volevano un cane più piccolo e nero
Il Norsk Elghund Nero non nasce da un’idea di eleganza: nasce da un problema pratico di caccia. Nel bosco fitto un cane più piccolo e meno visibile arriva più vicino all’alce, e i cacciatori norvegesi dell’Ottocento se ne accorsero.
In questa pagina: da dove viene, perché il nero, cosa è successo con i registri e come lo hanno raccontato i pittori scandinavi.
Sommario
La caccia all’alce e i suoi cani

In Norvegia e in Svezia la caccia all’alce non è un passatempo di nicchia: è una tradizione centrale, e ha prodotto una famiglia di cani costruiti apposta. L’elghund – letteralmente cane da alce – è quello.
Nella foto: un dipinto di Bruno Liljefors del 1927, con l’alce tenuto a bada da un elghund. Liljefors è il grande pittore svedese di soggetti naturalistici, e la scena che ha dipinto è esattamente il lavoro di questo cane.
I modi di cacciare sono due, e li usano entrambe le varietà di elghund. Il bandhund lavora al guinzaglio: segue la traccia in silenzio e porta il cacciatore vicino all’animale.
Il loshund lavora libero: trova l’alce, gli gira intorno e lo tiene fermo abbaiando, schivando le cariche, finché il cacciatore lo raggiunge.
Sono due lavori diversi che chiedono le stesse tre qualità, e sono esattamente quelle che lo standard elenca: assenza di paura, energia e coraggio.
Il cane da cui nasce tutto è lo spitz da caccia delle zone di confine fra Norvegia e Svezia: una popolazione locale, presente da secoli, da cui sono uscite le varietà che conosciamo oggi.
Perché il nero

All’inizio dell’Ottocento cominciarono a comparire, dentro quella popolazione, linee di cani neri pieni, spesso reincrociati con l’elghund grigio.
Nella foto: un altro Liljefors, del 1917, con un elghund grigio. La varietà grigia è quella storica e la più rappresentata nell’arte scandinava.
La ragione per cui il nero è stato selezionato è pratica e ben documentata: i cacciatori notarono che i cani neri e di taglia più piccola erano più agili nel bosco fitto e meno visibili, e riuscivano ad avvicinarsi alla preda in modo più silenzioso.
In una foresta di conifere, dove il sottobosco è scuro e la luce è poca, un cane nero si muove meglio di un cane grigio chiaro. E un cane più piccolo passa dove un cane grande deve girare intorno.
Da metà Ottocento il nero comincia a essere considerato una razza a sé, e non semplicemente un elghund di colore diverso.
I registri, e un riconoscimento a metà

Nel 1877 l’associazione dei cacciatori norvegesi tenne la sua prima esposizione canina: è da lì che parte la formalizzazione degli standard degli elghund.
Nella foto: un dipinto di Karl Uchermann del 1894, con una femmina di elghund e i suoi cuccioli.
Il problema, per i cani neri, arrivò subito dopo: alla fine dell’Ottocento lo standard dell’elghund prevedeva solo il grigio. Chi allevava i neri continuò a farlo, ma fuori dai registri principali.
Il riconoscimento come razza distinta è arrivato in area nordica, ed è quello che oggi vale anche per la FCI, dove il Nero ha lo standard numero 268 e il Grigio il 242.
Fuori dall’Europa, però, il riconoscimento non c’è mai stato: l’American Kennel Club e l’UKC non riconoscono la varietà nera come razza a sé, e ammettono solo il grigio nel loro standard di Norwegian Elkhound.
C’è anche una particolarità nello standard FCI da notare: la prova di lavoro è prevista solo per i paesi nordici – Svezia, Norvegia e Finlandia. Fuori di lì la razza si giudica solo sulla morfologia, perché la caccia all’alce, semplicemente, non esiste.
Il risultato di tutta questa storia sono i numeri di oggi: una razza poco comune anche in Norvegia e rarissima altrove. In Italia, secondo le API dell’ENCI, non ne è mai nato nemmeno uno.

