Addestramento ed educazione del Norrbottenspets
Un cane che cerca lontano e lavora abbaiando
Il Norrbottenspets è uno spitz da caccia, e con gli spitz da caccia i temi sono sempre due: il richiamo, perché sono cani selezionati per allontanarsi, e la voce, perché abbaiare è il loro modo di lavorare.
In questa pagina: come si gestiscono queste due cose, quanto movimento serve e quali attività hanno senso per un cane così.
Sommario
Richiamo e voce

Questo cane è stato selezionato per cercare i galliformi da solo, lontano dal cacciatore, e per segnalare quello che trova abbaiando. Tutto il resto viene da lì.
Il richiamo si costruisce da cucciolo, si paga sempre bene e si allena per anni con la longhina. E come in tutti i cani da caccia nordici, in bosco non sarà mai affidabile al cento per cento: si scioglie dove ci si può permettere che si allontani.
Il microchip registrato e un GPS sul collare non sono un lusso: in Svezia e in Finlandia i cani da caccia lo portano di serie.
Sulla voce il discorso è diverso da quello di altre razze: qui l’abbaio non è un difetto da correggere, è lo strumento di lavoro. Un cane che tiene fermo un gallo cedrone su un albero lo fa abbaiando per minuti interi.
In una casa normale si gestisce come sempre: non si punisce, si toglie il motivo, si premia il silenzio e non si lascia il cane fuori da solo per ore. Ma in condominio questa razza resta una scelta difficile.
Con le persone è un cane facile: lo standard lo definisce di indole gentile, tanto che è sopravvissuto come cane di famiglia nei decenni in cui nessuno lo cacciava più.
Movimento, predatorio e attività
Un adulto ha bisogno di un’ora e mezza-due ore al giorno di movimento vero, e di poter usare il naso. Non è un cane da sport di velocità: è un cane da bosco.
Il predatorio c’è ed è quello di un cane da caccia: la selvaggina da pelliccia è nella sua utilizzazione ufficiale, quindi gatti sconosciuti, conigli e piccoli animali che scappano sono un problema di gestione, non di educazione.
Le attività che gli si adattano meglio sono quelle che usano il naso e le gambe: nose work e ricerca olfattiva, dog trekking, mantrailing, e la classica attivazione mentale per le giornate di pioggia.
Dove è possibile e legale, il lavoro vero – la ricerca dei galliformi con il metodo dell’abbaio – resta la cosa che lo soddisfa di più. Fuori dai paesi nordici, però, è quasi impossibile praticarlo.
Il canicross e la corsa attaccato alla bici funzionano con un cane adulto e in forma: è un cane resistente, costruito per stare fuori tutto il giorno.
Quello che non funziona sono le discipline di pura obbedienza formale: è un cane indipendente, e insistere su quel terreno è tempo perso per entrambi.
Gli errori tipici con uno spitz da caccia
Il primo è sguinzagliarlo troppo presto perché da cucciolo torna sempre. Torna finché il bosco non diventa più interessante di te.
Il secondo è punire l’abbaio invece di gestirlo: si confonde un cane che sta usando lo strumento per cui è stato selezionato.
Il terzo è usare la durezza: è un cane sicuro di sé ma di indole gentile, e i metodi coercitivi lo spengono.
Il quarto è tenerlo senza lavoro: uno spitz da caccia annoiato abbaia, scava e cerca di uscire.
Il quinto è sottovalutare il predatorio con gli animali piccoli di casa.
Il sesto è prenderlo per l’aspetto: è un cane bellissimo, bianco e rosso, di taglia comoda. Ma dentro c’è un cacciatore che i suoi antenati hanno fatto sopravvivere per millenni cercando cibo e pellicce.

