Storia ed origine del Manchester Terrier
I cacciatori di topi e le esposizioni canine nei pub inglesi
La storia del Manchester Terrier sta tutta in un paragrafo del suo standard, ed è uno dei più belli che si leggano: parla di topi, di pub e di come una razza prenda il nome da una città.
In questa pagina: da quali cani viene (con una sorpresa nel pedigree), com’era il suo mestiere, perché le prime esposizioni si facevano nei pub e com’è messo oggi in Italia.
Sommario
Da dove viene il Manchester Terrier

Lo standard apre con una frase che spiega insieme il nome e il fisico: il suo nome rivela la sua origine, ed è probabile che vi sia qualche Whippet fra i suoi antenati.
Il Whippet nel pedigree spiega molte cose: la linea inferiore rialzata dopo le costole, il collo lungo e leggermente arcuato, l’eleganza generale e soprattutto la velocità. Un cane che deve prendere i topi non ha bisogno solo di coraggio, ha bisogno di essere rapido.
Il mestiere lo racconta lo standard con orgoglio: elegante e grazioso, era stato allevato come cacciatore di topi e si può anche oggi fare affidamento su di lui per sterminare i nocivi con velocità ed efficacia.
La tavola qui accanto è del 1906 e mostra otto campioni dell’epoca. Guardando quei cani si vede una cosa: il tipo è già quello di oggi, con la stessa testa a cuneo e lo stesso disegno di focature.
Nell’Inghilterra industriale dell’Ottocento i topi non erano un fastidio, erano un problema sanitario ed economico: nelle fabbriche, nei magazzini, nelle case operaie. Un cane che li prendeva bene valeva soldi veri.
Le esposizioni nei pub e la nascita del nome
La parte più curiosa dello standard è questa: la caccia ai topi raggiunse il punto massimo verso la metà del 1800, e le esposizioni canine che c’erano a quei tempi si tenevano generalmente nei pub.
Le prime esposizioni canine inglesi non erano gli eventi patinati di oggi: erano riunioni di appassionati nelle sale sul retro dei pub, dove si confrontavano i cani, si scommetteva e si beveva. Un ambiente popolare, di città, molto lontano dai saloni dell’alta società.
E qui succede la cosa che dà il nome alla razza: a Manchester, specialmente, diventarono un’attrazione settimanale e presto questi terrier ottennero delle classi solo per loro, prendendo alla fine il nome di Manchester Terrier.
In altre parole: il nome non viene da un allevatore, da un nobile o da una regione di caccia. Viene dalle classi di concorso in cui questi cani venivano giudicati in una città industriale inglese, una sera a settimana, in un pub.
È una delle poche razze al mondo che deve il proprio nome a una categoria di esposizione. E si sente ancora, nel carattere: è un cane popolare, sveglio e senza arie, nonostante l’eleganza.
Il Manchester Terrier oggi in Italia
Il Manchester Terrier è una di quelle razze che, nel mondo, sono diventate rare, ma in Italia tiene bene e anzi è cresciuta.
Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 217 cuccioli. La prima metà del periodo è più bassa (16, 24, 13, 14, 14), poi arriva la crescita: 23 nel 2020, 30 nel 2021, il picco di 38 nel 2022, 28 nel 2023 e 17 nel 2024.
Gli affissi attivi sono tre: due in Emilia Romagna (Bologna e Rimini) e uno in Sardegna (Sassari).
Le ragioni di questa piccola fortuna italiana sono facili da capire: è un cane piccolo che non perde pelo, non ha bisogno del toelettatore, non ha odore, vive quattordici o sedici anni ed è giudizioso. In un’epoca in cui si cerca un cane compatibile con la vita in città, il Manchester ha molto da offrire.
L’unica cosa che gli manca è la notorietà: fuori dagli appassionati, in Italia, quasi nessuno sa che esiste.

