Storia ed origine del Magyar Agar

Dai levrieri dei Magiari alla ricostruzione nelle fattorie ungheresi

Il Magyar Agar arriva nel bacino dei Carpazi insieme ai Magiari, alla fine del IX secolo. Lo standard FCI lo dice e aggiunge una prova che non si legge quasi mai in un documento cinofilo: i ritrovamenti archeologici di ossa craniche.

In questa pagina: le origini, gli incroci dell’Ottocento, il divieto che ha quasi ucciso la razza e la ricostruzione a partire dai cani rimasti nelle fattorie.

Sommario

I levrieri dei Magiari

Magyar Agar bianco e fulvo in stand a una esposizione

Lo standard è netto: il Magyar Agar è una razza da caccia originale, e la sua origine risale ai tempi della conquista del paese da parte dei Magiari, cioè alla fine del IX secolo.

La prova che lo standard cita sono i ritrovamenti archeologici di ossa craniche: non è una tradizione orale, è materiale.

I Magiari erano un popolo di cavalieri nomadi arrivati dalle steppe, e i loro cani erano levrieri da caccia a vista, adatti agli spazi aperti. La puszta, la grande pianura ungherese, era il terreno ideale per quel tipo di caccia.

Per secoli il Magyar Agar è stato il cane della campagna ungherese: cacciava la lepre e la volpe, e viveva nelle fattorie, dove faceva anche da cane di avviso. È da lì che viene quel tratto di vigilanza che lo standard gli riconosce ancora oggi.

Nel XIX secolo arriva la svolta che lo standard registra senza giudicarla: per aumentarne la velocità, la razza viene incrociata con altre razze di levrieri. È l’epoca in cui in tutta Europa il Greyhound viene usato per rendere più veloci i levrieri locali.

Il divieto e la quasi estinzione

Magyar Agar tigrato al guinzaglio a una fiera cinofila in Ungheria

Nel Novecento la storia del Magyar Agar somiglia a quella di quasi tutti i levrieri dell’Europa centro-orientale: la caccia a vista viene vietata, le due guerre mondiali falcidiano le popolazioni canine, e una razza che esisteva in funzione di quella caccia si trova senza un mestiere.

Le fonti indicano il 1944 come anno del divieto, e concordano sul risultato: alla fine della guerra la razza era quasi estinta.

La ricostruzione è partita da dove i cani erano rimasti: le fattorie ungheresi. Gli allevatori hanno cercato i soggetti superstiti nelle campagne e li hanno selezionati anche per le qualità che li avevano fatti sopravvivere, cioè la resistenza e le doti di guardia.

È un dettaglio che spiega il carattere di oggi: un levriero che nelle campagne faceva anche da cane di casa ha conservato quell’istinto, e infatti lo standard lo mette nero su bianco.

C’è anche una scelta di fondo che gli ungheresi hanno fatto e da raccontare: invece di trasformare il proprio levriero in una copia più veloce del Greyhound, hanno tenuto il tipo. Il Magyar Agar di oggi è più basso, più solido e più rustico del suo cugino inglese, e non per caso.

Lo standard oggi in vigore porta la data del 6 aprile 2000.

QuandoCosa succede
Fine IX secoloI Magiari arrivano nel bacino dei Carpazi con i loro levrieri
I ritrovamentiLe ossa craniche ritrovate documentano il cane fin da quel periodo
Per secoliÈ il levriero della pianura ungherese, usato su lepre e volpe
XIX secoloIncroci con altre razze di levrieri per aumentare la velocità
1944Le fonti indicano il divieto della caccia a vista
Dopo le due guerreLa razza si riduce quasi all’estinzione
La ricostruzioneI soggetti superstiti vengono cercati nelle fattorie ungheresi
6 aprile 2000Data dello standard oggi in vigore
OggiVive soprattutto in Ungheria, fra coursing e corse in pista

Dove vive oggi

Magyar Agar fulvo con il collare in piedi in un prato

Oggi il Magyar Agar vive soprattutto in Ungheria, dove il coursing e le corse in pista hanno preso il posto della caccia e tengono in piedi la selezione sul lavoro.

Fuori dall’Ungheria la razza si vede in qualche paese dell’Europa centrale, ma i numeri restano piccoli dappertutto.

In Italia, secondo le API dell’ENCI, sono nati nove cuccioli in sei anni – uno nel 2017, due nel 2018, tre nel 2021 e tre nel 2022 – e non risulta nessun affisso registrato sulla razza.

Vuol dire che chi lo vuole, in Italia, parte dall’estero o aspetta una delle rarissime cucciolate italiane.

E vuol dire anche un’altra cosa, meno ovvia: chi incontra un Magyar Agar in un campo di coursing ha davanti un cane che pochissime persone in Italia conoscono, e che spesso viene scambiato per un Greyhound o per un meticcio.