Addestramento ed educazione del Magyar Agar
Richiamo, predatorio e corsa: le regole di sempre dei levrieri, con qualche differenza
Con il Magyar Agar valgono le regole di tutti i levrieri, più due particolarità: è un cane vigile, che segnala, ed è più rustico degli altri, quindi si presta a una vita più all’aperto.
In questa pagina: il richiamo e i suoi limiti, la gestione del predatorio, la voce, la corsa e le attività adatte.
Sommario
Il richiamo, con un cane che caccia a vista

Il Magyar Agar caccia a vista: quando qualcosa si muove a distanza, parte. Da quel momento non vi sente più, e non è una questione di educazione.
Il richiamo si costruisce da cucciolo, in spazi chiusi, si paga sempre bene e non si usa mai per chiamarlo a fare qualcosa che non gli piace. Ma va detto con chiarezza: in campo aperto, con una lepre in movimento, non regge.
La regola pratica è la stessa di tutta la categoria: si scioglie solo in spazi recintati o in contesti organizzati come i campi di coursing. Fuori si usa la longhina.
C’è però una nota che riguarda proprio questa razza: lo standard cita anche il suo naso, dicendo che è degno di nota. Non è un segugio, ma è un levriero che usa l’olfatto più di altri, e questo lo rende adatto anche alle attività di ricerca olfattiva.
Il collare giusto è quello largo da levriero: su un collo lungo e una testa stretta i collari normali sfilano.
Microchip registrato e GPS sul collare completano il quadro: un levriero lanciato copre chilometri.
Predatorio, altri animali e la voce

Il predatorio è alto: gatti sconosciuti, conigli, galline e cani molto piccoli che corrono sono prede ai suoi occhi. Con i gatti di casa la convivenza si costruisce da cucciolo, con presentazioni graduali e vie di fuga per il gatto.
Con gli animali da cortile la gestione è fisica: recinti separati. Non è una questione di carattere.
Con gli altri cani, se socializzato bene, va d’accordo, e come tutti i levrieri sta volentieri con i suoi simili.
La voce è la particolarità di questa razza. Lo standard dice che è vigile e che l’istinto di proteggere casa e persone è sviluppato: significa che segnala chi arriva, cosa che un Greyhound quasi non fa.
Non è un abbaiatore compulsivo, ma in condominio la cosa va gestita da subito, con lo schema di sempre: non si punisce l’abbaio, si toglie il motivo e si premia il silenzio.
E c’è un equivoco da evitare: vigile non vuol dire da difesa. Lo standard dice esplicitamente che non è aggressivo né cattivo, e spingerlo in quella direzione sarebbe un errore.
Corsa, coursing e movimento

Un Magyar Agar non ha bisogno di correre molto: ha bisogno di correre forte, e su questa razza c’è una precisazione che le altre non hanno: rende meglio sulle distanze lunghe.
Il fabbisogno tipico è di un’ora e mezza al giorno di passeggiate, più qualche galoppata libera a settimana in uno spazio chiuso. Il resto del tempo dorme.
Il coursing – la corsa dietro a uno zimbello su un percorso con le svolte – è l’attività per cui è costruito, e in Ungheria è il modo in cui la razza continua a essere selezionata.
Le corse in pista sono l’altra strada, e qui il Magyar Agar dà il meglio proprio sui percorsi più lunghi.
La ricerca olfattiva è l’attività a cui pochi pensano per un levriero, ma con questa razza ha senso: lo standard cita il suo naso come degno di nota.
Attenzione all’età: prima dei dodici-diciotto mesi niente sforzi ripetuti né svolte strette. E attenzione al caldo: un levriero che galoppa a trenta gradi è un rischio.
Sul freddo, invece, questa razza se la cava meglio delle altre: pelo ruvido, sottopelo invernale e pelle più spessa. Ma un cappottino sotto la pioggia gelata non fa male a nessuno.
Gli errori tipici con un Magyar Agar
Il primo è scioglierlo in campo aperto perché fino a ieri tornava. Basta una lepre.
Il secondo è trattarlo come un cane da difesa perché lo standard dice che è vigile. Vigile vuol dire che avvisa, non che morde, e lo standard specifica che non è aggressivo.
Il terzo è usare la durezza: è un cane sensibile, e lo standard usa proprio questa parola. Con i metodi coercitivi si chiude.
Il quarto è farlo correre troppo presto, prima che le cartilagini di accrescimento siano chiuse.
Il quinto è lasciarlo fuori tutto l’anno perché è rustico. Regge il freddo meglio di un Greyhound, ma resta un cane da casa che vuole stare con la famiglia.
Il sesto è non farlo mai galoppare. Un levriero che non corre non diventa iperattivo: diventa un cane spento, e non è un buon risultato.

