Allevamento del Leonberger
Quanto costa un cucciolo, i 16 affissi italiani e i test del DNA da pretendere
Il Leonberger in Italia è una razza rara: 112 cuccioli iscritti nel 2024 e appena 16 allevamenti con affisso ENCI. Qui trovi i prezzi, i numeri e le domande che su questa razza contano più di tutte.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Leonberger

Un cucciolo con pedigree ENCI, genitori radiografati e test genetici in regola costa fra i 1.500 e i 2.500 euro. È una forbice alta per l’Italia, e il motivo sta nei numeri: con poco più di cento cuccioli l’anno in tutto il paese, ogni cucciolata è un evento programmato.
Ma su questa razza il prezzo d’acquisto è la voce meno importante del conto, e va messo in chiaro prima di firmare. Un cane da settanta chili mangia in proporzione, e ogni trattamento veterinario (farmaci dosati sul peso, anestesia, chirurgia) costa in proporzione alla mole. Fra cibo, prevenzione e cure si viaggia sui 150-250 euro al mese.
Va aggiunta una considerazione onesta: in una razza in cui il cancro è la prima causa di morte, le spese veterinarie degli ultimi anni possono essere importanti. Un’assicurazione sanitaria, su un Leonberger, ha senso più che su quasi ogni altro cane.
Un avviso sui colori: nero, nero focato, marrone e argento non sono varianti rare, sono difetti eliminatori. Se un annuncio propone un «Leonberger nero» a prezzo maggiorato, sta vendendo un cane fuori standard, quando non un meticcio.
Le iscrizioni ENCI anno per anno
La discesa è lenta e costante: 178 cuccioli nel 2017, 140 nel 2020, 111 nel 2022 e 112 nel 2024. In dieci anni fanno 1.411 cani, circa centoquaranta all’anno in tutta Italia.
È la stessa traiettoria di quasi tutti i giganti europei, e le ragioni sono note: costi di mantenimento, spazio richiesto, spese veterinarie e una vita media breve che pesa sulla scelta delle famiglie.
Gli allevamenti con affisso ENCI sono 16: cinque in Piemonte, tre in Umbria, tre in Emilia Romagna, e poi Lombardia, Toscana e Puglia con uno ciascuna. Sedici in tutto il paese.
Che cosa significa in pratica: attesa di mesi, quasi certamente un viaggio, e molto probabilmente una lista. Ma significa anche che sei entrato in un mondo piccolo, dove gli allevatori si conoscono tutti e i test genetici sono un argomento di conversazione normale.
I test del DNA e la domanda sull’età
Su questa razza i controlli sono due gruppi. Il primo sono le radiografie ufficiali di anca e gomito di entrambi i genitori, che sono esami diversi e su un cane da settanta chili non sono negoziabili.
Il secondo sono i test del DNA per la polineuropatia: LPN1, LPN2 e LEMP. Un allevatore di Leonberger sa perfettamente cosa sono, li fa e ti mostra i referti senza che tu debba insistere.
Ma qui va aggiunta una cosa che un allevatore onesto ti dirà per primo, e che è il modo migliore per capire con chi hai a che fare: LPN1 e LPN2 insieme spiegano solo il 40-45% dei casi di polineuropatia. Esistono altre forme per cui il test non c’è ancora. Chi ti dice che coi genitori testati il problema è risolto al cento per cento sta semplificando; chi ti spiega questo limite conosce la sua razza.
E poi c’è la domanda che su un Leonberger vale più di ogni certificato: quanti anni sono vissuti i suoi cani, e di cosa sono morti? In una razza in cui il cancro pesa fra il 34 e il 45% dei decessi, un allevatore che tiene traccia della longevità delle sue linee e ne parla apertamente sta facendo l’unica cosa che può migliorare la razza.
Infine l’osservazione diretta: vedere la madre coi cuccioli nel posto dove sono nati, e capire come vivono. Un Leonberger cresciuto in casa, in mezzo alla famiglia e ai rumori quotidiani, parte con un vantaggio enorme su quell’indifferenza verso il rumore che lo standard chiede.

