Addestramento ed educazione del Laika Russo-Europeo

Richiamo, abbaio e predatorio: come si lavora con un cane da caccia nordico

Il Laika Russo-Europeo è stato selezionato per cercare la selvaggina da solo, lontano dal conduttore, e segnalarla abbaiando. Tutto quello che serve sapere sull’addestramento parte da questa frase.

In questa pagina: il richiamo, la gestione dell’abbaio, il predatorio, la recinzione e le attività che gli danno un senso quando non si va a caccia.

Sommario

Il richiamo, e perché serve il GPS

Testa di un cane da orso della Carelia con il collare GPS da caccia

Il richiamo va costruito dal primo giorno e non si dà mai per acquisito. Un laika che sente una traccia non ti sta disobbedendo: sta facendo esattamente il mestiere per cui è stato selezionato.

Nella foto: un cane da orso della Carelia con il collare GPS. Nei paesi nordici, per i cani da caccia che lavorano lontano, è la norma.

Le regole pratiche sono poche. Si comincia da cucciolo, in spazi chiusi, quando ti segue già di suo. Il richiamo si paga sempre e bene, e non si usa mai per chiamarlo a fare qualcosa che non gli piace.

Fuori si usa la longhina da dieci o quindici metri, per anni: è lo strumento che permette di allenare il richiamo in mezzo agli odori veri senza insegnargli che ignorarvi funziona.

Non si insegue mai un cane che si allontana: si va nella direzione opposta chiamandolo con voce allegra.

E poi la parte scomoda: in bosco il richiamo di un laika non sarà mai affidabile al cento per cento. Il microchip registrato e un GPS sul collare non sono un vezzo, sono l’assicurazione di chi vive con un cane che si allontana per mestiere.

Il rumore: un cane che abbaia per lavoro

L’abbaio non è un difetto da correggere, è lo strumento di lavoro della razza: il laika trova la selvaggina, la blocca e segnala abbaiando finché arriva il cacciatore.

In condominio o in una villetta a schiera questa cosa diventa un problema quotidiano, e ha senso saperlo prima e non dopo.

Quello che si può fare passa da un principio: non si punisce l’abbaio, si toglie il motivo. Un laika che abbaia in giardino è quasi sempre un laika annoiato, o un laika con la vista sulla strada.

Le mosse concrete: schermare la recinzione dove passa la gente, non lasciarlo fuori da solo per ore, riempirgli la giornata di attività olfattiva, insegnargli un comando di silenzio premiando i secondi in cui sta zitto invece di urlare quando abbaia.

E la verità che nessuno dice: un laika che ha lavorato la mattina, la sera dorme. Il rumore, in questa razza, è quasi sempre il sintomo di una giornata vuota.

Predatorio, altri animali e recinzione

Il predatorio è alto e non si toglie con l’educazione. Come tutte le laike, però, il Russo-Europeo distingue benissimo il domestico dal selvatico: il gatto di casa, se cresce con lui, entra nella famiglia. Quello del vicino, no.

Con galline, conigli e animali da cortile la gestione è fisica, cioè recinti separati. Non è una questione educativa e non passa con l’età.

Con gli altri cani serve socializzazione nei primi mesi. Con i soggetti dello stesso sesso può essere deciso, e due maschi adulti in casa vanno valutati con onestà.

La recinzione è la spesa più importante che farai: alta almeno un metro e ottanta, con le fondamenta interrate o la rete piegata verso l’interno alla base. Questo cane salta e scava, e quando esce da solo torna quando ha finito, non quando lo chiamate.

Cosa fargli fare se non si va a caccia

Un laika senza lavoro è un cane infelice, e un cane infelice in questa razza si vede subito: abbaia, scava, scappa. Quasi tutto quello che gli serve passa dal naso e dalle gambe.

Il dog trekking è la sua attività naturale: ore di cammino con qualsiasi tempo, e un cane che al ritorno è ancora fresco.

La nose work e la ricerca olfattiva sono l’attività che gli somiglia di più, perché usano la testa come la userebbe nel bosco: cerca da solo, trova, segnala.

La pista di sangue è la disciplina più vicina al suo mestiere vero, e in molte zone d’Italia il recupero degli ungulati feriti è un servizio richiesto.

Il canicross e la corsa attaccato alla bicicletta funzionano bene con un cane da venti chili abituato alle distanze, purché si aspetti la chiusura delle cartilagini di accrescimento e non si esageri con il caldo.

L’attivazione mentale in casa – tappetini olfattivi, ricerca del cibo nascosto, problem solving – copre le giornate di pioggia e serve più di quanto sembri.

Quello che non funziona è l’obbedienza formale ripetuta: non è un cane da esercizi al piede, e insistere su quel terreno vuol dire litigarci ogni giorno.

Gli errori tipici con un laika

Il primo è trattarlo come un cane nordico da slitta. Non lo è: è un cane da caccia che lavora in autonomia. La somiglianza finisce al pelo e alle orecchie.

Il secondo è sguinzagliarlo troppo presto perché da cucciolo torna sempre. Torna finché il mondo non diventa più interessante di te, e succede fra i sei e i dodici mesi.

Il terzo è usare la forza. Con un cane indipendente il metodo duro produce un cane che si chiude, mai un cane che collabora.

Il quarto è lasciarlo solo in giardino tutto il giorno pensando che lo spazio basti. Non basta: servono compagnia e qualcosa da fare.

Il quinto è saltare la socializzazione nei primi mesi e ritrovarsi a due anni un cane che non tollera i suoi simili.

Il sesto è pretendere obbedienza immediata: questo cane valuta, decide e poi esegue.