Addestramento ed educazione del Laika della Siberia Orientale

Un cane che lo standard definisce molto indipendente: come si lavora

C’è una parola, nello standard del Laika della Siberia Orientale, che spiega tutto il capitolo addestramento: very independent when hunting, molto indipendente quando caccia. Non è un cane che chiede il permesso.

In questa pagina: il richiamo, la gestione dell’abbaio, il predatorio sulla selvaggina grossa, la recinzione e le attività che gli danno un senso quando non si va a caccia.

Sommario

Il richiamo, con un cane che lavora lontano

Laika della Siberia Orientale rosso e bianco in piedi sulla neve

Questo cane è stato selezionato per allontanarsi e cercare da solo. Quando segue una traccia non ti sta disobbedendo: sta facendo il suo mestiere, e il mestiere per lui viene prima.

Si comincia da cucciolo, in spazi chiusi, quando ti segue già di suo. Il richiamo si paga sempre e bene, e non si usa mai per chiamarlo a fare qualcosa che non gli piace.

Fuori si usa la longhina da dieci o quindici metri, per anni. È lo strumento che permette di allenare il richiamo in mezzo agli odori veri senza insegnargli che ignorarvi funziona.

Non si insegue mai un laika che si allontana: si va nella direzione opposta chiamandolo con voce allegra. Correndogli dietro si trasforma la fuga in un gioco che vince lui.

E poi la parte scomoda: in bosco o in campagna aperta il richiamo di questa razza non sarà mai affidabile al cento per cento. Chi la sceglie deve accettare che libero ci vada solo dove può permetterselo, e che un GPS sul collare non è un vezzo.

Abbaio, guardia e vita in famiglia

L’abbaio è lo strumento di lavoro della razza: il laika trova la selvaggina, la blocca e segnala abbaiando finché arriva il cacciatore. Un cane selezionato per farlo lo fa anche in giardino.

Non si punisce, si toglie il motivo: schermare la recinzione dove passa la gente, non lasciarlo fuori da solo per ore, riempirgli la giornata e premiare i secondi di silenzio invece di urlare quando abbaia.

Sulla guardia conviene essere chiari, perché è un fraintendimento comune: questo cane non è un guardiano. Lo standard lo vuole amichevole, gentile e fiducioso verso le persone e mette la leggera intolleranza fra i difetti gravi. Segnala chi arriva e poi gli fa festa.

In famiglia è affettuoso e discreto, e con i bambini funziona bene se i bambini sanno comportarsi con un cane da venticinque chili. Non è appiccicoso e non chiede attenzioni continue.

Con i cani dello stesso sesso può essere deciso: la socializzazione nei primi mesi è la differenza fra un cane che convive e uno che si irrigidisce a ogni incontro.

Predatorio, selvaggina grossa e recinzione

Laika della Siberia Orientale color zibellino e bianco visto di profilo

Lo standard scrive che la passione per la caccia è pronunciata soprattutto sulla selvaggina grossa. È una frase che cambia la gestione quotidiana: questo non è un cane che insegue e basta, è un cane che affronta e tiene a bada.

Con galline, conigli e animali da cortile la gestione è fisica: recinti separati. Non è una questione educativa, e sperare che passi con l’età non serve.

Con i gatti di casa la convivenza funziona se si costruisce da cucciolo. Con quelli sconosciuti, no: le laike distinguono benissimo il domestico dal selvatico, e il gatto del vicino sta nella seconda categoria.

La recinzione è la spesa più importante che farai: alta almeno un metro e ottanta, con le fondamenta interrate o la rete piegata verso l’interno alla base. Questo cane salta e scava.

Il microchip registrato e un GPS sul collare completano il quadro. Un laika che esce da solo non scappa per dispetto: va a lavorare, e torna quando ha finito.

Cosa fargli fare se non si va a caccia

Laika della Siberia Orientale fulvo e bianco di profilo su fondo azzurro

Un laika senza lavoro diventa un problema, e in questa razza il problema ha sempre la stessa forma: abbaia, scava, scappa. Quasi tutto quello che gli serve passa dal naso e dalle gambe.

Il dog trekking è la sua attività naturale: ore di cammino in montagna, con qualsiasi tempo, e un cane che al ritorno non è nemmeno stanco.

La nose work e la ricerca olfattiva riproducono esattamente quello che farebbe nel bosco: cercare da solo, trovare, segnalare.

La pista di sangue è la disciplina più vicina al suo mestiere, e in molte zone d’Italia il recupero degli ungulati feriti è un servizio richiesto.

Il canicross e la corsa attaccato alla bici funzionano bene con un cane da venticinque chili abituato alle distanze, purché si aspetti la chiusura delle cartilagini di accrescimento e non si esageri con il caldo.

L’attivazione mentale in casa – tappetini olfattivi, ricerca del cibo, problem solving – copre le giornate di pioggia e serve più di quanto sembri.

Quello che non funziona è l’obbedienza formale ripetuta: non è un cane da esercizi al piede, e insistere su quel terreno vuol dire litigarci ogni giorno.

Gli errori tipici con questa razza

Il primo è scambiarlo per un cane da guardia perché è grosso e siberiano. Lo standard dice il contrario, e chi lo compra per quello resta deluso.

Il secondo è trattarlo come un cane da slitta. Non lo è: è un cane da caccia che lavora in autonomia. La somiglianza finisce al pelo e alle orecchie.

Il terzo è sguinzagliarlo troppo presto perché da cucciolo torna sempre. Torna finché il mondo non diventa più interessante di te, e succede fra i sei e i dodici mesi.

Il quarto è usare la forza. Con un cane indipendente il metodo duro produce un cane che si chiude, mai un cane che collabora.

Il quinto è lasciarlo solo in giardino tutto il giorno pensando che lo spazio basti. Non basta: serve compagnia e serve qualcosa da fare.

Il sesto è pretendere obbedienza immediata. Questo cane valuta, decide e poi esegue. Quel mezzo secondo non è sfida: è la razza.