Storia ed origine del Laika della Siberia Occidentale
Dai cani dei Khanty e dei Mansi alla razza da caccia più diffusa della Russia
Il Laika della Siberia Occidentale non è stato creato da un allevatore: è stato raccolto. Alle spalle ha secoli di cani da caccia dei popoli Khanty e Mansi, negli Urali e nella pianura siberiana, e appena un secolo di lavoro cinologico.
In questa pagina: chi erano le laike Vogul e Ostyak, cosa è successo nel 1947 quando due popolazioni sono diventate una razza sola, e come si è arrivati allo standard FCI di oggi.
Sommario
Le laike dei Khanty e dei Mansi

Prima delle razze c’erano i cani dei popoli del nord. I Khanty e i Mansi, che i russi chiamavano rispettivamente Ostiachi e Voguli, allevavano da generazioni cani da caccia adattati alla taiga: neve profonda, temperature sotto lo zero per mesi, bosco fitto.
Non c’erano registri e non c’erano standard. La selezione la faceva il lavoro: un cane che non trovava la selvaggina, che non reggeva il freddo o che non tornava non veniva riprodotto, e in economie di sussistenza la cosa era molto meno sentimentale di come la raccontiamo oggi.
Il risultato è un cane che oggi chiameremmo primitivo: rustico, longevo, con un calore all’anno, capace di cercare da solo e di decidere da solo.
La caccia agli uccelli acquatici era parte importante della vita di questi popoli, ed è il motivo per cui il laika occidentale entra in acqua e riporta più volentieri delle altre laike.
Il primo documento che mette per iscritto qualcosa su questi cani è l’album delle laike di A. A. Shirinsky-Shikhmatov, pubblicato nel 1895: una rassegna dei cani nordici dalle orecchie a punta, dove compaiono nomi di popolazioni locali che oggi non esistono più come razze.
Dalle laike Vogul e Ostyak a una razza sola

All’inizio del XX secolo i cinologi russi scrivono i primi standard: uno per la laika Vogul, cioè quella dei Mansi, e uno per la laika Ostyak, quella dei Khanty. Erano descrizioni di popolazioni locali, non ancora di una razza.
Nella foto: un soggetto di tipo Khanty, quello dalla testa più larga.
Fino al 1930 non esistono registrazioni di una razza chiamata laika della Siberia occidentale: il nome girava fra i cacciatori, ma non c’era un libro genealogico dietro.
La Seconda guerra mondiale spezza tutto quello che era stato avviato, e l’allevamento con registrazioni riparte solo nel 1946.
L’anno dopo, nel 1947, arriva la decisione che crea la razza: una nuova classificazione delle laike propone di unire i discendenti dei cani Khanty e Mansi, che erano strettamente imparentati, in una sola razza. Nella stessa riorganizzazione nascono le altre laike sovietiche: la Russo-Europea, quella della Siberia Orientale e la Carelo-finnica.
Lo standard della Zapadno-Sibirskaya Laika viene approvato nel 1952. Ma i nomi vecchi resistono: ancora nei primi anni Sessanta parte dei cacciatori continuava a dire laika Mansi.
Il cane da caccia più diffuso della Russia

Lo standard FCI, che di solito è avaro di superlativi, su questa razza scrive una frase netta: oggi la Zapadno-Sibirskaya Laika è la razza da caccia più diffusa in Russia, presente in tutte le aree boschive del paese dalla Carelia alla Kamchatka.
Nella foto: un francobollo sovietico del 1965 dedicato al laika siberiano, raffigurato mentre segnala uno scoiattolo. Il francobollo non ritrae un soggetto reale della razza, ma racconta bene che lavoro faceva.
La diffusione non è casuale: nell’economia sovietica la caccia da pelliccia era un settore vero, e lo zibellino e lo scoiattolo si cacciavano con il cane. Un laika che trovava e teneva ferma la preda sull’albero valeva molto più di un cane da compagnia.
Da lì è passata la selezione moderna: i canili delle società di caccia hanno raccolto i soggetti con qualità di lavoro stabili e li hanno distribuiti in tutti i centri cinologici della Federazione Russa.
In FCI la razza ha il numero 306 ed è classificata nel gruppo 5, sezione dei cani nordici da caccia, con prova di lavoro: uno dei pochi casi, in quel gruppo, in cui il titolo di campione passa anche dal campo.
Lo standard oggi in vigore è datato 13 ottobre 2010, nella versione inglese pubblicata il 2 marzo 2011.
Le tre laike riconosciute dalla FCI

La riorganizzazione del 1947 non ha prodotto una razza sola, ne ha prodotte diverse, e tre di queste sono oggi razze FCI a pieno titolo. Chi guarda le foto le confonde: chi legge gli standard, no.
Nella foto: un Laika Russo-Europeo, la terza razza della famiglia.
Il Laika Russo-Europeo (standard 304) viene dalle foreste della Russia europea: Komi, Udmurtia, Arkhangelsk, Yaroslavl, Tver, Mosca. È il più piccolo dei tre, 52-58 cm nei maschi, e ha un mantello inconfondibile: nero e bianco o bianco e nero.
Il Laika della Siberia Orientale (standard 305) è il più grande, 57-64 cm nei maschi, e viene dai cani tungusi, yakuti, pre-baikaliani e pre-amuriani. Ha ottenuto lo status di razza nel 1947, lo standard provvisorio nel 1949 e quello definitivo solo nel 1981. I colori tipici sono il nero focato e il nero e bianco.
Il Laika della Siberia Occidentale (standard 306) sta in mezzo come taglia ed è di gran lunga il più numeroso dei tre, in Russia come all’estero.
C’è poi una quarta laika nata dalla stessa riorganizzazione, la Carelo-finnica, che la FCI riconosce oggi come Spitz finlandese: una storia a parte, finita in un’altra casella della nomenclatura.
Come lavora un laika

La tecnica di caccia del laika ha un nome preciso in inglese, bark pointer, e non ha equivalenti nella tradizione italiana: il cane cerca da solo, trova la selvaggina, la blocca e abbaia finché il cacciatore arriva.
Nella foto: un francobollo sovietico del 1988 con dei laika della Siberia Orientale, la razza sorella, mentre tengono a bada un orso.
Su uno scoiattolo o su una martora il lavoro è verticale: il cane mette l’animale sull’albero e resta sotto a segnalare. Su alce e cinghiale è un lavoro di contenimento, fatto di finte e di distanza, che dura finché serve.
Lo standard FCI dice che è ugualmente motivato sul pelo e sulla penna, ed è raro: la maggior parte dei cani da caccia è specializzata su una cosa sola.
In Russia le prove di lavoro sono organizzate per specie – scoiattolo, martora, zibellino, volpe, cinghiale, alce, orso, selvaggina di bosco e acquatica – e i diplomi ottenuti finiscono sul libretto di lavoro del cane. Sono quei diplomi, non le esposizioni, a fare il valore di un riproduttore.
I cuccioli cominciano a mostrare la cosa presto: fra i quattro e i dieci mesi molti iniziano già a segnalare da soli quello che trovano.

