Allevamento del Kromfohrlander
Zero cuccioli in Italia: si guarda alla Germania, e si chiedono i test
In Italia il Kromfohrlander non si alleva: le API dell’ENCI, sul codice 192, registrano zero nascite e zero affissi. La razza vive in area tedesca, dove è nata nel 1945 e dove ha il suo club.
In questa pagina: quanto costa, dove si cerca, i due test del DNA che in questa razza non sono negoziabili e cosa guardare in una cucciolata.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Kromfohrlander
In Germania un cucciolo con pedigree, da un allevatore del club e con i test fatti, costa indicativamente fra i 1.200 e i 1.800 euro. Le cucciolate sono poche e le liste di attesa sono reali: mesi, non settimane.
In Italia non c’è un listino perché non c’è offerta. Se trovi un annuncio italiano, la prima cosa da chiedere è il pedigree: un cane bianco e marrone di taglia media non è automaticamente un Kromfohrlander.
Alle spese del cucciolo si aggiunge il viaggio, che per la Germania è gestibile: si va a prenderlo, si vedono la madre e la cucciolata, si parla con l’allevatore. In una razza con questi problemi genetici, andare di persona non è un lusso.
Il mantenimento è quello di un cane da dodici-sedici chili: fra 600 e 900 euro il primo anno tra vaccinazioni, microchip, sverminazioni ed eventuale sterilizzazione, e 60-90 euro al mese dopo.
La toelettatura dipende dalla varietà: nel pelo ruvido serve lo stripping ogni due o tre mesi – fra i 30 e i 50 euro a seduta se lo fa un professionista – nel liscio basta la spazzola.
Dove si cerca, e cosa chiedere

Il riferimento è il club tedesco della razza, che tiene il libro genealogico e che pubblica le cucciolate disponibili. Esistono allevatori anche in Svizzera, nei Paesi nordici e nei Paesi Bassi.
La prima domanda, in questa razza, riguarda i test del DNA: ipercheratosi ereditaria dei cuscinetti (HFH) e von Willebrand di tipo I. Sono due test economici e disponibili, e un allevatore serio ce li ha già per entrambi i genitori.
La seconda riguarda la consanguineità: chiedi il coefficiente della cucciolata e come l’allevatore lo gestisce. In una razza nata da due cani nel 1945 è la domanda più importante di tutte.
La terza riguarda i casi in famiglia: epilessia, cataratta, cistinuria, malattie autoimmuni. Non ci sono test, ma un allevatore che tiene traccia della salute dei suoi cani sa rispondere.
La quarta riguarda il carattere dei genitori: lo standard mette la timidezza fra le squalifiche, e in una razza da compagnia un cane pauroso è un problema quotidiano. Dieci minuti con la madre valgono più di dieci descrizioni.
E la quinta riguarda la varietà: pelo ruvido o liscio? Nella stessa cucciolata possono esserci entrambi, e la scelta cambia la toelettatura per quindici anni.
Cosa guardare in una cucciolata
Il primo controllo è la maschera: macchie marroni su guance, sopra gli occhi e orecchie, divise da una lista bianca il più simmetrica possibile. È il tratto tipico della razza e a otto settimane si vede già.
Il secondo è il colore: fondo bianco con macchie o sella dal marrone chiaro al marrone molto scuro. Le punte nere sono ammesse se il sottopelo è marrone.
Il terzo sono gli occhi: mai azzurri – è una squalifica dello standard – e ben pigmentati.
Il quarto è la bocca: chiusura corretta, perché prognatismo ed enognatismo squalificano, e attenzione ai denti mancanti: lo standard esclude i cani a cui manchino più di due molari o più di tre premolari.
Il quinto è il pelo: si capisce già se sarà ruvido o liscio, e nel ruvido la barba comincia a comparire presto.
Il sesto è il comportamento: cuccioli curiosi, che vengono avanti, che si fanno prendere in mano. In una razza in cui la timidezza è squalificante, un cucciolo che si nasconde è un segnale da non ignorare.
E il settimo sono le carte: pedigree, esiti dei due test del DNA per entrambi i genitori e – se l’allevatore lo fornisce – il coefficiente di consanguineità. In questa razza sono la differenza fra comprare bene e comprare a caso.

