Allevamento del Korean Jindo
Perché e così difficile trovarne uno e cosa chiedere
Il Korea Jindo Dog è difficile da trovare per una ragione che nessun’altra razza ha: non è una questione di moda o di numeri, è la legge coreana che ne limita l’uscita dall’isola.
In questa pagina: come funziona la tutela, quanto costa, dove si cerca un cucciolo e cosa chiedere a un allevatore.
Sommario
Perché il Korean Jindo è così difficile da trovare
Dal 1962 il Jindo è monumento naturale numero 53 della Corea del Sud, tutelato dalla legge sulla protezione del patrimonio culturale. È lo stesso tipo di protezione che riguarda i monumenti storici.
Le regole che ne derivano sono precise. Solo i cani nati sull’isola di Jindo possono essere registrati ufficialmente come Jindo dal governo, e solo dopo un’ispezione. A sei mesi ogni cucciolo sostiene una valutazione morfologica: chi la supera viene microchippato ed entra nel registro. Sull’isola i cani registrati sono oltre seimila.
E poi la regola decisiva: i cani registrati non possono lasciare l’isola. Per portarne dentro altri serve un permesso governativo, e il cane che entra deve essere sterilizzato.
Il risultato è che i Jindo che si trovano fuori dalla Corea non sono cani dell’isola: sono discendenti di soggetti usciti prima che le regole diventassero così strette, oppure cani nati sulla terraferma coreana e non registrati come patrimonio nazionale.
È una distinzione da conoscere prima di parlare con un allevatore, perché è la prima cosa che un venditore poco serio userà per gonfiare il prezzo.
Quanto costa e dove si cerca un cucciolo di Jindo
In Italia un prezzo non esiste, perché non esiste la razza: zero cuccioli iscritti all’ENCI e zero affissi. La forbice utile è quella delle razze asiatiche rare in Europa, fra i 1.500 e i 2.500 euro per un cucciolo con pedigree.
Le strade concrete sono due. La prima sono i pochi allevamenti europei, che si trovano attraverso i club dedicati alle razze asiatiche e le esposizioni internazionali. La seconda sono gli Stati Uniti, dove la razza è arrivata con l’emigrazione coreana e con le basi militari, e dove esiste una comunità di allevatori più strutturata.
Ai costi del cucciolo vanno aggiunte le spese di importazione: microchip, passaporto, antirabbica con i tempi previsti, eventuale titolazione anticorpale e trasporto.
Il mantenimento è quello di un cane da venti chili, 60-90 euro al mese, e la toelettatura non costa niente: una spazzolata a settimana, tutti i giorni nelle due mute.
La voce che non va dimenticata è la recinzione: alta, solida e interrata. Un Jindo che decide di esplorare, esplora.
Cosa chiedere a un allevatore
Le domande sanitarie sono quelle delle razze asiatiche native, perché per il Jindo non esiste un programma dedicato come quello di altre razze.
Le anche con radiografia ufficiale, le rotule e una visita oculistica da uno specialista: sono i tre controlli che un allevatore serio fa ai riproduttori.
Poi la domanda specifica delle razze rare fuori dal loro paese: come viene gestita la consanguineità. Con pochi soggetti disponibili in Europa, è il problema numero uno, e la qualità della risposta ti dice tutto.
Sul carattere: chiedi di vedere la madre e come reagisce agli estranei. Nel Jindo la vigilanza è normale, l’aggressività o la timidezza eccessiva no: sono difetti da squalifica.
Chiedi dove crescono i cuccioli e con quali stimoli: in una razza primitiva e diffidente le prime otto settimane pesano moltissimo.
E aspettati domande da parte sua: dove vivi, che recinzione hai, se hai altri cani. Su quest’ultimo punto un allevatore che conosce la razza insisterà, perché lo standard è chiaro sul fatto che il Jindo non ama gli altri animali.
Il Korean Jindo in Italia
La situazione italiana si riassume in due zeri: nessun cucciolo registrato all’ENCI e nessun affisso attivo per la razza.
Non è un caso e non è un giudizio sulla razza: è la conseguenza diretta della tutela coreana, che ha limitato per decenni l’uscita di soggetti dall’isola, unita al fatto che il riconoscimento FCI è arrivato solo nel 2005.
Chi in Italia ha un Jindo lo ha quasi sempre importato o adottato all’estero, spesso negli Stati Uniti, dove esistono anche associazioni che si occupano del recupero di Jindo e meticci di Jindo.
Un consiglio pratico, e vale doppio in questa razza: prima di importare un cucciolo, passate del tempo con un adulto. Un Jindo di tre anni, con la sua diffidenza verso gli estranei e la sua fedeltà assoluta a una persona sola, è un cane che va conosciuto dal vivo per capire se fa per te.
E se la risposta è sì, sappiate che state prendendo un cane per sempre: lo dice il suo standard, con una frase che nessun altro documento FCI contiene, cioè che non perderà mai l’affetto verso colui che lo ha cresciuto da cucciolo.

