Addestramento ed educazione del Kishu
Cosa fare nei primi mesi con uno Spitz giapponese da caccia
Il Kishu è un cane primitivo: impara benissimo, ma decide da solo se una richiesta ha senso. Lo standard non descrive il suo carattere, ma dice una cosa che orienta tutto il lavoro: la timidezza è un difetto eliminatorio.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il richiamo e l’istinto predatorio, quanto movimento serve e gli errori tipici.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

La prima è la socializzazione. Il Kishu è riservato per natura, e i mesi fra le otto settimane e i sei mesi decidono se da adulto sarà un cane sicuro o un cane che si nasconde. Ricorda che per lo standard un Kishu timido è fuori razza.
Fallo incontrare persone, cani equilibrati, superfici, rumori, città. Con un cane giapponese l’approccio giusto è lasciar decidere a lui i tempi: gli estranei non devono assalirlo di coccole, devono semplicemente esserci senza che succeda niente di brutto.
La seconda priorità è il richiamo, e ci si lavora per anni. Un cane selezionato per cercare il cinghiale in montagna non torna per gentilezza: torna se hai costruito da cucciolo l’abitudine che tornare conviene sempre.
Terza: la condotta al guinzaglio e la gestione degli spazi. Recinzione alta e interrata, cancelli chiusi, longhina nei posti aperti.
Sul metodo: rinforzo positivo e nient’altro. I cani giapponesi rispondono alla durezza chiudendosi, e con un Kishu quella porta si riapre a fatica.
Il richiamo e l’istinto predatorio del Kishu
È il capitolo che decide dove potrai andare insieme. Il Kishu è un cane da cinghiale: l’istinto predatorio non è un difetto da correggere, è la ragione per cui la razza esiste.
In pratica vuol dire che un odore interessante e uno spazio aperto sono una combinazione che può finire con te che lo cercate per un’ora. Non per disobbedienza, ma perché sta facendo il suo mestiere.
La gestione onesta è quella di tutti i primitivi: longhina da cinque o dieci metri nei posti aperti, libertà solo in aree recintate o in posti conosciutissimi, recinzione seria a casa.
Con gatti, galline e conigli il discorso è lo stesso: se cresce con loro può imparare a rispettarli in casa, ma un animale che scappa all’aperto attiva un programma che non passa per l’obbedienza.
Una cosa che aiuta molto, e che i giapponesi usano da sempre: dare al cane un lavoro di naso. Un Kishu che ha usato la testa e il naso per un’ora è un cane completamente diverso da un Kishu che ha solo camminato al guinzaglio.
Quanto movimento serve a un Kishu

Molto, e di quello vero: almeno due ore al giorno fra movimento e testa, con una uscita lunga a settimana in un posto ampio. È un cane costruito per stare fuori tutto il giorno su terreni ripidi.
Le attività che gli calzano sono quelle di naso e di gambe: dog trekking, mantrailing, nose work, ricerca in ambiente, pista di sangue. Rispettano il suo modo di lavorare, cioè da solo e con la testa bassa.
Nella stagione fredda va benissimo anche il canicross. D’estate invece si ridimensiona tutto: alba e sera, ombra, acqua, e mai sforzi nelle ore calde.
Quello che non funziona è l’obbedienza pura come unica attività: non è che non impari, è che non gli interessa, e un Kishu annoiato scava, scappa e si inventa qualcosa.
Sul pelo: una spazzolata a settimana nella normalità e tutti i giorni durante le due mute annuali, che con un sottopelo così fitto sono impegnative. Bagni pochissimi.
Gli errori tipici con un Kishu
Prenderlo perché somiglia a uno Shiba grande. È un cane da caccia al cinghiale, non un cane da città.
Usare le maniere forti. Si chiude e smette di collaborare.
Fidarsi del richiamo troppo presto. La longhina nei posti aperti è buonsenso, non pessimismo.
Sottovalutare la recinzione. Salta, scava e ragiona.
Saltare la socializzazione. In una razza dove la timidezza è un difetto eliminatorio, è il lavoro più importante dei primi mesi.
Tenerlo in appartamento senza uscite lunghe. Non abbaia molto, ma la noia esce da un’altra parte.
Importarlo senza aver mai visto un adulto. Con una razza che in Italia non esiste, prima di comprare un cucciolo ha senso fare un viaggio o parlare a lungo con chi ne ha uno.

