Allevamento del King Charles Spaniel
Quanto costa un cucciolo, cosa chiedere e i numeri italiani
Il King Charles Spaniel in Italia è una rarità: 120 cuccioli iscritti all’ENCI in dieci anni e due soli affissi attivi. Il suo parente Cavalier, nello stesso periodo, ne ha fatti migliaia.
In questa pagina: quanto costa, come si cerca un cucciolo, la domanda sanitaria che viene prima di tutte e i numeri anno per anno.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di King Charles Spaniel
Un cucciolo con pedigree costa in Italia fra i 1.500 e i 2.500 euro. È una forbice da razza rara: con una dozzina di cuccioli l’anno in tutto il paese, il prezzo lo fa la disponibilità.
Quel prezzo comprende prima vaccinazione, microchip, sverminazioni, iscrizione al libro genealogico, controlli sanitari dei riproduttori e due mesi di cuccioli cresciuti in casa.
Il cucciolo senza pedigree è da evitare, e in questa razza per un motivo molto concreto oltre a quelli soliti: senza documenti nessuno può garantirvi che quello che state comprando sia un King Charles e non un Cavalier, o un incrocio fra i due. Sono due razze diverse, e da cuccioli si somigliano parecchio.
Il mantenimento è basso: 40-60 euro al mese per un cane che mangia una manciata di crocchette. La toelettatura si fa in casa: due o tre spazzolate a settimana, controllo delle orecchie e niente tosature.
Metti in conto l’attesa: con questi numeri, prenotare e aspettare sei mesi o un anno è normale. Molti proprietari italiani guardano al Regno Unito, dove la razza è più presente e dove i controlli cardiaci sui riproduttori sono una prassi consolidata.
La domanda da fare prima di tutte: il cuore
Negli spaniel da compagnia c’è un problema che viene prima di ogni altro, ed è la malattia della valvola mitrale, la MVD. La valvola fra atrio e ventricolo sinistro degenera nel tempo, comincia a perdere e il cuore lavora sempre peggio.
È la prima causa di morte in questa famiglia di cani, e riguarda sia il King Charles sia il Cavalier. Comincia con un soffio che il veterinario sente all’auscultazione e che spesso, per anni, non dà sintomi.
Non esiste un test del DNA. Quello che esiste, e che funziona, è il controllo cardiaco periodico dei riproduttori: auscultazione fatta da un veterinario e, quando serve, ecocardiografia. Nel Regno Unito, per il Cavalier, il Kennel Club ha uno schema ufficiale proprio per questo, e i buoni allevatori di King Charles seguono la stessa logica.
La domanda da fare, testuale: i genitori sono stati controllati al cuore? Quando, da chi e con che esito? La data conta quanto il risultato, perché un controllo di cinque anni fa su un cane che oggi ne ha otto non dice granché.
Se un allevatore ti risponde che i suoi cani stanno tutti benissimo senza mostrarvi niente, la risposta l’hai avuta lo stesso.
Cosa chiedere a un allevatore di King Charles Spaniel
Dopo il cuore, ci sono altre tre domande da fare.
Le rotule: la lussazione della rotula è il problema classico dei cani molto piccoli, e nel King Charles viene diagnosticata anche più spesso che nel Cavalier. La valutazione si fa dal veterinario e va chiesta per entrambi i genitori.
Gli occhi: una visita oculistica da uno specialista. In una razza con occhi grandi e poco protetti è un controllo che ha un senso evidente.
La siringomielia: è una malformazione che porta alla formazione di cavità piene di liquido attorno al midollo spinale, dolorosa, segnalata negli spaniel da compagnia. Non tutti gli allevatori fanno la risonanza, ma chiedere se in linea ci sono stati casi è legittimo e la qualità della risposta ti dice molto.
Poi le domande di sempre: chiedi di vedere la madre, chiedi dove crescono i cuccioli (in una razza da compagnia, cresciuti in casa non è un dettaglio), consegna non prima dei 60 giorni, microchip e pedigree.
E una domanda che riguarda voi: se l’allevatore non vi chiede quante ore state fuori casa, probabilmente non è la persona giusta a cui comprare un cane di questa razza.
Il King Charles Spaniel in Italia: i numeri dell’ENCI

Fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha iscritto 120 cuccioli di King Charles Spaniel: una media di dodici l’anno, con il picco di 20 nel 2021 e i minimi di 5 nel 2019 e nel 2024.
Divisi per varietà: 45 tricolori, 35 nero focati, 19 Blenheim e 17 ruby. Il tricolore e il nero focato coprono da soli due terzi delle nascite.
Gli affissi attivi sono due: uno in Liguria, uno in Lombardia. Chi cerca un cucciolo li contatta entrambi e mette in conto l’attesa, oppure guarda oltre confine.
La fotografia qui accanto è del 1915 e mostra quattro Toy Spaniel dell’epoca. Un secolo fa questi cani erano fra i più comuni nelle case inglesi; oggi in Italia ne nascono meno di venti l’anno. È il tipo di parabola che tante razze storiche hanno seguito.
Il consiglio finale è quello di sempre per le razze rare: scrivete a tutti gli allevamenti che trovi, chiedi i referti cardiaci prima di parlare di prezzi, e se puoi andate a vedere gli adulti. Per un cane che vi starà in braccio per dodici anni, qualche ora di viaggio è un investimento ragionevole.

