Allevamento del Kangal

Quanto costa un cucciolo, i sei affissi italiani e la domanda sul contesto

Il Kangal in Italia è ancora raro ma sta crescendo in fretta: 83 cuccioli iscritti nel 2024, il massimo di sempre, e sei allevamenti con affisso ENCI. Qui trovi i prezzi, i numeri veri e la domanda che su questa razza viene prima di tutte.

Sommario

Quanto costa un cucciolo di Kangal

Kangal e una pecora in un ampio paesaggio arido

Un cucciolo con pedigree ENCI costa fra i 1.000 e i 1.800 euro. È la forbice normale per un cane di grande taglia poco diffuso, in cui il prezzo riflette più i controlli fatti che una domanda di mercato consolidata.

DovePrezzo indicativoCosa comprende
Allevamento con affisso ENCI1.000-1.800 euroPedigree, vaccinazioni, microchip e anca dei genitori controllata
Turchia e altri paesivariabileAttenzione ai documenti: verificare sempre quale registro li ha emessi
Annunci generici di “pastore anatolico”variabileIl nome vecchio della razza gira ancora: controllare cosa c e scritto sul pedigree

Gli allevamenti con affisso ENCI sono sei: due in Lombardia e poi uno ciascuno in Marche, Campania, Sicilia e Umbria. Con numeri così, la lista d’attesa è la norma.

Una cosa da sapere sugli annunci: il nome pastore dell’Anatolia è la vecchia denominazione di questa razza e circola ancora. Non è di per sé un problema, ma quello che conta è cosa c’è scritto sul pedigree e quale ente lo ha emesso.

Regione per regione

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I numeri italiani, anno per anno

La curva di questa razza in Italia è una delle poche in crescita fra quelle che abbiamo raccontato: si parte da 28 cuccioli nel 2015 e si arriva a 83 nel 2024, cioè il triplo, con un totale di 442 cani in dieci anni.

AnnoCuccioli iscritti in Italia
201528
201634
201741
201822
201951
202033
202131
202263
202356
202483 (il massimo)

Una crescita così, in una razza da guardiania di settanta chili, va guardata con attenzione. Quando una razza impegnativa diventa popolare, il rischio è sempre lo stesso: cani scelti per l’aspetto imponente e messi in contesti che non c’entrano niente con quello per cui sono nati.

Però i numeri restano piccoli e gli allevatori italiani di questa razza sono pochi e generalmente molto selettivi su chi compra. È una buona notizia: in una razza così, un allevatore che ti dice di no ti sta facendo un favore.

La domanda che viene prima di tutte

Sul Kangal, prima dei documenti e prima del prezzo, c’è una domanda che un allevatore serio ti fa lui: dove vivrà questo cane? Non è una formalità, è la variabile che decide se la storia finirà bene.

Il contesto giusto è terreno vero: un’azienda agricola, un gregge da proteggere, una proprietà grande in campagna con recinzioni serie. Il contesto sbagliato è un giardino di quartiere, dove un cane da guardiania diventa un cane che abbaia tutta la notte e che considera minaccia ogni persona che passa.

Sul piano sanitario la lista è corta, perché la razza è rustica: la radiografia ufficiale dell’anca dei genitori e uno sguardo agli occhi. Conviene chiedere anche se in linea ci sono stati casi di torsione dello stomaco, che in un cane di questa mole è la cosa più temibile.

Poi le domande di sempre: vedere la madre con i cuccioli, capire come sono cresciuti e, in questa razza più che in altre, chiedere se sono cresciuti a contatto con animali. Un cucciolo di guardiania che ha visto pecore e capre nelle prime settimane è un cane diverso da uno cresciuto in un box.