Carattere e descrizione del Japanese Spitz
Aspetto, manto bianco puro e temperamento dello Spitz giapponese
Lo Spitz giapponese è un cane che si descrive in fretta e si capisce lentamente: bianco puro, muso appuntito, orecchie erette, coda a pennacchio sul dorso, e un carattere che lo standard riassume in quattro parole, intelligente, allegro, molto sveglio, mai chiassoso.
In questa pagina: quanto è grande, com’è fatto quel manto, il carattere vero (compresa la faccenda dell’abbaio), la salute e a chi è adatto.
Sommario
Il Japanese Spitz in breve
Il Japanese Spitz, per la FCI Spitz giapponese, è un cane da compagnia giapponese di 30-38 centimetri, con doppio pelo bianco puro (l’unico colore ammesso), orecchie piccole, triangolari ed erette e coda portata sul dorso. Carattere, con le parole dello standard: intelligente, allegro, molto sveglio. Mai chiassoso. Vive 10-14 anni e in Italia è rarissimo: due allevamenti in tutto.
Quanto è grande un Japanese Spitz

Sta nella taglia piccola ma non è un cane da borsetta: 30-38 centimetri al garrese per i maschi, con le femmine leggermente più piccole. Il peso lo standard non lo indica, e gli adulti stanno in genere fra i 5 e i 10 chili.
La proporzione ufficiale è precisa come una formula: il rapporto altezza al garrese / lunghezza del corpo è 10: 11. Cioè un cane appena più lungo che alto, compatto, con garrese alto, dorso diritto e corto e ventre ben retratto.
La coda non è un dettaglio: inserita alta, moderatamente lunga, portata sul dorso, con un lungo pennacchio. Una coda che non sta sul dorso è un difetto eliminatorio, e lo stesso vale per le orecchie cadenti: sono le due cose che nello Spitz giapponese non si perdonano.
Curiosità dallo standard, di quelle che si notano solo leggendolo per intero: i piedi sono di gatto, e cuscinetti e unghie sono desiderati neri. Su un cane tutto bianco è un contrasto voluto, insieme al tartufo nero e ai bordi palpebrali neri.
Il movimento, in due parole: svelto e attivo.
La testa e le orecchie del Japanese Spitz

La testa è moderatamente ampia e arrotondata, con un dettaglio che gli dà quel profilo da volpe: la parte più ampia del cranio è quella posteriore. Lo stop è definito, il muso appuntito con la punta appena arrotondata.
Gli occhi sono la cosa che colpisce di più su un cane tutto bianco: moderatamente grandi, a forma di mandorla, leggermente obliqui, di colore scuro, con i bordi palpebrali neri. Quel taglio a mandorla è ciò che distingue lo Spitz giapponese da un Volpino o da un Pomerania, che hanno l’occhio tondo.
Le orecchie sono inserite alte, piccole, triangolari, erette, voltate verso l’avanti, e non troppo distanziate: piccole e in avanti, non larghe e spalancati.
Il tartufo è piccolo, rotondo e nero, le labbra tese e preferibilmente nere, la chiusura a forbice. Enognatismo e prognatismo sono difetti.
Il manto bianco puro dello Spitz giapponese

Sul colore lo standard usa due parole e chiude il discorso: bianco puro. Non ci sono varietà, non ci sono macchie ammesse, non c’è un crema o un biscotto tollerato. Se qualcuno vi propone uno Spitz giapponese color panna, non è uno Spitz giapponese.
Il pelo è doppio e costruito per stare in piedi: pelo esterno diritto e sollevato, sottopelo corto, soffice e fitto. È il sottopelo a sostenere quello esterno e a dare al cane quella sagoma da batuffolo geometrico.
Lo standard elenca perfino dove il pelo è corto: fronte, orecchie, davanti degli arti anteriori e la zona sotto il garretto. Tutto il resto è coperto da pelo lungo e abbondante, con frange dal collo alle spalle e sul petto, e un pennacchio sulla coda.
La buona notizia pratica è che questo pelo non si sporca. Ha una struttura che respinge acqua e fango: un cane rientrato infangato, una volta asciutto, torna bianco quasi da solo. È una delle cose che sorprendono di più chi si aspetta la manutenzione di un cane bianco a pelo lungo.
La regola che vale per tutti i doppi manti, e che qui va ripetuta: non si tosa. Un manto tosato ricresce disordinato e perde la funzione isolante che protegge il cane anche dal caldo.
Il carattere del Japanese Spitz

Quattro parole, nello standard: intelligente, allegro, molto sveglio. Mai chiassoso. Quell’ultima frase, in una razza di Spitz, è la cosa più interessante di tutto il documento.
Gli Spitz hanno la fama di essere cani che abbaiano, e in gran parte è meritata. Lo Spitz giapponese è stato selezionato in senso opposto: la rumorosità è elencata fra i difetti, insieme alla timidezza. È scritto nero su bianco, e chi alleva la razza ci lavora sopra da decenni.
Questo non vuol dire che sia muto. È un ottimo campanello: avvisa quando succede qualcosa e poi smette. Se non smette, il problema non è la razza, è la noia o l’ansia.
In casa è un cane allegro e vivace, di quelli che partecipano a tutto. Vi segue, ti guarda, si inventa i giochi. Ha un lato buffo e un po’ teatrale che chi lo conosce descrive sempre allo stesso modo: sembra che sorrida.
Con la famiglia è attaccatissimo, con i bambini paziente e abbastanza robusto da reggere il gioco, con gli estranei cordiale ma non sdolcinato. Con gli altri cani di solito nessun problema, e con i gatti pure, se cresce insieme a loro.
Il rovescio della medaglia è che non regge la solitudine. È un cane da compagnia nel senso letterale del termine: se passa le giornate da solo, il difetto che lo standard vuole assente, la rumorosità, torna a farsi vivo.
Quanto vive un Japanese Spitz e di cosa si ammala
È una delle razze più sane in circolazione, e non è una frase di circostanza: le fonti indicano 10-14 anni di vita media con una media intorno ai 13, sopra la media dei cani di razza, e pochissimi problemi genetici documentati.
Il punto sanitario numero uno è la lussazione della rotula, cioè la rotula che esce dalla sua sede. È il classico problema dei cani di taglia piccola, si gradua da 1 a 4 e nei casi lievi si vede come un saltello improvviso durante la corsa, con il cane che riappoggia la zampa dopo un passo.
Qui c’è una cosa importante da sapere: per la lussazione della rotula non esiste un test del DNA, perché è poligenica. L’unico strumento è la valutazione manuale fatta dal veterinario sui riproduttori, e per questo va chiesta espressamente all’allevatore.
Il secondo tema, minore ma frequente, è l’epifora: l’occhio che lacrima, spesso perché i dotti lacrimali sono stretti. Su un cane bianco le lacrime lasciano quegli aloni rossastri ai lati del muso che tanti proprietari scambiano per una malattia. Nella maggior parte dei casi è solo una questione di pulizia quotidiana, ma un occhio che lacrima sempre va comunque fatto vedere.
Poi la gestione ordinaria di un cane nordico in Italia: con quel doppio pelo il caldo si sente, quindi uscite all’alba e alla sera d’estate, acqua sempre e mai la tosatura, che è la cosa peggiore da fare a un manto così.
A chi è adatto il Japanese Spitz
È adatto praticamente a tutti, e non capita spesso di poterlo scrivere. Va bene in appartamento, va bene con i bambini, va bene come primo cane, va bene per una coppia come per una famiglia numerosa. Chiede due buone uscite al giorno e la presenza delle persone.
È adatto in particolare a chi vuole un cane allegro e presente ma non ingombrante, e a chi cerca un cane bello senza doverlo portare dal toelettatore ogni mese.
Non è adatto a chi sta fuori casa tutto il giorno: la solitudine prolungata, in questa razza, si trasforma in abbaio e in ansia. Non è adatto a chi non vuole trovare pelo bianco per casa nei due mesi di muta. E non è adatto a chi cerca un cane da sport o da lavoro: è un cane da compagnia, e lo standard non dice altro.
L’ostacolo vero, in Italia, è trovarlo: 122 cuccioli in dieci anni e due soli allevamenti, entrambi in Piemonte.

