Allevamento del Japanese Spitz
Quanto costa un cucciolo, cosa chiedere e i numeri italiani
Il Japanese Spitz è una delle razze più rare che si possano cercare in Italia: 122 cuccioli iscritti all’ENCI fra il 2015 e il 2023, nessuno nel 2024, e due soli affissi attivi.
In questa pagina: quanto costa, come si cerca un cucciolo quando gli allevamenti sono due, cosa chiedere e i numeri anno per anno.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Japanese Spitz
Un cucciolo con pedigree costa in Italia fra i 1.500 e i 2.500 euro. È una cifra da razza rara, e il motivo è tutto nei numeri: con due allevamenti e una decina di cuccioli l’anno, chi ne vuole uno si mette in lista e aspetta.
Nel prezzo di un allevatore serio ci sono la prima vaccinazione, il microchip, le sverminazioni, l’iscrizione al libro genealogico, i controlli sanitari dei riproduttori e due mesi di cucciolata cresciuta in casa.
Il cucciolo senza pedigree qui è un rischio doppio. Il primo è quello di sempre: non sai cosa comprate. Il secondo è specifico di questa razza: esistono diversi Spitz bianchi molto simili fra loro, dallo Spitz tedesco al Volpino, e senza documenti nessuno può dirvi con certezza quale cane vi state portando a casa.
Il mantenimento è contenuto: 50-70 euro al mese per un cane da sei o otto chili. La toelettatura non richiede un professionista: una o due spazzolate a settimana, tutti i giorni nelle due mute annuali, e mai la tosatura.
Metti in conto anche la possibilità di guardare all’estero. Nel Regno Unito e nel nord Europa la razza è molto più diffusa, e diversi cuccioli italiani arrivano da lì.
Come si cerca un cucciolo quando gli allevamenti sono due
È la situazione di questa razza, e conviene affrontarla con metodo invece che con la fretta.
Il primo passo è l’elenco ufficiale ENCI degli affissi: in Italia risultano due, uno in provincia di Torino e uno in provincia di Vercelli. Si contattano tutti e due, si spiega chi sei e come vivi, e si chiede quando è prevista la prossima cucciolata.
Il secondo passo, se i tempi sono lunghi, è guardare ai club di razza esteri. La razza è ben rappresentata nel Regno Unito, in Finlandia e in Svezia, e importare un cucciolo dall’Europa non è complicato: microchip, passaporto, antirabbica e un viaggio.
Il terzo passo è la pazienza. Con questi numeri, aspettare sei mesi o un anno è normale, e un annuncio che promette cuccioli di Spitz giapponese disponibili subito, magari a prezzo basso, merita tutte le domande del caso.
Diffida in particolare degli annunci che usano indifferentemente i nomi Spitz giapponese, Volpino e Spitz tedesco bianco: sono razze diverse, e chi le confonde nel titolo raramente ha il pedigree nel cassetto.
Cosa chiedere a un allevatore di Japanese Spitz
La domanda sanitaria principale è una: le rotule. La lussazione della rotula è il problema più documentato della razza, non esiste un test del DNA perché è poligenica, e quindi l’unica prova è la valutazione fatta dal veterinario sui riproduttori. Chiedetela esplicitamente, con l’esito.
La seconda domanda riguarda gli occhi: se in linea ci sono soggetti con epifora importante, cioè con l’occhio che lacrima in continuazione. Non è una malattia grave, ma su un cane bianco è una seccatura quotidiana e in parte si eredita.
Poi le domande sul carattere, che in questa razza contano molto. Chiedi di vedere la madre e osservatela: la timidezza e la rumorosità sono difetti elencati dallo standard, e un adulto pauroso o che abbaia senza fermarsi ti dice qualcosa sui cuccioli.
Chiedi dove crescono i cuccioli. In una razza da compagnia, cresciuti in casa non è un dettaglio di marketing: è la differenza fra un cane abituato al rumore della lavatrice e uno che ne ha paura per sempre.
Infine le condizioni minime: consegna non prima dei 60 giorni, microchip, vaccinazione, pedigree. E un allevatore che vi chieda quante ore state fuori casa, perché in questa razza è la domanda giusta.
Il Japanese Spitz in Italia: i numeri dell’ENCI
La serie storica è breve e parla chiaro. Fra il 2015 e il 2023 l’ENCI ha iscritto 122 cuccioli di Spitz giapponese: 31 nel primo anno, poi una decina scarsa all’anno, il minimo di 5 nel 2020 e il piccolo recupero a 18 nel 2021. Nel 2024 non risulta iscritto nessun cucciolo.
Sono numeri che dipendono da pochissime cucciolate: basta che un allevamento salti un anno perché il totale nazionale si dimezzi. Non è il segno di una razza in crisi, è il segno di una razza che in Italia non è mai partita.
Gli affissi sono due, entrambi in Piemonte: uno in provincia di Torino, uno in provincia di Vercelli.
Fuori dai nostri confini la storia è diversa: nel Regno Unito e nel nord Europa lo Spitz giapponese è cresciuto parecchio negli ultimi anni come cane da città, e chi lo cerca in Italia spesso finisce per guardare da quelle parti.

