Addestramento ed educazione del Japanese Spitz
Cosa fare nei primi mesi con uno Spitz giapponese
Lo Spitz giapponese è un cane facile da educare, e la ragione sta in una parola dello standard: sveglio. Impara in fretta, capisce cosa gli chiedi e ha voglia di collaborare, il che non è scontato in un cane da compagnia nordico.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, come si gestisce l’abbaio, quanto movimento serve e come si tiene quel manto bianco.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

Due sono le priorità, e sono esattamente i due difetti che lo standard elenca: la timidezza e la rumorosità. Il lavoro dei primi mesi serve a tenerle tutte e due lontane.
Sulla socializzazione, dalle otto settimane in poi: persone di ogni tipo, altri cani equilibrati, città, mezzi, superfici, rumori. Un cucciolo di Spitz cresciuto in un salotto diventa un adulto che si spaventa dei tombini, ed è un peccato in una razza così solare.
Sull’abbaio si lavora fin da subito, e il modo è controintuitivo: non si sgrida. Si insegna che l’avviso è finito, con una parola sempre uguale e un premio quando smette. Sgridare un cane che abbaia, per lui, vuol dire che state abbaiando anche voi.
Poi le solite basi, che qui vengono facili: richiamo col cibo dal primo giorno, condotta al guinzaglio, autocontrollo davanti alla porta e abitudine graduale a restare solo, che in questa razza è il punto delicato.
Metodo: rinforzo positivo, sessioni brevi e allegre. Con uno Spitz giapponese funziona benissimo, e i metodi duri non servono a niente se non a spegnere un cane che di natura è entusiasta.
Come si gestisce l’abbaio di uno Spitz giapponese
Lo standard mette la rumorosità fra i difetti, e questo è già mezzo lavoro fatto dagli allevatori. L’altra metà tocca a te, perché nessuna selezione regge alla noia.
La regola pratica è distinguere due abbai diversi. C’è quello di avviso, che è giusto e va lasciato: qualcuno suona, il cane lo dice, voi ringraziate e lui smette. E c’è quello a vuoto, che parte quando il cane è solo, annoiato o sovraeccitato: quello non è un messaggio, è uno sfogo.
Sul primo si lavora dando un finale: una parola sempre uguale (basta, grazie, quello che vuoi purché sia sempre la stessa) e il premio nel momento in cui il cane smette, non mentre abbaia.
Sul secondo si lavora sulle cause: uscite sufficienti, giochi di testa, e soprattutto un’abitudine graduale alla solitudine, costruita da cucciolo con assenze brevissime che si allungano pian piano.
Una cosa da non fare mai: tornare indietro perché il cane abbaia mentre uscite di casa. Gli state insegnando che l’abbaio funziona, e nei cani svegli come questo la lezione arriva al primo colpo.
Quanto movimento serve e come si tiene il pelo

Serve poco ma di qualità: due uscite al giorno, di cui almeno una lunga, e qualche gioco in casa. Non è un cane da maratone, ma nemmeno un soprammobile: è svelto e attivo, e la noia gli fa male.
Le attività che gli piacciono di più sono quelle in cui deve usare la testa: attivazione mentale, giochi di ricerca in casa, nose work, trucchi. Molti Spitz giapponesi se la cavano bene anche in agility per taglie piccole e in rally obedience, perché imparano in fretta e amano lavorare con le persone.
Sul pelo, la notizia buona: si mantiene da solo più di quanto sembri. Una o due spazzolate a settimana nella normalità, con un pettine a denti larghi dietro le orecchie e sulle cosce dove i nodi si formano.
Nelle mute, due volte l’anno, il discorso cambia: il sottopelo viene via a ciuffi e serve spazzolare tutti i giorni per due o tre settimane. Se lo fate, il pelo per casa è gestibile; se lo saltate, no.
Il bagno serve di rado, perché quel manto respinge lo sporco. E la regola assoluta, da ripetere: mai tosare, nemmeno d’estate, nemmeno se ve lo propone qualcuno in negozio.
Gli errori tipici con un Japanese Spitz
Lasciarlo solo tutto il giorno. È l’errore che genera tutti gli altri: abbaio, distruzioni, ansia. Questa razza è nata per stare con le persone.
Tosarlo d’estate. Sembra un favore, è un danno: il doppio pelo isola anche dal caldo e, una volta tosato, ricresce male.
Sgridarlo quando abbaia. Ottiene l’effetto opposto. Si insegna il finale, non si urla.
Saltare la socializzazione perché è un cane piccolo e docile. La timidezza in questa razza è un difetto vero, e si previene solo da cuccioli.
Esagerare con i premi. Su un cane da sette chili, i bocconcini si contano: il sovrappeso peggiora qualsiasi problema di rotula.
Fargli fare le scale a ripetizione da cucciolo. Con la lussazione della rotula in agguato, nei primi mesi meglio limitare salti e scalini.
Prenderlo per il colore. È un cane bellissimo, ma se cerchi solo un cane bianco e soffice ci sono altre razze meno rare e meno impegnative sul piano della compagnia.

