Addestramento ed educazione dello Jämthund
Cosa fare nei primi mesi con un cane da caccia nordico indipendente
Educare uno Jämthund non è difficile perché il cane sia ottuso, tutt’altro: è difficile perché è un cane che pensa con la sua testa e che per cento anni è stato selezionato per lavorare lontano da noi.
In questa pagina: le priorità dei primi mesi, il richiamo (il problema numero uno), quanto movimento serve e gli errori che si vedono più spesso.
Sommario
Le priorità dei primi mesi

Il primo obiettivo non è il seduto. È costruire l’idea che stare con te conviene, perché su quella si regge tutto il resto della vita insieme.
Socializzazione, dalle otto settimane in poi: persone, cani, superfici, rumori, città, mezzi. Un cucciolo nordico cresciuto solo in giardino diventa un adulto diffidente, e questa è una razza che alla diffidenza ci arriva da sola.
Richiamo dal primo giorno, in giardino, con il cibo, senza mai chiamarlo per fare qualcosa che non gli piace. Il richiamo di uno Jämthund si costruisce da cucciolo o non si costruisce affatto.
Guinzaglio: cominciate presto, perché a trenta chili tirare non è più un dettaglio. E abitudine alla solitudine a piccole dosi, per evitare che l’ansia da separazione si trasformi in abbaio.
Sul metodo non ci sono dubbi: rinforzo positivo. Un cane coraggioso e indipendente non risponde alle maniere forti diventando obbediente, risponde chiudendosi o ignorandovi.
Il richiamo e la libertà: il problema numero uno
Questo è il capitolo che decide come sarà la tua vita con questo cane. Lo Jämthund è selezionato per allontanarsi dal conduttore, cercare da solo e tornare quando ha finito. Non è disobbedienza: è il mestiere, scritto nel DNA.
Cosa vuol dire in pratica. In un posto aperto e con un odore interessante nel naso, un adulto può sparire per venti minuti o per due ore. E se l’odore è quello di un capriolo, la faccenda si complica.
La gestione onesta è questa: longhina da cinque o dieci metri in tutti i contesti aperti, libertà solo in aree recintate o in posti che conoscete benissimo, e recinzione seria a casa, perché è un cane che salta e che si organizza.
Sul richiamo si lavora sempre e non si smette mai: premi di alto valore, richiami che finiscono bene nove volte su dieci e mai un rimprovero al cane che torna, per quanto tardi sia. Un richiamo affidabile al cento per cento, in questa razza, non ve lo prometterà nessuna persona seria.
Quanto movimento serve a uno Jämthund
Tanto, ma soprattutto del tipo giusto. Servono almeno due ore al giorno di attività vera, e per vera non si intende il giro dell’isolato: questo è un cane costruito per coprire decine di chilometri in una giornata di caccia.
La cosa che gli riesce meglio è camminare: escursioni, boschi, montagna, neve. Il freddo per lui è un vantaggio, la neve una festa. Un cane così sta bene se ha almeno una uscita lunga a settimana in un posto vero.
Poi va occupato il naso, che è il muscolo principale. Le attività che funzionano sono la pista di sangue, il nose work, il mantrailing, la ricerca in ambiente. Sono tutte discipline che rispettano il suo modo di lavorare, cioè da solo, con la testa bassa e senza qualcuno che gli dica cosa fare ogni tre secondi.
Il dog trekking e il canicross gli calzano a pennello nella stagione fredda. In estate, in Italia, si riduce tutto: alba e sera, all’ombra, senza sforzi.
Cosa evitare: gli sport di obbedienza pura come unica attività. Non è che non li impari, è che gli interessano poco, e un cane annoiato in una razza che abbaia per mestiere è un problema che si sente da lontano.
Gli errori tipici con uno Jämthund
Prenderlo per l’aspetto. È un cane bellissimo e somiglia a un lupo grigio: è la ragione peggiore possibile per portarselo a casa.
Aspettarsi un cane da pastore. Chi arriva da un Border Collie o da un pastore tedesco legge l’indipendenza come testardaggine e comincia a insistere. Insistere con uno Jämthund non porta da nessuna parte.
Tenerlo in appartamento in città. Fra l’abbaio selezionato, il pelo che si spara due volte l’anno e il bisogno di spazi, è la combinazione che finisce peggio.
Sottovalutare la predazione. Gatti, galline, conigli e caprioli non sono negoziabili con la sola educazione. Si gestiscono con la gestione: guinzaglio, recinti, ambienti scelti.
Rinunciare alla socializzazione dopo i sei mesi. È una razza riservata: se il lavoro si ferma da cucciolo, l’adulto diventa un cane difficile da portare in giro.
E l’errore più comune di tutti, in Italia: importarlo senza aver mai visto un adulto della razza in casa di qualcuno. Prima di comprare un cucciolo in Svezia, cercate qualcuno che ne abbia uno e passateci un pomeriggio.

