Allevamento dell Hokkaido
Perché in Italia non si trova e come si fa a prenderne uno
L’Hokkaido è una razza protetta in patria e rarissima fuori. In Italia i registri dell’ENCI segnano quattordici cuccioli fra il 2015 e il 2020 e nessun affisso dedicato.
In questa pagina: cosa significa in pratica, dove si trova la razza, cosa comporta importarla e quali domande fare a un allevatore.
Sommario
Quanto costa un cucciolo di Hokkaido
In Italia una forbice attendibile non esiste, perché non esistono cucciolate con continuità: quattordici cuccioli in sei anni vuol dire due o tre cucciolate in tutto, quasi sempre da riproduttori importati.
Il prezzo, quindi, lo fa l’allevamento estero. In Europa esistono pochissimi allevamenti (in Scandinavia, nell’Europa dell’est e nei Paesi Bassi si trova qualcosa), e poi c’è il Giappone, dove la razza vive.
Sul Giappone serve però una precisazione: l’Hokkaido è un monumento naturale, cioè parte del patrimonio culturale del paese. Le esportazioni sono limitate e gli allevatori giapponesi sono selettivi su chi riceve i cuccioli, il che allunga i tempi e complica le pratiche.
Ai costi vanno sommati viaggio, passaporto, vaccinazione antirabbica, eventuale titolazione anticorpale e formalità di importazione. Il mantenimento, poi, è normale: 60-90 euro al mese per un cane di taglia media molto attivo.
Cosa chiedere a un allevatore

Le domande sanitarie sono quelle dei cani attivi di taglia media, ma in una razza primitiva ce n’è una che conta ancora di più: come vengono cresciuti i cuccioli.
Sul lato salute: lastre delle anche, controllo delle rotule e visita oculistica dei riproduttori. Non ci sono test del DNA specifici di razza da chiedere, e chi ve ne propone uno tipico dell’Hokkaido probabilmente sta confondendo le razze.
Sul lato comportamento: dove crescono i cuccioli, quante persone incontrano, se vengono abituati a rumori, superfici e manipolazione. In un cane naturalmente riservato, le prime otto settimane valgono anni di lavoro successivo.
Sulla madre: vedetela e osserva come reagisce a te. Riservata va bene, spaventata no: la timidezza è un difetto eliminatorio nello standard di questa razza.
E una domanda onesta da fare a te stessi: hai già avuto una razza primitiva? Se la risposta è no, chiedi all’allevatore di raccontarvi le cose difficili, non quelle belle. Un buon allevatore ve le dirà volentieri.
L Hokkaido in Italia: i numeri dell’ENCI
I dati sono presto detti: cinque cuccioli nel 2015, tre nel 2016, cinque nel 2017, zero nel 2018 e nel 2019, uno nel 2020. Dopo il 2020 i registri consultabili non riportano altre nascite.
In totale fanno quattordici cuccioli, e gli affissi italiani dedicati alla razza sono zero. È il profilo di una razza presente solo grazie a qualche appassionato che ha importato dei soggetti.
C’è poi una particolarità che riguarda chi cerca informazioni su questa razza in rete, e conviene dirla: la parola hokkaido, da sola, in italiano viene cercata soprattutto per l’isola giapponese e per la zucca che porta lo stesso nome. Se cerchi il cane, conviene aggiungere cane, inu o Ainu-ken.
Per chi volesse una razza giapponese più accessibile, in Italia esistono popolazioni vere di Shiba Inu e Akita Inu, con allevamenti raggiungibili e cucciolate regolari. Il carattere primitivo, però, è simile: chi sceglie una di queste razze deve sapere cosa sta scegliendo.

