Addestramento ed educazione dell Hokkaido

Come si lavora con un cane primitivo giapponese

Lo standard dell’Hokkaido lo definisce fedele, docile, molto sveglio e coraggioso, ma quel docile va letto con la testa giusta: è un cane primitivo, non un cane da obbedienza.

Qui dentro: cosa insegnare nei primi mesi, perché la socializzazione conta più di tutto, il capitolo richiamo e istinto predatorio, e quali attività funzionano.

Sommario

La socializzazione viene prima di tutto

Hokkaido bianco di profilo su un prato

In una razza primitiva la socializzazione nei primi mesi non è un’attività fra le altre: è la cosa che decide che cane avrai per i prossimi dodici anni.

L’Hokkaido è naturalmente riservato con gli estranei. Un cucciolo che incontra persone, cani, città, rumori e situazioni diverse diventa un adulto tranquillo e sicuro; uno cresciuto in giardino diventa diffidente, e la diffidenza in un cane coraggioso non è una bella combinazione.

Non è un caso che il suo standard metta la timidezza fra i difetti eliminatori: è un cane che deve essere sicuro di sé, e la sicurezza si costruisce.

Le altre priorità sono le solite: condotta al guinzaglio, abitudine alla manipolazione (spazzola compresa, visto quello che ti aspetta nelle mute) e la calma in trasportino.

Il metodo è il rinforzo positivo, con una precisazione: con un cane primitivo conta più la coerenza del premio. Le regole devono essere sempre le stesse, altrimenti il cane si costruisce le proprie.

Il richiamo e l’istinto predatorio

È il capitolo difficile di tutte le razze primitive, e l’Hokkaido non fa eccezione. Un cane selezionato per lavorare in autonomia su orsi e selvaggina ha un istinto predatorio intatto e una tendenza a prendere decisioni per conto proprio.

Il richiamo si costruisce da cucciolo, con premi di altissimo valore, e non si dà mai per acquisito. Molti proprietari di spitz asiatici arrivano alla stessa conclusione: libertà solo in aree recintate, longhina altrove. Non è una sconfitta, è realismo.

La recinzione deve essere seria: questi cani saltano, scavano e valutano le vie d’uscita con quella sicura valutazione delle situazioni di cui parla lo standard.

Con gatti e piccoli animali serve prudenza e, se possibile, convivenza fin da cucciolo. Con gli altri cani in genere va bene, ma i maschi possono essere poco tolleranti con altri maschi: è un tratto comune nelle razze giapponesi.

Un’ultima cosa sul metodo: la durezza non funziona. Un cane primitivo non si sottomette per paura, si chiude e smette di collaborare. Quello che funziona è il rispetto reciproco, che con queste razze non è una frase da manuale ma una descrizione pratica.

Quanto movimento serve e quali attività

Il conto è di circa due ore al giorno fra movimento e testa. Lo standard parla di notevole resistenza, ed è vero: è un cane che cammina per ore senza mostrare stanchezza.

Le attività più adatte sono quelle che rispettano la sua natura: dog trekking e camminate lunghe, nose work e ricerca in ambiente, e il canicross per chi corre, visto che tirare gli riesce naturale.

L’inverno è la sua stagione: con quel doppio mantello la neve non è un problema, è un divertimento. D’estate, invece, servono orari intelligenti.

Meno adatte le discipline di obbedienza formale e la ripetizione: si annoia e lo fa capire smettendo di partecipare. Chi vuole fare sport con lui deve tenere le sessioni corte e variate.

La regola pratica che funziona con tutti gli spitz asiatici: date senso a quello che chiedi. Un esercizio che porta a qualcosa lo fa volentieri, un esercizio fine a se stesso lo lascia indifferente.