Storia ed origine dell Havanese
Un cane del Mediterraneo che l Havana ha soltanto adottato
Il nome dice Cuba, la storia dice tutt’altro, e a smentire la leggenda è lo standard FCI stesso. In questa pagina trovi da dove viene l’Havanese, quale ruolo hanno avuto i capitani italiani e come la razza sia sparita dall’isola per poi risorgere altrove.
Sommario
Un cane del Mediterraneo, non dell’Avana

Lo standard apre con una frase che smonta il luogo comune: questa razza proviene dalla regione mediterranea occidentale e si è sviluppata lungo le regioni costiere spagnole e italiane.
È un cane della famiglia dei bichon, la stessa del Bichon à poil frisé, del Maltese e del Bolognese: piccoli cani bianchi da compagnia che per secoli hanno accompagnato i commerci e le corti del Mediterraneo.
Il passaggio a Cuba lo racconta il documento con una precisione inaspettata: sembrerebbe che questi cani fossero stati importati inizialmente a Cuba da capitani italiani di lungo corso. Sono arrivati con le navi, come quasi tutti i cani da compagnia arrivati nelle Americhe.
E poi la smentita, scritta a chiare lettere: erroneamente, il colore avana più frequente in questi cani, tabacco e rosso-bruno, ha dato origine alla leggenda secondo la quale la razza sarebbe originaria de L’Havana, capitale di Cuba.
Il nome, quindi, viene da un colore e non da una città. È una di quelle cose che una volta sapute non si dimenticano più.
La sparizione da Cuba e la rinascita
La parte drammatica della storia sta in due righe dello standard, e riguarda il Novecento: gli avvenimenti politici però hanno portato alla totale sparizione delle linee di sangue degli Havanesi a Cuba.
A Cuba l’Havanese era diventato il cane delle famiglie benestanti, quelle delle case coloniali dell’Avana. Quando quel mondo è finito, con la rivoluzione e con l’esodo che ne è seguito, la razza è sparita dall’isola insieme alle famiglie che la allevavano.
Il seguito è quasi un romanzo: qualche discendente, che si è riuscito a contrabbandare fuori del paese, sopravvive negli U.S.A.. È da quella manciata di cani portati via che discende buona parte degli Havanese di oggi.
Conviene fermarsi un attimo su questo punto, perché ha una conseguenza concreta: una razza ricostruita da pochi soggetti ha una base genetica stretta. È il motivo per cui, in una razza per il resto molto sana, i controlli sulle patologie ereditarie contano.
C’è anche un dettaglio istituzionale che dice molto: il patrocinio dello standard, cioè la responsabilità di curarlo, non è di un paese ma della FCI stessa. Succede quando una razza non ha più un paese d’origine che possa occuparsene.
L Havanese oggi, in Italia

In Italia l’Havanese è una razza di nicchia ma in crescita lenta: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 1.135 cuccioli, passando dai 79 del 2015 ai 112 del 2024, con il picco di 161 nel 2021.
Sono numeri piccoli, e infatti gli allevamenti con affisso ENCI dedicati alla razza sono undici in tutta Italia: tre in Emilia Romagna, due in Veneto, due in Piemonte, due in Lombardia, uno nel Lazio e uno in Friuli Venezia Giulia.
La conseguenza pratica è la stessa di tutte le razze poco diffuse: bisogna mettere in conto un’attesa e probabilmente un viaggio, e conviene contattare più allevamenti per tempo.
C’è però un vantaggio: in una razza piccola gli allevatori si conoscono tutti, le linee sono tracciabili e chiedere informazioni sulla salute dei parenti di un cucciolo è molto più semplice che in una razza da migliaia di cuccioli l’anno.
Nella pagina sull’allevamento trovi i prezzi e l’elenco delle domande da fare.

