Addestramento ed educazione dell Hamiltonstövare
Amichevole ma testardo: come si lavora con un segugio che caccia da solo
L’Hamiltonstövare ha una base caratteriale invidiabile: lo standard lo definisce amichevole, senza sbalzi d’umore, ed è un cane che impara volentieri. Il punto è un altro: è stato selezionato per decidere da solo.
Qui dentro: cosa insegnare nei primi mesi, come si costruisce il richiamo di un cane abituato a lavorare lontano, come si convive con la voce e quante ore di movimento servono.
Sommario
Da cucciolo: cosa viene prima
Le priorità sono quattro e valgono per ogni cane da seguita. Socializzazione ampia nei primi mesi (persone, cani, città, veicoli, rumori), condotta al guinzaglio imparata quando il cane pesa dieci chili e non venticinque, richiamo giocato tutti i giorni e abitudine alla manipolazione di orecchie, dita e bocca.
Il metodo è il rinforzo positivo con sessioni brevi. Questo è un cane sveglio che capisce in fretta, ma anche un cane che, se l’esercizio diventa noioso, semplicemente si disinteressa. Cinque minuti fatti bene valgono più di mezz’ora di ripetizioni.
La testardaggine di cui parlano i proprietari non si combatte con la durezza: si aggira rendendo interessante quello che chiedi. Con un cane amichevole e senza sbalzi d’umore, i metodi bruschi sono solo un modo per rovinare un buon rapporto.
Un consiglio pratico che vale per tutte le razze di questa taglia: prima dei dodici mesi niente salti ripetuti, niente bicicletta e niente lunghe corse su asfalto.
Il richiamo e la voce
Questo è un cane costruito per allontanarsi: caccia da solo, per ore, anche a chilometri dal conduttore, e il cacciatore lo segue ascoltandolo. Il richiamo, quindi, è il lavoro di una vita.
Gli strumenti sono sempre gli stessi: fischietto (si sente più lontano della voce e non tradisce nervosismo), premi di valore altissimo usati solo per il rientro, e la regola d’oro di non chiamare mai quando sai che il cane non verrà.
La buona notizia è che questa razza è selezionata anche per rientrare: un cane che caccia da solo ma non torna è inutile al cacciatore, quindi la predisposizione c’è. La cattiva è che quando il naso lavora, il cane si allontana un po’ alla volta senza sembrare in fuga.
Fino a quando il richiamo non è solidissimo: longhina da dieci metri e libertà solo in aree recintate.
Sulla voce non c’è molto da negoziare: è nella definizione stessa della razza, segugio che dà la voce. Si gestisce con sfogo, compagnia e un segnale di stop insegnato presto, ma non si elimina.
Quanto movimento serve e quali attività
Il conto è di due ore al giorno fra movimento e lavoro di testa, con un’andatura da passeggiata lunga più che da corsa: lo standard descrive un passo energico e allungato, ed è un cane fatto per durare.
Le attività più adatte sono quelle olfattive: mantrailing, nose work, ricerca in ambiente, piste finte in giardino. Per un cane selezionato a seguire una lepre per ore sono il sostituto più onesto della caccia, e mezz’ora di naso stanca più di un’ora di movimento.
Poi il dog trekking, che sfrutta la resistenza vera di questa razza, e la vita in compagnia di altri cani: anche se non lavora in muta, in casa la compagnia gli fa bene.
Meno adatte le discipline di precisione e i salti ripetuti: non è un cane da agility e l’obbedienza formale lo annoia.
Una nota per il clima italiano: con un mantello pensato per la Svezia, d’estate le uscite vanno spostate presto la mattina e tardi la sera. Il caldo, per un cane così, non è un dettaglio.

