Addestramento ed educazione del Griffone Korthals a pelo duro

Un polivalente da costruire: ferma, riporto, acqua e traccia

Il Griffone Korthals è descritto dallo standard come gentile e fiero e molto attaccato al suo padrone: due caratteristiche che, per chi addestra, valgono oro. È un cane che collabora, che non ha bisogno di durezza e che impara volentieri.

In questa pagina: il primo anno, come si costruiscono ferma, riporto e acqua, il lavoro sulla traccia di sangue, quanto movimento serve a chi non caccia e gli errori più comuni.

Sommario

Il primo anno

Griffone Korthals che corre verso l'obiettivo in un campo d'erba

Nel primo anno di un cane da ferma si fanno tre cose: si costruisce il rapporto, si espone il cucciolo al mondo e si lascia emergere l’istinto. In quest’ordine, e senza fretta.

Il rapporto è la base di tutto: questo è un cane che lavora per il suo umano, e un cucciolo che impara a guardarvi negli occhi diventa un cane facile a due anni. Giochi di riporto, cibo dalla mano, passeggiate insieme senza fretta.

Il mondo vuol dire città, rumori, superfici, altri cani, persone. Un cane da caccia che si spaventa in mezzo alla gente è un problema anche in campo, e la socializzazione si fa una volta sola, nei primi mesi.

L’istinto non si insegna: la ferma compare spontaneamente sugli odori interessanti, e il compito dell’uomo è non disturbarla. Non correre a prendere il cucciolo, non chiamarlo, lasciarlo lavorare.

L’acqua va introdotta presto e sempre in modo positivo: mai buttarlo dentro, sempre lasciarlo entrare da solo, dietro a un gioco o a un altro cane. In una razza che deve lavorare in acqua, un’esperienza sbagliata a quattro mesi costa anni.

E la crescita va rispettata come in tutti i cani da 25 chili: niente corse forzate, niente scale a ripetizione e niente salti prima dei dodici mesi.

Ferma, riporto, acqua e traccia

La ferma è innata e si perfeziona in campo, meglio con un istruttore o con un cacciatore esperto: si lavora sulla distanza, sulla solidità e sul rispetto della selvaggina. La parte che richiede più tempo non è fermare, è restare fermi.

Il riporto si costruisce da cucciolo con il gioco e si formalizza dopo: prima oggetti morbidi, poi il dummy, poi la selvaggina. La regola d’oro è non inseguire mai il cane per togliergli l’oggetto, altrimenti impara a non portarlo.

L’acqua è metà del mestiere di questa razza, e il pelo duro con sottopelo esiste per questo. Si allena per gradi: acqua bassa d’estate, poi distanze maggiori, poi il riporto dall’acqua profonda.

La traccia di sangue è nello standard: il Korthals è indicato anche per il recupero della selvaggina ferita. Si allena con piste artificiali corte, poi sempre più vecchie, sempre al guinzaglio lungo. È anche l’attività che dà più senso a questo cane se non si va a caccia da fermo.

E poi c’è l’obbedienza di base, che in un cane da caccia non è un vezzo: richiamo, condotta, terra e il resta assoluto. Con un cane gentile come questo si costruisce con pazienza e premi, non con la voce.

Quanto movimento serve, se non si caccia

Griffone Korthals con il naso a terra che annusa in un prato

La risposta onesta è due ore al giorno, con una parte importante di lavoro olfattivo. Non è un cane da appartamento con due giri dell’isolato: è un cane costruito per cercare tutto il giorno.

Le attività che funzionano sono quelle che riprendono il suo lavoro: nose work e ricerca olfattiva, mantrailing, pista di sangue – che è una sua specialità ufficiale – dog trekking e riporto strutturato, dummy compreso.

L’acqua è un premio, non un allenamento: un Korthals che può nuotare d’estate è un cane felice, e il dock diving per lui è naturale.

Il caldo va gestito con giudizio: il sottopelo fitto sotto il pelo duro non aiuta d’estate, e le uscite si spostano all’alba e alla sera. Il freddo e l’acqua fredda, invece, non lo spaventano affatto.

Sul piano della testa vale la regola dei cani da caccia: un cane appagato è tranquillo in casa. Un Korthals che ha lavorato con il naso dorme; uno che non ha fatto niente comincia a cercarsi un lavoro, e raramente sceglie quello che avreste scelto voi.

Una nota per chi vive in città: si può fare, se le uscite sono vere. Ma va detto che questa razza dà il meglio in campagna, e che un giardino non sostituisce il lavoro.

Gli errori più comuni

Il primo è prenderlo per l’aspetto. La barba, le sopracciglia e l’espressione da vecchio saggio conquistano, e non tutti quelli che se ne innamorano hanno due ore al giorno da dedicargli.

Il secondo è rovinare l’acqua o la ferma. Sono le due cose che si costruiscono per gradi e che un pomeriggio sbagliato può compromettere: niente immersioni forzate, niente richiami mentre il cane è in ferma.

Il terzo è usare la durezza. Lo standard lo descrive gentile: con questo cane la severità produce un cane che si chiude, e in campo un cane chiuso non lavora.

Il quarto è tosarlo a macchinetta. Il pelo duro va strippato: rasato perde struttura e protezione, e per mesi il cane ha un mantello che non è il suo.

Il quinto è trascurare orecchie e occhi. Orecchie piatte e bagnate più sopracciglia folte significano otiti e semi negli occhi: due controlli veloci dopo ogni uscita evitano quasi tutti i problemi.

E il sesto è sottovalutare il naso. È un cane da ferma, non un segugio, ma su una traccia fresca può allontanarsi: il richiamo si allena da cucciolo e la longhina resta un’amica anche da adulti.