Storia ed origine del Griffon Fauve de Bretagne
Dal cane da lupo del Trecento al club del 1949
Il Fauve de Bretagne è, dice il suo standard, una delle più antiche razze di segugi francesi: nel XIV secolo un certo Huet des Ventes aveva già una muta di questo tipo.
Poi c’è la parte drammatica: era il cane con cui in Bretagna si cacciavano i lupi, e quando i lupi sono spariti è quasi sparito anche lui. Qui dentro: il declino, il salvataggio del 1949 e il rilancio degli anni Ottanta.
Sommario
Il cane da lupo della Bretagna

La citazione dello standard è secca e datata: nel XIV secolo un certo Huet des Ventes aveva già una muta di questo tipo. Sono settecento anni di storia documentata, cosa che pochissime razze possono dire.
Il lavoro per cui era famoso è uno solo: la caccia al lupo. Fino al XIX secolo in Bretagna le mute di Fauve venivano usate proprio per questo, ed è un mestiere che richiedeva cani coraggiosi, tenaci e capaci di lavorare in terreni chiusi.
Il declino arriva per una ragione paradossale, e lo standard la mette nero su bianco: la razza cominciò a declinare quando questi animali scomparvero. Sparito il lupo, sparita la ragione di allevare quel cane.
Nella famiglia bretone esisteva anche un Grand Fauve de Bretagne, il più grande, che era il vero specialista del lupo: quello si è estinto e non è mai stato recuperato.
Marcel Pambrun e il club del 1949

Il salvataggio ha una data e un nome. Nel 1949, per cercare di mantenere la qualità di questi cani diventati rari, Marcel Pambrun fondò il Club del Fauve de Bretagne.
È la storia classica delle razze da caccia europee del Novecento: quando il lavoro finisce, la razza sopravvive solo se qualcuno si organizza. Il club raccoglie i pochi soggetti rimasti, registra le linee e tiene insieme gli allevatori.
La seconda tappa sono gli anni Ottanta: sotto la direzione di Bernard Vallée, dice lo standard, il Griffon Fauve de Bretagne si è ritrovato un posto fra le razze di segugi francesi, insieme alla razza che ne deriva, il Basset Fauve de Bretagne.
La frase che chiude il capitolo storico dello standard è un manifesto, e spiega perché questa razza è rimasta quello che è: il motto la caccia innanzitutto resta la linea di condotta del Club.
Tradotto: la selezione si fa sul lavoro, non sul ring. È il motivo per cui il Fauve non è mai diventato un cane di moda, e anche il motivo per cui è ancora un cane funzionale.
Il Griffon Fauve de Bretagne oggi e in Italia
Oggi la razza vive soprattutto in Francia, e in particolare in Bretagna, dove è usata su lepre, volpe, capriolo e cinghiale. Non è una razza numerosa nemmeno lì, ma è viva e selezionata da chi la porta a caccia.
In Italia è praticamente assente. I registri dell’ENCI segnano 34 cuccioli in sette anni: 8 nel 2017, 13 nel 2018, poi uno, zero, nove, due e uno. Gli affissi italiani sono zero.
Sono numeri che raccontano una razza arrivata qui a spizzichi, probabilmente con qualche cacciatore che l’ha importata, senza mai formare una popolazione stabile.
Chi la vuole, quindi, deve guardare oltralpe. Non è una razza in pericolo: è una razza locale che non è mai uscita dalla sua regione, e in fondo il motto del suo club spiega perché.

