Addestramento ed educazione del Grande Bovaro Svizzero
Un cane da 65 chili si educa a tre mesi: crescita, traino, movimento e regole
Con il Grande Bovaro Svizzero il tema dell’educazione ha una scadenza precisa: quello che non si insegna nei primi mesi, poi si insegna a un cane da sessantacinque chili. Lo standard descrive un cane sicuro di sé con temperamento medio, quindi il materiale di partenza è buono: serve solo arrivare prima.
In questa pagina: come si cresce un cucciolo gigante senza rovinargli le articolazioni, quanto movimento serve, il lavoro di traino che è nel suo dna, la gestione del guinzaglio e gli errori più comuni.
Sommario
Il primo anno: crescere piano

Un cucciolo di questa razza passa da mezzo chilo a sessanta in meno di due anni, e questo è il fatto che governa tutto il primo anno. Le articolazioni si formano mentre il peso cresce, e ogni sollecitazione di troppo si paga dopo.
Le regole pratiche sono poche e non negoziabili. Niente scale a ripetizione, niente salti dal divano o dall’auto, niente giochi di frenata sul liscio, niente corse dietro alla bicicletta prima dei dodici-quattordici mesi.
Il movimento del cucciolo deve essere libero e autogestito: passeggiate brevi e frequenti su terreno morbido, gioco con altri cani equilibrati, esplorazione. Un cucciolo che decide quando fermarsi si fa meno male di uno che segue il nostro passo per un’ora.
L’alimentazione è l’altro pezzo del puzzle: in un cane gigante la crescita troppo rapida è un fattore di rischio per le articolazioni. Su questo il veterinario e l’allevatore hanno l’ultima parola, e il buon senso dice di non far crescere il cucciolo come un palloncino.
La socializzazione va fatta nello stesso periodo, e con criterio: città, superfici, rumori, bambini, altri cani. Un cane che a otto mesi ha visto il mondo è un cane che a tre anni non ha paura di niente, e in un gigante la sicurezza è sicurezza pubblica.
E poi c’è la cosa che i proprietari di cani giganti scoprono tardi: le regole di casa si insegnano quando il cane pesa dieci chili. Salire sul divano, appoggiarsi addosso, tirare al guinzaglio: sono tutte cose simpatiche a tre mesi e ingestibili a due anni.
Quanto movimento serve, e di che tipo
Il temperamento medio dello standard non significa cane pigro: significa un cane che non è iperattivo. La dose giusta è di un’ora e mezza al giorno divisa in due o tre uscite, con almeno una camminata lunga vera.
Il movimento che gli piace è quello lento e continuo: camminare, camminare in salita, portare qualcosa, stare fuori con la famiglia. Non è un cane da sprint, e non è un cane da agility: sessanta chili sui salti sono un problema per le articolazioni, non uno sport.
Il caldo è il suo limite più serio. Pelo doppio con sottopelo denso e mole grande vogliono dire che d’estate va gestito: uscite all’alba e alla sera, ombra, acqua e niente sforzi nelle ore centrali. Un colpo di calore in un cane così è un’emergenza.
Sul piano mentale funzionano bene le cose che uniscono naso e testa: nose work, ricerca in casa, attivazione mentale e i giochi di riporto tranquilli. Un cane appagato in testa è un cane che dorme.
E poi c’è la sua disciplina storica, quella che merita un capitolo a parte: il traino.
Il traino: la disciplina che ha nel dna

Lo standard mette il cane da tiro fra le due utilizzazioni originali, e non è archeologia: il carting, cioè il lavoro con il carretto, è la disciplina in cui questa razza si esprime meglio, e nei paesi dove il club la organizza esistono prove ufficiali.
Il principio è semplice e antico: un cane grande, con la struttura giusta e la testa calma, impara a tirare un peso su ruote, a fermarsi, a girare e a stare in mezzo alla gente mentre lo fa.
Le regole di sicurezza, invece, sono moderne e vanno rispettate. Si comincia dopo i diciotto mesi, quando la struttura è formata. Serve una pettorina da tiro vera, non un guinzaglio adattato. Il carico si aumenta gradualmente, e il cane deve imparare prima a camminare col traino vuoto.
Il beneficio, per un cane che vive in famiglia, non è la forza: è la testa. Un cane che ha un compito ripetibile e chiaro diventa più calmo in generale, e questa razza è fatta per avere un compito.
Le alternative al carretto sono il dog trekking – con lo zainetto, entro il dieci per cento del peso e non prima dei diciotto mesi – e i lavori di trasporto leggero in casa e in giardino.
Una cosa da non fare: il traino competitivo di peso con carichi alti su un cane giovane o non allenato. La struttura di questa razza regge, ma le articolazioni non perdonano.
Il guinzaglio, gli estranei e la vita in città
Il primo esercizio, in un cane che arriverà a sessantacinque chili, è la condotta al guinzaglio. Non serve un piede perfetto da obedience: serve un cane che non tira, e si insegna a tre mesi con la tecnica più noiosa e più efficace, cioè fermarsi ogni volta che il guinzaglio si tende.
Il secondo è la gestione degli estranei. Lo standard dice sicuro con gli estranei, e quel carattere si conferma esponendo il cucciolo a molte persone diverse senza forzarlo. Un cane che a un anno guarda gli sconosciuti con calma non diventerà mai un problema.
Il terzo è il controllo del corpo. Questo cane si appoggia, si mette davanti, spinge gentilmente per stare vicino: sono comportamenti affettuosi che in un gigante vanno regolati, altrimenti si finisce per essere spostati per casa da un cane che pesa quanto un adulto.
In città funziona, se il cane è stato socializzato: il temperamento medio e la sicurezza di sé lo rendono uno dei giganti più gestibili in mezzo alla gente. Ma servono ascensori e scale praticabili, e serve accettare che tutti si voltino e vogliano toccarlo.
Sulla voce: è un cane da guardia, e avvisa. Non abbaia a vuoto come un terrier, ma quando c’è qualcuno al cancello lo dice, con una voce che si sente. Si gestisce come in tutte le razze da guardia: si va a controllare, si ringrazia, si chiude lì.
Gli errori più comuni con un cane gigante
Il primo è aspettare. L’educazione di un cane da sessantacinque chili si fa quando ne pesa dieci: chi rimanda a dopo si trova a negoziare con un cane più forte di lui.
Il secondo è strapazzarlo da cucciolo: lunghe camminate forzate, scale, salti, sport prima del tempo. È la causa numero uno dei problemi articolari in età adulta, e non si recupera.
Il terzo è usare la forza. Con un cane sicuro di sé e attaccato alle persone i metodi coercitivi rovinano il rapporto e non ottengono niente: questa razza collabora se il rapporto è buono.
Il quarto è sbagliare la gestione del cibo. Petto profondo, taglia gigante: pasti divisi in due, riposo prima e dopo, niente ciotole rialzate come regola universale – su questo il veterinario decide caso per caso – e attenzione ai segnali del bloat, che è un’emergenza.
Il quinto è tenerlo in giardino. Il Grande Bovaro Svizzero è un cane da famiglia con la famiglia dentro: escluso dalla casa diventa un cane che abbaia, scava e si deprime.
E il sesto è sottovalutare il caldo. Ogni estate ci sono cani giganti a pelo doppio che finiscono in clinica per un colpo di calore preso in una passeggiata di mezzogiorno.

