Addestramento ed educazione del Grand Basset Griffon Vendéen

Un segugio ostinato: cosa funziona e cosa no

Lo standard del Grand Basset contiene una frase che oggi fa sobbalzare: il suo addestramento richiede volontà e anche punizioni, per le quali non terrà rancore. È scritta nel 1999 e racconta un modo di lavorare con i cani che non usiamo più.

Qui dentro: perché quella frase va letta per quello che è, come si educa un segugio ostinato, il problema del richiamo e quante ore di movimento servono.

Sommario

Cosa dice lo standard e cosa si fa oggi

Partiamo dalla citazione, perché è meglio conoscerla: bisogna abituarlo, fin dalla prima età, ad obbedire; il suo addestramento richiede volontà e anche punizioni, per le quali non terrà rancore.

La parte utile di quella frase è la prima: fin dalla prima età. Con un segugio ostinato le regole si mettono da cucciolo, quando pesa cinque chili e la pista di un merlo non è ancora più interessante di te.

La parte da lasciare al 1999 è la seconda. Le punizioni non servono e su questa razza sono anche controproducenti: un cane che associa il rientro a un rimprovero smette di rientrare. Quello che funziona è il rinforzo positivo con premi di alto valore, sessioni brevissime e molta pazienza.

Quello che non funziona, e va detto, è pretendere l’obbedienza di un cane da pastore. Un segugio non lavora guardando voi: lavora guardando per terra. Le aspettative giuste cambiano tutto.

Sulle basi: socializzazione ampia, condotta al guinzaglio (con venti chili di cane che tira, meglio impararla presto), abitudine alla spazzola e al controllo di orecchie e piedi.

Il richiamo, il naso e la voce

Ci sono tre temi tecnici in questa razza, e sono sempre gli stessi tre di tutti i segugi.

Il primo è il richiamo. Un Grand Basset che aggancia una pista entra in una specie di tunnel: non vi ignora per dispetto, semplicemente non sei più nel suo mondo. Si lavora con il fischietto, con premi di valore altissimo riservati solo a quello, e con una regola pratica: la libertà si dà in aree recintate o con la longhina, finché il richiamo non è solidissimo. In molti casi, resta la longhina per sempre, ed è una scelta ragionevole.

Il secondo è il naso, che è anche la soluzione. Un cane selezionato per seguire piste va appagato con il lavoro di naso: ricerca olfattiva, giochi di pista in giardino, mantrailing. Mezz’ora di naso stanca più di un’ora di corsa, e su un segugio è la cosa che funziona meglio in assoluto.

Il terzo è la voce. Lo standard lo descrive ben dotato di voce, che è un modo elegante per dire che abbaia forte e volentieri. Non lo si toglie, si gestisce: cane sfogato, niente lunghe ore da solo, e un segnale di stop insegnato da cucciolo. Chi compra un segugio sperando in un cane silenzioso ha sbagliato razza.

Quanto movimento serve e quali attività

Briquet Griffon Vendeen, il segugio vandeano di taglia media

Il Royal Kennel Club mette il fabbisogno nero su bianco: più di due ore al giorno. Non sono due ore di guinzaglio corto sul marciapiede: sono ore di terreno, odori e ricerca.

Le attività più adatte sono quelle che usano il naso: ricerca olfattiva, mantrailing, nose work e le prove per segugi dove esistono. Poi il dog trekking, perché la resistenza c’è ed è quella di un cane da caccia.

Meno adatte sono le discipline di precisione e i salti: l’agility con un cane a gambe corte e dorso lungo non è la scelta più intelligente, anche se la razza non risulta particolarmente colpita da problemi di schiena.

Il peso è la cosa da sorvegliare per tutta la vita: è un segugio, mangerebbe sempre, e ogni chilo di troppo su una schiena lunga è un chilo di troppo.

Un consiglio pratico che vale più di molti esercizi: fate annusare. Una passeggiata in cui il cane sceglie dove mettere il naso vale il doppio di una in cui lo trascinate dietro di te.