Storia ed origine del Gos Rater Valencià
Dai terrier arrivati dal porto alla tredicesima razza spagnola riconosciuta dalla FCI
La storia del Gos Rater Valencià è una storia di lavoro e di agrumi. Lo standard FCI la riassume in due righe: viene dalle prime importazioni di terrier dalla Gran Bretagna, la sua presenza in terra valenciana è documentata dall’ultimo terzo dell’Ottocento, e i suoi inizi coincidono con la coltivazione delle arance.
In questa pagina: da dove viene, perché si chiama fusterrier, cosa faceva nelle risaie dell’Albufera e come una razza di campagna è arrivata al riconoscimento della FCI nel 2022.
Sommario
Da dove viene il Gos Rater Valencià

Il punto di partenza è il porto. Nell’Ottocento Valencia esportava agrumi verso il nord dell’Europa, e sulle navi che tornavano viaggiavano anche i cani dei marinai e dei commercianti inglesi: terrier di piccola taglia, del tipo che a casa loro serviva per i ratti.
Quei terrier si incrociarono con i cani che c’erano già, e la selezione la fece il mestiere: servivano cani piccoli, leggeri, svelti, che segnalassero e che uccidessero i ratti. Lo standard FCI lo scrive senza romanzo: furono selezionati e molto apprezzati dalla gente delle fattorie e dei campi per il loro istinto di avvisare e cacciare gli animali infestanti, e per la loro amicizia leale.
I nomi antichi raccontano dove vivevano. Perros de la huerta, cani dell’orto. Perros de acequias, cani delle acequie, i canali d’irrigazione di origine araba che attraversano tutta la piana valenciana. E perro barraquero, il cane della barraca, la casa bianca dal tetto a due falde dei contadini della zona.
Nell’immagine qui accanto c’è proprio una barraca: quattro muri imbiancati, tetto di paglia ripidissimo e un pavimento di terra battuta. Un cane che dorme lì dentro deve essere piccolo, pulito e utile. Il ratonero era tutte tre le cose.
La cultura sociale della zona, dice lo standard, ha aiutato a fissare certe caratteristiche della razza. È una frase burocratica per dire una cosa semplice: nessuno teneva un libro genealogico, ma tutti sapevano quale cane funzionava, e da quello si facevano i cuccioli.
Rateret e fusterrier: perché ha tanti nomi

Lo standard FCI cita due nomi alternativi: rateret e fusterrier. Il primo è facile, in valenciano vuol dire più o meno rattaiolo, il cane dei ratti. Il secondo è una piccola meraviglia linguistica.
Fusterrier (e il diminutivo fusterrieret) nasce da fox terrier pronunciato da chi non parlava inglese: la gente vedeva quei cani arrivati dall’Inghilterra, sentiva dire fox terrier e lo rifaceva a modo suo. Un pezzo di storia della razza conservato dentro una parola storpiata.
In spagnolo la razza si chiama ratonero valenciano, in valenciano gos rater valencià – letteralmente cane rattaiolo valenciano – e la FCI, nelle sue traduzioni, la chiama Valencian Terrier in inglese e Ratier Valencien in francese. Il nome ufficiale dello standard, però, è quello valenciano.
Questa abbondanza di nomi non è folclore: è il segno di una razza che è stata popolare per cent’anni prima di essere una razza. Quando il riconoscimento è arrivato, nel 2004, i cani c’erano già da generazioni.
Il cane delle risaie e del ratto d’acqua

La preda che dà il nome alla razza non è il topo di casa. Lo standard parla di ratto d’acqua, e il posto dove si caccia il ratto d’acqua è quello nella foto: le risaie dell’Albufera, la grande laguna a sud di Valencia.
Un ratto adulto che vive nell’acqua è un animale grosso, che morde e che non scappa sempre. Per prenderlo serve un cane che entri nell’acqua bassa, che si infili nei canneti e che non si tiri indietro. Ecco perché lo standard, alla voce carattere, usa la parola coraggioso e specifica non solo a caccia.
Le altre due prede citate completano il quadro: conigli e talpe. Il coniglio si inseguiva nei campi, la talpa si scavava. Un cane da 6 kg che fa tutte e tre le cose è un cane che nessuno teneva per bellezza.
Poi c’era il secondo lavoro, quello notturno: la guardia. Lo standard lo mette fra le utilizzazioni ufficiali – è un cane da guardia per la sua capacità di avvisare per mezzo dell’abbaio – e nella pratica significava proteggere il raccolto, il granaio e la barraca. Non difendeva con i denti: avvisava, e arrivava l’uomo col fucile.
Che questa fosse terra di ratti lo dicono perfino i toponimi. A el Palmar, in mezzo all’Albufera, c’è una zona che si chiama Mata de les Rates.
Le arance, i collidors e il cesto della bicicletta

Lo standard FCI dice una frase che sembra buttata lì e invece è la chiave di tutto: i suoi inizi coincidono con la coltivazione delle arance nella comunità. È vero in due modi diversi.
Il primo: sono le navi delle arance ad aver portato i terrier inglesi nei porti valenciani. Il commercio degli agrumi ha creato la rotta, e la rotta ha portato i cani.
Il secondo: sono gli aranceti ad aver dato al cane il suo lavoro quotidiano. Dove ci sono frutta, magazzini e granai ci sono i ratti, e dove ci sono i ratti serviva un ratonero. Nel Novecento, con l’espansione degli agrumeti, la razza si diffonde in tutta la piana.
Il dettaglio più bello lo raccontano i cinofili valenciani: dopo la guerra civile i collidors, i raccoglitori di arance, si portavano il cane al lavoro nel cesto della bicicletta. Un cane da 5 chili sta in un cesto, e in mezzo agli alberi lavorava tutto il giorno.
È il motivo per cui il comune di Vila-real, nella provincia di Castellón, si definisce una delle culle della razza: terra di agrumi, terra di ratoneros. Quando nel 2022 è arrivato il riconoscimento internazionale, il comune ha fatto un comunicato per festeggiare.
Come è diventata una razza riconosciuta
Per un secolo questi cani sono esistiti senza esistere: nessun libro genealogico, nessuno standard, nessuna esposizione. La strada per il riconoscimento parte negli anni Novanta e la fanno pochi appassionati, quasi tutti fra Castellón e Valencia.
Nell’aprile 2003 viene presentata la domanda al comitato delle razze del ministero spagnolo. Il 17 maggio 2003, all’Esposizione Internazionale di Primavera di Madrid, la Real Sociedad Canina de España presenta ufficialmente cinque nuovi gruppi razziali: per il ratonero valenciano ci sono 16 esemplari, e 13 arrivano da un solo allevamento, quello di Batiste Soriano a Vila-real, che di cani come questi si occupava già da decenni.
Nel 2004 la veterinaria María José Cárcel Rubio firma un lavoro di caratterizzazione della razza: serviva una base tecnica, non solo l’entusiasmo degli allevatori.
Il 30 marzo 2004 arriva l’atto che conta: la pubblicazione dell’Orden APA/807/2004, che aggiorna l’allegato del Real Decreto 558/2001 e inserisce il ratonero valenciano fra le razze spagnole riconosciute, con il suo prototipo razziale.
Il 20 novembre 2004, a Jerez, si aprono i primi registri iniziali: 19 cani iscritti, cioè cani senza pedigree riconosciuti come tipici e ammessi a fondare il libro. Nel giugno 2006, a Onda, a un raduno di razza si presentano oltre 40 esemplari. La razza aveva smesso di essere un’idea.
Il riconoscimento FCI del 2022 e cosa significa provvisorio

Il 21 giugno 2022 la FCI accetta il Gos Rater Valencià a titolo provvisorio col numero 370, gruppo 3, sezione 1, senza prova di lavoro. La versione inglese dello standard porta la data del 14 settembre 2022, e la lingua ufficiale del testo è lo spagnolo.
Nella foto: la Mata de les Rates, a el Palmar, in mezzo all’Albufera. Non è una foto di cani: è il paesaggio in cui questa razza ha lavorato per un secolo prima di avere un nome ufficiale.
È la tredicesima razza spagnola riconosciuta dalla FCI, e arriva dopo un vuoto di circa vent’anni: la precedente era stata il Presa Canario, all’inizio degli anni Duemila. La stampa locale, in quei giorni, citava un censimento di poco più di 2.000 esemplari iscritti in Spagna.
Cosa vuol dire provvisorio, in concreto: la razza è riconosciuta, i pedigree valgono, i cani si presentano alle esposizioni internazionali e possono prendere i titoli nazionali. Ma le razze accettate a titolo provvisorio non hanno diritto al CACIB, il certificato che porta al campionato internazionale di bellezza. Alla Mondiale possono vincere il titolo di World Winner, non il CACIB.
Il passo successivo è il riconoscimento definitivo, che si chiede dopo anni di prova e che richiede numeri, diffusione internazionale e una popolazione sana. Per una razza che nel 2003 portava sedici cani a Madrid, non è poco.
Chi la porta avanti oggi sono il Club Español del Ratonero Valenciano e le società canine valenciane. In Italia la razza non è ancora arrivata: le API dell’ENCI, sul codice 370, registrano zero nascite e zero affissi.

