Addestramento ed educazione del Gos Rater Valencià

Un terrier che impara in fretta: movimento, predatorio, abbaio e richiamo

Lo standard del Gos Rater Valencià contiene due parole che valgono oro per chi deve educarlo: impara in fretta. È un terrier, quindi ha carattere, ma non è un cane che lavora contro di te: se gli dai un perché, collabora.

In questa pagina: quanto movimento gli serve, come si gestisce l’istinto per i ratti, come si convive con un cane il cui mestiere è abbaiare, il richiamo e gli errori che si vedono più spesso.

Sommario

Quanto movimento serve a un Gos Rater Valencià

Conta un’ora e mezza al giorno, divisa in due o tre uscite, di cui almeno una fatta e non intorno al palazzo. Sembra tanto per un cane da 6 chili: è esattamente il punto in cui sbaglia chi prende un terrier piccolo pensando che la taglia decida il bisogno di movimento.

Il tipo di movimento conta più della quantità. Questo cane è fatto per cercare: naso a terra, cambi di direzione, salti. Lo standard elogia la sua capacità di salto e un’andatura leggera come se i piedi non toccassero terra. Una camminata al piede, per lui, è riposo.

La ricetta che funziona: passeggiata lunga in un posto nuovo, dove ci sia da annusare; dieci minuti di gioco col riportino o col tira e molla; e una o due sessioni brevi di ricerca in casa, con i bocconcini nascosti. Un cane che ha usato il naso è più stanco di un cane che ha corso.

Da evitare: le corse infinite dietro alla pallina lanciata sempre nello stesso modo. Nei cani piccoli con la rotula delicata, le frenate brusche e i cambi di direzione ripetuti a mille all’ora non sono un buon affare.

Sui cuccioli valgono le regole di sempre: poco e spesso, niente scale a ripetizione e niente salti dal divano finché la struttura è in crescita.

Come si gestisce l’istinto per i ratti

Diciamolo chiaro: l’istinto predatorio di questa razza non si spegne. È stata selezionata per cacciare il ratto d’acqua, i conigli e le talpe, e chi la prende deve decidere in anticipo come conviverci.

Il primo pezzo di lavoro è il controllo a distanza: un richiamo solido e uno stop che funzioni anche in movimento. Non si allenano quando il cane ha già visto la lucertola: si allenano in giardino, con calma, mille volte, e poi si portano fuori.

Il secondo è dare all’istinto uno sfogo legale. Il gioco del predatore si simula: si nasconde un giocattolo di stoffa, glielo si fa cercare, lo si lascia scuotere e uccidere per finta. Un cane che caccia ogni giorno per gioco è molto più gestibile di un cane a cui è vietato tutto.

Il terzo è ambientale: nel giardino serve una recinzione seria, interrata, perché questo cane scava, e alta, perché salta. Se in giardino ci sono buchi delle talpe, sappiate già come finirà il prato.

E poi c’è il capitolo guinzaglio. In città il ratonero va al guinzaglio, punto: fra un gatto che scappa e la tua voce, nei primi due secondi vince il gatto. Per la libertà controllata esiste la longhina da cinque o dieci metri, che è lo strumento più sottovalutato della cinofilia.

Convivere con un cane il cui mestiere è abbaiare

Gos Rater Valencia bianco pezzato di nero visto di tre quarti

Nello standard c’è scritto nero su bianco che questo cane è un cane da guardia per la sua capacità di avvisare per mezzo dell’abbaio. Chi lo prende sperando di correggere l’abbaio sta cercando di correggere la razza.

Il lavoro non è farlo smettere, è mettere un limite. Il metodo che funziona ha tre pezzi: si lascia che avvisi due o tre volte, si va a controllare per, si dice una parola sola sempre uguale (basta, grazie, quello che vuoi) e si premia il silenzio, non il richiamo dell’attenzione.

Quello che non funziona è urlare: per il cane sei due che abbaiano insieme. E non funzionano i collari antiabbaio, che puniscono un comportamento senza dare al cane un’idea di cosa fare al suo posto.

Sulla gestione dell’ambiente si guadagna più che su qualsiasi esercizio. Se il cane passa la giornata alla finestra sul marciapiede, abbaia cinquanta volte al giorno e diventa sempre più reattivo. Spostare la cuccia, chiudere una tapparella a metà o mettere una pellicola sui vetri bassi risolve metà del problema senza dire una parola.

Ultima cosa, contro-intuitiva: un cane appagato abbaia meno. Prima di lavorare sull’abbaio, chiediti quanto ha camminato e quanto ha annusato quel giorno.

Il richiamo, la solitudine e le buone abitudini

Il richiamo è l’esercizio numero uno, e la buona notizia è che questa razza è motivata: dallo cibo, dal gioco e da te. Si costruisce in casa, poi in giardino, poi in un campo recintato, con un premio che valga la pena. E non si chiama mai il cane per fare qualcosa che a lui non piace: se lo chiamate solo per rientrare, imparerà a non venire.

La solitudine è il secondo capitolo, e in questa razza è delicato. È un cane che si attacca alle persone e che era abituato a stare col contadino tutto il giorno. Le assenze si allenano da cucciolo, partendo da pochi minuti, con qualcosa da masticare e senza scene né al momento di uscire né al rientro.

La socializzazione va fatta presto e con criterio, perché lo standard lo descrive riservato con gli estranei: quello che serve non è farlo toccare da tutti, ma fargli vedere il mondo da una distanza in cui è tranquillo. Persone, bambini, biciclette, mercati, treni.

Con gli altri cani serve la stessa prudenza al contrario: è coraggioso e non conta i chili, quindi le presentazioni con i cani grossi si fanno al guinzaglio e in movimento, senza il classico naso a naso frontale.

Il metodo, in generale, è quello: rinforzo positivo, sessioni corte, regole sempre uguali. Un cane che impara in fretta impara in fretta anche le cose sbagliate, e a chiedere il cibo dal tavolo gli basta una sera.

Gli errori più comuni con questa razza

Gos Rater Valencia cioccolato focato con le orecchie erette in stand

Il primo errore è il più diffuso di tutti: trattarlo come un cane da borsetta. Pesa 4-8 kg, ma è un terrier da lavoro. Prenderlo in braccio per risolvere ogni situazione difficile crea un cane che non impara mai a cavarsela.

Il secondo è ridere delle sue esagerazioni. Il cane piccolo che ringhia al cane grosso fa sorridere, e quella risata è un premio. Le stesse regole di un cane da 30 chili valgono per uno da 6.

Il terzo è farlo ingrassare. Su un cane da 6 chili, ottocento grammi sono più del 10% del peso, e su una razza con la rotula fragile il peso in eccesso è il primo fattore che si può correggere.

Il quarto è lasciarlo in giardino tutto il giorno perché si sfoga da solo. Un ratonero solo in giardino non si sfoga: scava, abbaia ai passanti e diventa il cane che tutto il quartiere conosce.

Il quinto è saltare le uscite d’inverno. Due centimetri di pelo e una pelle molto sottile vogliono un cappottino quando fa freddo, non tre giorni chiuso in casa.

E il sesto è aspettarsi che l’istinto passi con l’età. Non passa: si gestisce, e si gestisce meglio se gli si dà un lavoro. Nose work, hoopers, dog parkour, ricerca in casa: scegli tu, ma scegli qualcosa.