Storia ed origine del Gończy Polski
Dal Duecento ai Bieszczady: il colonnello che ha salvato il segugio polacco
Lo standard di questa razza è uno dei pochi che cita libri, riviste e autori con nome e data: la caccia coi segugi in Polonia è documentata dal XIII secolo, e nell’Ottocento ci sono descrizioni così precise che una di queste, dice il testo FCI, potrebbe essere usata come primo standard di razza.
In questa pagina: le cronache medievali, i due tipi di segugio polacco, i libri del 1819-1825, la sopravvivenza in montagna e l’uomo che ha ricostruito la razza, il colonnello Józef Pawłusiewicz.
Sommario
Duecento anni di caccia coi segugi

Lo standard comincia da lontano: la caccia con i segugi era citata nella letteratura polacca già nel XIII secolo.
La spiegazione è geografica, e il testo la dà: la Polonia è sempre stata un paese coperto da foreste profonde, piene di selvaggina grossa, dove il segugio era il prezioso ausiliario del cacciatore.
Nel XIV secolo le cronache attestano quanto la caccia coi segugi fosse stimata dalla nobiltà polacca: era una caccia di prestigio, come la vénerie in Francia.
Il passaggio che conta per la razza arriva nel XVII secolo, quando – dice lo standard – si distinguevano già chiaramente almeno due tipi di segugi polacchi.
Quei due tipi sono l’origine delle due razze polacche di oggi: il tipo pesante, che diventerà l’Ogar Polski, e il tipo leggero, che è il Gończy Polski di questa pagina.
È una divisione che ha una logica pratica: in pianura e nei boschi fitti serve un cane potente e lento, in montagna serve un cane agile che regga i dislivelli.
1819-1825: i libri che descrivono la razza

La parte più insolita di questo standard è la bibliografia. Cita tre autori dell’Ottocento con titoli e date, cosa che quasi nessun altro testo FCI fa.
Nel 1819 Jan Szytier, nel suo Poradnik Myśliwych – manuale del cacciatore – descrive due cani distinti: il brach polacco e il segugio polacco.
Nel 1821, sulla rivista Sylwan, W. Kozłowski pubblica descrizioni e illustrazioni dei due tipi: il brach polacco, più pesante, e il segugio polacco, più leggero. È il primo confronto illustrato fra le due razze.
Fra il 1823 e il 1825 arriva la descrizione decisiva: quella di Ignacy Bogatyński in Nauka Łowiectwa, così dettagliata che – scrive letteralmente lo standard FCI – potrebbe essere usata come primo standard di razza.
Questo significa che il tipo del Gończy Polski era fissato e descritto quasi due secoli prima del riconoscimento ufficiale: non è una razza costruita nel Novecento, è una razza riconosciuta nel Novecento.
Poi arriva il secolo delle guerre. Dopo la Prima guerra mondiale, dice lo standard, il segugio polacco era ancora usato a caccia in Polonia: nelle regioni orientali, ma specialmente in montagna, sui terreni particolarmente difficili.
Il colonnello Pawłusiewicz e i Bieszczady

La razza moderna ha un padre, e lo standard lo nomina: nella regione del Podkarpacie, il cinologo Józef Pawłusiewicz cacciava con i segugi polacchi e si dedicò a ricostruirne l’allevamento.
Nella foto: la targa della Pawłusiewiczówka, la casa dove visse. È una fonte primaria, e racconta più dello standard.
Lo standard FCI scrive Jozef Pawuslewicz (1903-1979) e dice che scrisse il primo standard di razza e che è grazie a lui che questi cani sono stati registrati ufficialmente dall’Associazione Cinologica Polacca.
La targa aggiunge quello che uno standard non può contenere. Era un colonnello dell’Esercito Polacco, nato nel 1902 – non 1903 – a Stawczany, cresciuto a Łęg, sul fiume San, un villaggio che oggi è coperto dalle acque del lago artificiale.
Durante la Seconda guerra mondiale comandò un reparto di Autodifesa nei Bieszczady. Andò in pensione alla fine del 1959 e si stabilì a Rajskie, a otto chilometri da Łęg, dove visse dal 1963 al 1979.
La targa lo descrive come profondo conoscitore e amante della natura e della storia dei Bieszczady, autore del libro Na dnie jeziora – In fondo al lago, e il titolo si spiega da sé – allevatore di cani da seguita e da caccia, e anche un buon uomo.
Nel libro c’è una frase che vale come chiusura: non sono venuto qui, come pensano certi turisti, come colono: sono semplicemente tornato nella mia terra. La razza che ha ricostruito viene da quelle montagne, e ci lavora ancora.
Il Gończy Polski oggi

Oggi la razza vive dove è sempre stata: in Polonia, in mano ai cacciatori, e con un sistema di prove di lavoro che ne verifica le attitudini.
Nella foto: una prova polacca per cani da cinghiale e da traccia, del maggio 2004.
La razza è riconosciuta dalla FCI con prova di lavoro, e in Polonia le prove per i cani da cinghiale – i konkursy dzikarzy – sono il momento in cui un cane dimostra di essere quello che dice il pedigree.
Il lavoro sul cinghiale è la specialità dichiarata dallo standard, insieme al cervo; nelle montagne del sud si usa anche su volpe e lepre.
Fuori dalla Polonia la razza è quasi sconosciuta. In Italia il libro genealogico dell’ENCI, interrogato sul codice di razza 354, registra un solo cucciolo, nel 2022, e zero affissi.
Per chi la cerca, quindi, la strada è la Polonia: nella pagina Allevamento ci sono i costi e le domande da fare.

