Allevamento del Foxhound Inglese
Perché non si compra come gli altri cani e cosa fare se lo si vuole
Il Foxhound Inglese è probabilmente la razza più difficile da comprare di tutte, e non per il prezzo: perché i cuccioli nascono dentro le mute e nelle mute restano. Non c’è un mercato, non ci sono annunci, non c’è una lista d’attesa a cui iscriversi.
In questa pagina: come funziona l’allevamento di questa razza, quanto è presente in Italia, quali sono le strade praticabili e quali le alternative sensate.
Sommario
Come funziona l’allevamento del Foxhound Inglese
L’allevamento è in mano ai Masters of Foxhounds, i maestri d’equipaggio, e funziona come funzionava nel Settecento: ogni muta seleziona i propri riproduttori, tiene i propri registri e scambia sangue con le altre mute. I cuccioli vengono affidati a famiglie del posto per i primi mesi (il cosiddetto puppy walking) e poi rientrano nel canile della muta.
Questo significa due cose. La prima è che il cane non è mai stato pensato come prodotto da vendere: non esiste un listino, e non esiste la figura dell’allevatore che fa cucciolate per il mercato. La seconda è che chi entra in contatto con una muta lo fa quasi sempre per adottare un cane adulto che ha smesso di lavorare.
In Gran Bretagna l’affidamento degli hound in pensione è una pratica reale e regolata: i cani che a sei o sette anni non reggono più il ritmo della muta vengono affidati a famiglie che li prendono come cani di casa. È la strada più concreta per avere un Foxhound Inglese, ed è anche la più onesta verso il cane.
L’altra faccia della medaglia è che si tratta di cani cresciuti in gruppo, che non hanno mai vissuto in una casa, che non conoscono le scale, le porte a vetri o la solitudine. L’inserimento richiede pazienza e, molto spesso, un secondo cane già presente.
Il Foxhound Inglese in Italia: i numeri dell’ENCI
I numeri italiani si leggono in un colpo d’occhio: fra il 2015 e il 2024 l’ENCI ha registrato 19 cuccioli di Foxhound Inglese in tutto. Sette nel 2017, dodici nel 2020, zero in tutti gli altri anni.
Gli affissi attivi sono zero. Non è una razza rara in Italia: è una razza che in Italia non viene allevata. Le poche registrazioni corrispondono quasi certamente a importazioni o a cucciolate isolate.
È utile mettere questo dato accanto a quello del cugino d’oltreoceano: il Foxhound Americano, nello stesso decennio, ha registrato zero cuccioli. I due foxhound, in Italia, sono di fatto assenti entrambi.
Se qualcuno ti propone un cucciolo di Foxhound Inglese subito disponibile e con pedigree italiano, la domanda da fare è semplice: quale libro genealogico lo ha registrato, e in che anno. Con questi numeri, la risposta è sempre interessante.
Le alternative da valutare
Prima di lanciarsi in una ricerca all’estero conviene chiedersi che cosa si sta cercando, perché quasi sempre esiste una risposta più praticabile.
Se quello che attira è il tipo di cane (segugio, socievole, semplice, per niente aggressivo), il Beagle è la stessa filosofia in un formato che una famiglia italiana può gestire: si trova ovunque, costa il giusto e ha lo stesso naso.
Se attira la muta e il lavoro in gruppo, in Italia esistono segugi nostrani allevati da secoli esattamente per quello, con cucciolate a poche decine di chilometri da casa e allevatori con cui si parla al telefono nella propria lingua.
Se invece attira proprio quel cane lì, la strada esiste ma va percorsa con calma: contattare le mute britanniche, informarsi sui programmi di affidamento degli hound in pensione, mettere in conto un viaggio e verificare prima di tutto se il proprio contesto di vita regge un cane simile.
Ed è qui che serve l’onestà finale: la maggior parte delle persone che si innamora di una fotografia di muta non ha il posto giusto per un Foxhound Inglese. Non è un giudizio, è una constatazione: questo cane è stato costruito per una vita che in Italia, semplicemente, non esiste più.

