Addestramento ed educazione del Flat-Coated Retriever
Come si cresce un retriever entusiasta senza spegnerlo
Il Flat-Coated Retriever è facile da addestrare e difficile da gestire, e non è un gioco di parole: impara qualunque cosa in quattro ripetizioni, ma lo fa con un entusiasmo che nei primi anni gli impedisce di stare fermo. Il lavoro non è insegnargli le cose, è insegnargli la calma.
Qui dentro: cosa fare nei primi mesi, come si convive con un cane che matura a cinque anni, come si usa la sua ossessione per il riporto invece di subirla, e quali sport gli stanno bene.
Sommario
Come si educa un cucciolo di Flat-Coated Retriever

Parti da un vantaggio enorme: è un cane che vuole collaborare. Il rinforzo positivo con il cibo funziona, il gioco funziona ancora meglio, e la punizione non serve a niente se non a spegnere un cane che ha nell’entusiasmo la sua qualità migliore.
Le priorità dei primi sei mesi sono tre. La socializzazione, che in questa razza è facile perché parte amichevole. L’autocontrollo, cioè imparare a stare fermo quando succedono cose interessanti, ed è il lavoro più lungo. E il richiamo, da costruire prima che scopra quanto è bello il mondo laggiù in fondo.
Il problema numero uno del cucciolo di flat è che salta addosso. Non per dominanza, per felicità: vuole arrivare alla faccia delle persone. Si risolve solo in un modo, e cioè ignorandolo quando ha i piedi in aria e dandogli attenzione quando li ha a terra. Tutta la famiglia deve fare la stessa cosa, altrimenti non funziona.
Il problema numero due è la bocca. Un retriever ha bisogno di trasportare qualcosa, e se non glielo dai tu se lo prende. La soluzione non è vietare, è fornire: un gioco morbido sempre disponibile, e l’abitudine a mettergli in bocca qualcosa di suo quando arriva gente.
Ultima cosa, e vale come regola generale: con un cane che matura tardi, gli esercizi ad alto impatto (salti, agility vera, corse lunghe su asfalto) si aspettano. Prima dei dodici-diciotto mesi si lavora sulla testa e si cammina, non si salta.
Quanto ci mette a maturare un Flat-Coated Retriever

Fra i tre e i cinque anni. È il dato che chi arriva da un Labrador fatica a credere, ed è il motivo per cui i club anglosassoni lo chiamano il Peter Pan dei cani: un adolescente lunghissimo, in un corpo che a un anno sembra già quello di un adulto.
Sapere questo cambia il modo di crescerlo. Il cane di due anni che ancora salta, ancora ruba le ciabatte e ancora si distrae al parco non è maleducato: è nei tempi della sua razza. Chi si aspetta un cane adulto a diciotto mesi finisce per irrigidirsi, e con un flat l’irrigidimento è l’unica cosa che non paga.
La strategia che funziona è la costanza noiosa: le stesse regole tutti i giorni, sessioni brevi, tanto movimento, e la pazienza di ripetere per due anni le stesse cose sapendo che a un certo punto si sistemano da sole. E si sistemano.
In cambio ricevi il vantaggio della moneta: un cane che a otto anni ha ancora la testa di un giovanotto, che si tuffa, che gioca, che non diventa mai quel cane che sta in cuccia e basta. Il Peter Pan vale in tutte e due le direzioni.
Il riporto, l’acqua e come si stanca un Flat-Coated Retriever
Il conto onesto è di due ore al giorno fra movimento e testa, e non sono due ore di guinzaglio sotto casa. Questo è un cane con prova di lavoro nel suo standard: la fatica fisica da sola non basta, anzi, un cane allenato e basta diventa solo un cane che si stanca dopo.
Lo strumento migliore ce l’ha già in testa: il riporto. Non il lancio meccanico della pallina cento volte di fila, che è la cosa peggiore che si possa fare (crea ossessione e rovina le articolazioni), ma il riporto con le regole: il cane resta fermo, il dummy vola, si aspetta, si manda, si torna in mano. Dieci riporti fatti così stancano più di un’ora di corsa.
Poi c’è l’acqua, che per un flat è mezza vita. Nuotare è l’attività perfetta: fa lavorare tutto senza caricare le articolazioni, lo appaga in profondità e lo svuota di energia. Se hai un lago, un fiume pulito o un mare vicino, hai risolto metà dei problemi della razza.
La terza gamba è il naso. Cercare oggetti nascosti in giardino, seguire tracce, lavorare su piste semplici: mezz’ora di ricerca olfattiva vale una passeggiata lunga, e nei giorni di pioggia o di caldo è quello che salva la giornata.
Sulle cose da non fare: niente esercizio pesante nelle ore calde (è nero e ha le frange), niente salti e niente scale a ripetizione prima dell’anno e mezzo, e niente pallina lanciata all’infinito per stancarlo in fretta. La scorciatoia, in questa razza, si paga.
Che attività fare con un Flat-Coated Retriever

È una delle razze più versatili che ci siano, e la cosa bella è che le attività per cui è nato sono ancora praticabili: i working test e i field trial per retriever sono la sua casa, e non serve andare a caccia per farli.
Il dock diving è cucito addosso a un cane che si butta in acqua a prescindere. La ricerca olfattiva in tutte le sue forme sfrutta il naso da cane da traccia. L’agility va benissimo da adulto, con la premessa di non iniziare a saltare troppo presto. Il dog trekking è il modo più semplice per fare le ore che gli servono.
Quello che conta, più dello sport scelto, è che ci sia qualcosa da fare insieme. Un Flat-Coated non chiede prestazioni: chiede di lavorare con te. Il cane che si rovina è quello lasciato in giardino a inventarsi da solo come passare il tempo, e le sue idee sono di solito peggiori delle tue.

