Addestramento ed educazione del Fila Brasileiro

Cinquanta chili di guardiano: gestione, regole e nessuna improvvisazione

Con il Fila Brasileiro l’addestramento non è un corso da fare e finire: è un modo di vivere con il cane. Non perché sia un cane difficile da istruire – lo standard lo dice docile e obbediente con i suoi – ma perché la sua diffidenza verso gli estranei è una caratteristica di razza da gestire per dieci anni.

In questa pagina: le priorità dei primi mesi, la socializzazione fatta bene, la gestione degli ospiti, quanto movimento serve a un gigante in crescita e gli errori che con questa razza non si possono permettere.

Sommario

Le priorità dei primi mesi

La prima priorità, in questa razza, non è un comando: è la relazione. Un Fila che rispetta il suo umano è un cane gestibile; un Fila che non lo rispetta è cinquanta chili di problema.

La seconda è la socializzazione, e va fatta con criterio. Non significa far toccare il cucciolo da tutti – in una razza selezionata sulla diffidenza sarebbe controproducente – significa fargli vedere il mondo con calma: strade, rumori, persone che passano, altri cani a distanza. L’obiettivo è un cane sicuro, non un cane che ama gli estranei.

La terza è la condotta al guinzaglio, e va costruita quando il cane pesa venti chili, non cinquanta. Un Fila adulto che tira non si gestisce con la forza.

La quarta è l’abitudine alla manipolazione: bocca, orecchie, zampe, unghie, e la gestione delle pieghe della pelle. Un cane da cinquanta chili che non si fa toccare dal veterinario è un problema serio, e lo standard di oggi chiede espressamente che il cane sia suscettibile di manipolazione controllata.

La quinta è la crescita, che in un gigante è una questione sanitaria: niente salti, niente scale a ripetizione, niente corse lunghe nel primo anno, e alimentazione controllata. Le articolazioni di un cane che arriverà a cinquanta chili si costruiscono adesso.

E la sesta è la gestione dello spazio: recinzione seria, cancelli chiusi, cartelli. Non è diffidenza verso il cane: è buon senso verso il mondo.

Gli ospiti, il territorio e le regole di casa

Fila Brasileiro tigrato accucciato in un bosco con la testa alzata

Il punto in cui il Fila si distingue da qualunque altro cane da compagnia è l’ingresso di uno estraneo nel suo territorio. Lo standard lo dice: la diffidenza è particolarmente marcata nel proprio territorio.

La gestione che funziona è una routine, sempre la stessa. Il cane viene messo in una stanza o in un box prima che l’ospite entri; l’ospite entra e si siede; il cane viene portato al guinzaglio, se e quando ha senso, e l’ospite lo ignora.

Quello che non funziona è l’improvvisazione: aprire il cancello con il cane libero, far avvicinare l’ospite al cane per fare amicizia, o pensare che la presenza del padrone basti sempre.

In casa servono regole chiare e stabili: dove si dorme, dove si mangia, cosa si può fare. Un cane di questa taglia con confini incerti prende decisioni da solo, e le sue decisioni pesano cinquanta chili.

Con i bambini di casa lo standard è generoso – estremamente tollerante – e chi ha vissuto con i Fila lo confermerà. Con i bambini degli altri il discorso cambia: è un ospite come tutti gli altri, e va gestito.

Un’ultima cosa che vale in tutta Italia: la legge. Non ci sono più razze vietate, ma il guinzaglio nei luoghi pubblici e la museruola al seguito sono obblighi per tutti i cani, e con un molossoide da cinquanta chili non sono un dettaglio burocratico.

Quanto movimento serve, e di che tipo

Fila Brasileiro fulvo seduto sulla neve visto da dietro

Il Fila non è un cane iperattivo: lo standard lo descrive calmo a riposo, nobile e pieno di sicurezza. Ma è un cane grande, e ha bisogno di muoversi in modo intelligente.

Il fabbisogno da adulto è di circa un’ora e mezza al giorno divisa in due o tre uscite, con passo tranquillo e regolare. Non serve la corsa: serve la costanza.

Le attività che hanno senso sono quelle a basso impatto: passeggiate lunghe su terreno naturale, lavoro olfattivo semplice, esercizi di obbedienza e di autocontrollo. La ricerca olfattiva è perfetta perché stanca la testa senza caricare le articolazioni.

Quello che non ha senso su un cane così è tutto ciò che comporta salti e cambi di direzione bruschi: l’agility su un molossoide da cinquanta chili non è uno sport, è un conto da pagare a sette anni.

Nel primo anno vale la regola dei giganti: passeggiate brevi e frequenti, mai portarlo alla stanchezza, e niente attività ripetitive. La crescita si rispetta.

Sul caldo, attenzione seria: un molossoide scuro da cinquanta chili in luglio esce all’alba e la sera, e in mezzo sta all’ombra con l’acqua. Il colpo di calore in queste razze è una delle prime cause di emergenza estiva.

Gli errori che con questa razza non si possono permettere

Il primo è prenderlo senza esperienza. Non è snobismo: un cane da guardia da cinquanta chili con diffidenza selezionata verso gli estranei richiede competenze che si costruiscono su altri cani.

Il secondo è trattare la ojeriza come un difetto da correggere. Non si corregge, si gestisce. Chi ci prova con la forza ottiene un cane peggiore, chi ci prova con l’ingenuità ottiene un incidente.

Il terzo è la durezza. Un molossoide di questa taglia messo sotto pressione fisica impara che il conflitto si risolve col corpo, e in quel gioco l’umano perde.

Il quarto è la recinzione approssimativa. Un cancello che si apre da fuori, una rete bassa, un varco: in una razza da guardia sono la premessa di una causa legale.

Il quinto è saltare la manipolazione. Un Fila che non si lascia toccare orecchie, bocca e zampe diventa impossibile da curare, e il primo a pagarne il prezzo è lui.

Il sesto è sfruttare la crescita: corse, salti e sport troppo presto su un cucciolo gigante sono danni che si vedono dopo.

E il settimo è ignorare le leggi degli altri paesi. Se pensate di viaggiare, sappiate che nel Regno Unito e in diversi altri stati questo cane è vietato.